“Quel tempo lento” di Rosalba Di Giacomo: quando le ore sembravano non passare

Antico macinacaffè bianco con rose essiccate, pizzo e un vecchio orologio illuminati dalla luce della finestra.

Un antico macinacaffè, le rose essiccate e un orologio fermo evocano la nostalgia e il tempo della giovinezza raccontati da Rosalba Di Giacomo.

Esiste un tempo che durante la giovinezza appare interminabile e che, osservato dalla maturità, sembra invece essere svanito in un istante. Nella poesia Quel tempo lento, Rosalba Di Giacomo torna con la memoria alle estati di quando era ragazza, quando le ore avanzavano pigramente e i pomeriggi parevano non avere mai fine. Una riflessione delicata sul passare degli anni e sul diverso modo in cui percepiamo il tempo nelle varie stagioni della vita.

Pier Carlo Lava

QUEL TEMPO LENTO

di Rosalba Di Giacomo

Quel tempo lento
vorrei recuperare,
di quando, ragazza,
non passavano le ore.

I giorni, pigri ad andare,
sembravano
incartati,
inscatolati nel calore
dell’estate.

Avevano, i minuti,
la caparbietà
dei muli quando
hanno un’impennata.

Quei pomeriggi lunghi
in cui il caldo annullava la noia
vergata, al posto dei santi,
sui foglietti dei datari,
ora si sono eclissati.

Svanito, evaporato
il tempo lento
che ad oggi mi ha portato.

Rosalba Di Giacomo

Copyright – Legge sulla proprietà intellettuale n. 633 del 22.04.1941.

Il desiderio di recuperare il tempo

La poesia si apre con un desiderio immediato: recuperare quel tempo lento. Non si tratta semplicemente di ricordare gli anni trascorsi, ma di ritrovare una particolare percezione della vita, quella di quando il futuro sembrava ancora sconfinato e ogni giornata possedeva una durata quasi infinita.

L’inciso “di quando, ragazza” introduce la dimensione autobiografica con semplicità. La poetessa non descrive episodi precisi, volti o luoghi, ma richiama una sensazione universale: da giovani le ore possono sembrare immobili, mentre con il passare degli anni sono le stagioni intere a scivolare via velocemente.

Le giornate “incartate” nel calore

Particolarmente efficace è l’immagine dei giorni che sembrano “incartati” e “inscatolati” nel caldo dell’estate. Il tempo diventa qualcosa di materiale, imprigionato in una confezione che gli impedisce di avanzare.

Le parole brevi, disposte su versi isolati, rallentano anche il ritmo della lettura. “Sembravano”, “incartati”, “inscatolati”: ogni termine occupa il proprio spazio e costringe il lettore a fermarsi. La forma della poesia riproduce così quella lentezza che il testo desidera raccontare.

L’estate non è presentata soltanto come una stagione, ma come una condizione fisica. Il calore avvolge le giornate, rende pesanti i movimenti e sembra sospendere persino il pensiero. Sono i pomeriggi della giovinezza nei quali apparentemente non accade nulla, ma che, proprio per questo, finiscono per restare impressi nella memoria.

I minuti testardi come muli

La metafora più energica è quella dei minuti che possiedono “la caparbietà dei muli”. Il tempo non procede docilmente: si arresta, si oppone e si impenna. È come se ogni minuto rifiutasse di cedere il posto a quello successivo.

L’immagine del mulo introduce nella poesia una concretezza quasi rurale e quotidiana. Non occorrono orologi o concetti astratti per spiegare l’attesa: il tempo diventa un animale testardo che nessuno riesce a costringere ad avanzare.

La scelta dell’“impennata” aggiunge inoltre un movimento improvviso all’apparente immobilità. I minuti non sono completamente fermi, ma procedono per resistenze e scatti, rendendo ancora più lunga la percezione delle giornate.

La noia scritta sui datari

Molto originale è anche il riferimento ai vecchi datari, sui quali ogni giorno compariva il nome di un santo. Nei ricordi della poetessa, al posto dei santi sembra essere stata scritta la noia dei lunghi pomeriggi estivi.

La noia diventa quasi una ricorrenza quotidiana, registrata sul calendario come parte inevitabile dell’esistenza. Eppure, persino quella noia viene annullata dal caldo: tutto si scioglie in un’immobilità più grande, nella quale le ore perdono contorni e significato.

Oggi quei pomeriggi si sono “eclissati”. Il verbo suggerisce che non siano stati completamente cancellati, ma soltanto nascosti. Continuano a esistere dietro il presente e possono riapparire attraverso la memoria, come una luce temporaneamente coperta.

Il paradosso del tempo evaporato

La conclusione raccoglie il senso più profondo della poesia:

Svanito, evaporato
il tempo lento

che ad oggi mi ha portato.

Il tempo che allora sembrava interminabile è scomparso. Il calore dell’estate, che prima lo teneva “inscatolato”, sembra averlo infine fatto evaporare. Ciò che pareva immobile ha continuato invece a condurre silenziosamente la protagonista verso il presente.

È questo il paradosso intorno al quale si costruisce il componimento: mentre lo viviamo, il tempo della giovinezza sembra non passare mai; quando ci voltiamo indietro, scopriamo che è trascorso con una rapidità sorprendente.

Una nostalgia misurata e condivisibile

Rosalba Di Giacomo racconta la nostalgia senza trasformarla in rimpianto esasperato. La sua scrittura rimane limpida, concreta e vicina all’esperienza quotidiana. Il caldo, i pomeriggi, i muli e i foglietti dei datari sono immagini semplici, ma riescono a rendere visibile qualcosa di impalpabile come la percezione del tempo.

Quel tempo lento parla di una ragazza che attendeva il trascorrere delle ore, ma anche della donna che oggi vorrebbe recuperarle. Tra queste due figure si distende un’intera esistenza.

Forse non desideriamo davvero tornare indietro: vorremmo soltanto ritrovare, almeno per un momento, quella sensazione di avere ancora davanti a noi tutto il tempo del mondo. 

Geolocalizzazione: Italia – poesia italiana contemporanea.

Fonte: Testo della poesia fornito per la pubblicazione e attribuito a Rosalba Di Giacomo.

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Immagine creata con IA – a solo scopo illustrativo.

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