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Pier Carlo Lava
«La dimensione nazionale della Lega non si può mettere in discussione». Con queste parole Matteo Salvini ha risposto alle tensioni che da settimane attraversano il partito. Il vicepremier ha ricordato che la Lega esprime quattro presidenti di Regione e partecipa al governo di quattordici amministrazioni regionali, sostenendo che l’Italia possa vincere soltanto restando unita, «da Milano a Ceglie».
Salvini ha riconosciuto di poter commettere errori e di essere disposto a mettere quotidianamente in discussione sé stesso, ma ha escluso cambiamenti immediati al vertice. Ha inoltre ricordato che il congresso della Lega si è svolto nel 2025 e ha indicato come proprio obiettivo la vittoria alle elezioni politiche del 2027.
La precisazione sulla dimensione nazionale non è casuale. Una parte del mondo leghista settentrionale ritiene che l’allargamento del partito a tutto il territorio italiano abbia progressivamente indebolito il rapporto con le tradizionali basi elettorali di Lombardia, Veneto e Friuli-Venezia Giulia. Il problema non riguarda soltanto l’identità politica, ma anche i risultati ottenuti nelle urne e nei sondaggi.
Il presidente della Lombardia Attilio Fontana ha parlato apertamente di un malessere diffuso tra militanti, amministratori e cittadini del Nord. Ricordando il passaggio della Lega dal 34% raggiunto alle elezioni europee del 2019 agli attuali livelli di consenso, Fontana ha dichiarato che nessuna soluzione dovrebbe essere esclusa a priori, neppure un cambiamento nel ruolo di Salvini. Ha inoltre confermato il progetto di un’associazione territoriale “larga e aperta”, destinata a creare uno spazio di confronto interno.
Con Fontana si sono mossi il segretario della Lega Lombarda e capogruppo al Senato Massimiliano Romeo e, con posizioni differenti, alcuni fra i più importanti governatori del partito: Luca Zaia, Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti. La richiesta è quella di una gestione più collegiale, capace di restituire peso ai territori e alle amministrazioni locali.
Romeo e Fontana hanno proposto di affiancare maggiormente a Salvini i presidenti regionali con il seguito elettorale più consistente, indicando nel tradizionale raduno di Pontida del 19 e 20 settembre il momento entro il quale trovare una soluzione. I sostenitori del segretario, invece, respingono ogni ipotesi di ridimensionamento della sua leadership.
Il recente incontro tra Salvini e Fontana al Meeting di Rimini non ha risolto il contrasto. I due si sono salutati e hanno posato per le fotografie, ma il confronto politico è stato rinviato. Salvini ha dichiarato che la cosiddetta rivolta dei governatori non lo preoccupa e ha escluso un proprio “passo di lato”, dicendosi tuttavia disponibile a condividere maggiormente le responsabilità.
Sul confronto interno pesa ora anche la crescita di Roberto Vannacci. L’ex generale, dopo la separazione dalla Lega e la nascita di Futuro Nazionale, sta conquistando consensi soprattutto nell’area della destra, sottraendo spazio potenziale sia al partito di Salvini sia a Fratelli d’Italia.
Secondo la rilevazione nazionale BiDiMedia pubblicata il 26 agosto 2026, Futuro Nazionale raggiungerebbe l’8%, con un aumento di 0,9 punti rispetto al precedente sondaggio del 6 agosto. La Lega scenderebbe invece al 4,8%, perdendo altri 0,4 punti e collocandosi sotto la soglia del 5%. Vannacci supererebbe così anche Forza Italia, indicata al 7,3%, diventando virtualmente il quarto partito italiano dopo Fratelli d’Italia, Partito Democratico e Movimento 5 Stelle.
La stessa rilevazione assegna a Fratelli d’Italia il 25,4%, al Partito Democratico il 21% e al Movimento 5 Stelle il 12,6%. Il centrodestra formato da FdI, Lega, Forza Italia e forze minori, senza Futuro Nazionale, scenderebbe sotto il 40%; allargando invece la coalizione al partito di Vannacci arriverebbe complessivamente al 47,2%.
Si tratta, è bene precisarlo, di un singolo sondaggio sulle intenzioni di voto, non di una previsione certa del risultato elettorale. Il dato assume però un evidente valore politico perché conferma la difficoltà della Lega e mostra quanto Vannacci possa diventare determinante per gli equilibri futuri del centrodestra.
Salvini sostiene che alle prossime politiche la Lega tornerà ampiamente sopra il 10%, ma la distanza tra questa previsione e l’attuale rilevazione BiDiMedia è considerevole. Per recuperare consensi, il segretario punta sulla presenza nazionale, sui temi della sicurezza, sulla contestazione dei vincoli europei, sulla riduzione delle tasse e su una maggiore spesa pubblica per sostenere famiglie e imprese.
La fronda settentrionale chiede invece di recuperare l’identità autonomista, il rapporto con gli imprenditori e l’attenzione alle esigenze concrete dei territori. Non è ancora una scissione e neppure una sfida formale alla segreteria, ma il confronto non può più essere liquidato come una semplice discussione interna.
La crescita di Vannacci rende la situazione ancora più complessa. Salvini deve difendere contemporaneamente la propria leadership, impedire la fuga degli elettori più radicali verso Futuro Nazionale e rispondere ai governatori che chiedono una Lega nuovamente radicata nel Nord. Il passaggio di Pontida potrebbe quindi trasformarsi da tradizionale manifestazione identitaria nel momento decisivo per stabilire quale sarà il futuro del partito.
La crisi interna della Lega, la crescita di Futuro Nazionale e i nuovi equilibri del centrodestra in vista delle elezioni politiche del 2027. Segui gli approfondimenti su Alessandria Post e Italian News Post.
Nota sull’intelligenza artificiale: L’intelligenza artificiale è stata utilizzata come supporto alla ricerca e all’organizzazione delle informazioni. Contenuti, revisione del testo e impostazione editoriale sono stati definiti e verificati dall’autore.
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