Prima di “Una stanza tutta per sé”: la giovane Virginia Woolf inventò una gigante libera chiamata Violet
Prima di Una stanza tutta per sé, la giovane Virginia Woolf immaginò Violet: una figura femminile gigantesca, indipendente e libera dalle convenzioni.
A venticinque anni, quando i romanzi che l’avrebbero resa una delle maggiori scrittrici del Novecento erano ancora lontani, Virginia Woolf trasformò un’amicizia intensa e anticonvenzionale in tre racconti fantastici. Quelle pagine, riunite nel volume “Vita di Violet. Tre storie giovanili”, ci restituiscono un’autrice sorprendentemente ironica, capace di usare la fiaba per mettere in discussione il destino assegnato alle donne dalla società vittoriana.
Pier Carlo Lava
Un libro piccolo soltanto nel formato
Il volume pubblicato da Feltrinelli, curato e tradotto da Nadia Fusini, raccoglie tre testi scritti nel 1907, quando Virginia portava ancora il cognome Stephen. Il libro è uscito il 16 giugno 2026 nella collana Universale Economica I Classici, conta 112 pagine e comprende il testo inglese in appendice.
Sono racconti brevi e apparentemente leggeri, nati intorno alla figura reale di Mary Violet Dickinson, amica, confidente e presenza fondamentale nella giovinezza della scrittrice. Dietro l’umorismo, i mostri marini, i giardini magici e le proporzioni gigantesche della protagonista si riconoscono già alcuni temi destinati a diventare centrali nell’opera woolfiana: la libertà femminile, il rapporto tra identità e convenzioni sociali, il bisogno di uno spazio indipendente e la difficoltà di raccontare la vita di una donna attraverso forme letterarie costruite dagli uomini.
Chi era Violet Dickinson
Nata nel 1865, Violet Dickinson apparteneva a un ambiente aristocratico, ma conduceva un’esistenza decisamente poco conforme alle aspettative imposte alle donne del suo tempo. Era colta, appassionata di letteratura e di storia, amava viaggiare e non si sposò mai. Alta circa un metro e ottantotto, possedeva una presenza fisica che non passava inosservata e che Virginia trasformò, nei racconti, in una qualità quasi soprannaturale.
Le due donne si conobbero quando Virginia era ancora molto giovane. Violet aveva diciassette anni più di lei e assunse inizialmente un ruolo protettivo, quasi materno. Durante la grave crisi nervosa attraversata da Virginia nel 1904, la accolse e si prese cura di lei. Sostenne inoltre le sue prime ambizioni letterarie, le regalò un grande calamaio e la mise in contatto con uno dei suoi primi direttori di giornale.
La natura esatta del loro legame continua a essere discussa. Virginia definì il rapporto una “amicizia romantica”, mentre il linguaggio affettuoso ed esplicitamente sensuale presente in alcune lettere ha portato diversi studiosi a considerare Violet il suo primo amore. Presentarla con certezza come amante sarebbe però una semplificazione: ciò che emerge con chiarezza è l’intensità emotiva e intellettuale di una relazione decisiva nella formazione della futura scrittrice.
Una donna gigante contro le regole del suo tempo
Nei tre racconti Violet diventa una creatura gigantesca che attraversa situazioni fantastiche e paradossali. La sua altezza, considerata dalla società vittoriana un difetto capace di compromettere le prospettive matrimoniali di una donna, viene trasformata da Virginia in una forza.
La protagonista non è ridotta alle sue caratteristiche fisiche: legge, immagina, viaggia e cerca di costruirsi una vita autonoma. Nel mondo rovesciato delle favole, proprio ciò che dovrebbe renderla inadatta diventa il suo potere.
La comicità permette a Woolf di attaccare le convenzioni senza trasformare le storie in manifesti ideologici. Governanti autoritarie, regole assurde, mostri e personaggi caricaturali rappresentano le pressioni esercitate su chi non vuole conformarsi. Il risultato è una satira delicata, ma già molto consapevole, dell’educazione e del destino riservati alle donne.
Il cottage che anticipa la stanza
Uno degli elementi più affascinanti è il desiderio di Violet di possedere “un cottage tutto per sé”. La somiglianza con il titolo del celebre saggio Una stanza tutta per sé, pubblicato nel 1929, non può essere ignorata.
Più di vent’anni prima di sostenere che una donna avesse bisogno di denaro e di una stanza propria per poter scrivere, Woolf aveva già immaginato una protagonista alla ricerca di una casa indipendente. Il cottage non rappresenta soltanto un edificio: è il luogo nel quale una donna può pensare, scegliere e sottrarsi almeno temporaneamente alle aspettative degli altri.
Non sarebbe corretto considerare questi racconti una prima versione del successivo saggio femminista. Sono opere molto diverse. Tuttavia, il seme della riflessione è già presente: senza autonomia economica, spazio personale e libertà dalle imposizioni familiari, il talento femminile rischia di non trovare la possibilità di esprimersi.
La storia del manoscritto ritrovato
L’esistenza di una versione dei racconti, conosciuta con il titolo Friendships Gallery, non era del tutto ignota. Un manoscritto conservato alla New York Public Library era stato a lungo considerato un divertimento privato, scritto per una ristretta cerchia di amiche e privo di particolare importanza letteraria.
La prospettiva cambiò grazie alla studiosa Urmila Seshagiri, docente all’Università del Tennessee. Nel 2018, mentre lavorava alle prose autobiografiche di Woolf, apprese che a Longleat House, nel Wiltshire, era conservato un altro dattiloscritto.
La pandemia e le questioni legate ai diritti rallentarono l’esame del documento. Quando Seshagiri riuscì finalmente a studiarlo nel 2022, scoprì una versione più elaborata, con numerose revisioni stilistiche e annotazioni autografe. Le correzioni dimostravano che Woolf non aveva trattato quei testi come semplici scherzi occasionali: ne aveva curato ritmo, punteggiatura, struttura e musicalità.
La versione riscoperta è stata pubblicata in inglese nel 2025 dalla Princeton University Press, permettendo una nuova valutazione critica dell’opera. Nel 2026 sono poi apparse anche edizioni italiane, tra cui quella Feltrinelli curata da Nadia Fusini e un’edizione con testo a fronte pubblicata da La Vita Felice nella traduzione di Martina Manzone.
Il laboratorio della futura Virginia Woolf
Questi racconti non possiedono la complessità di Al faro, La signora Dalloway, Le onde o Orlando. Sarebbe ingiusto chiedere a un’esperienza giovanile di competere con i capolavori della maturità. Il loro valore risiede soprattutto nella possibilità di osservare una grande scrittrice mentre cerca la propria voce.
Nelle tre storie convivono il gusto per la biografia immaginaria, la fiaba, la caricatura sociale e l’attenzione alla vita interiore. Il gioco con l’identità e con le proporzioni anticipa alcuni aspetti di Orlando; il cottage indipendente richiama Una stanza tutta per sé; la domanda su come raccontare la vita autentica di una donna attraverserà tutta la produzione successiva di Woolf.
Si scopre inoltre una Virginia diversa dall’immagine esclusivamente tragica con cui viene spesso rappresentata. Accanto alla sofferenza psichica e alla malinconia esistevano una straordinaria capacità comica, il gusto per il paradosso e il piacere dell’invenzione fantastica.
Una riscoperta che restituisce importanza anche a Violet
Vita di Violet non amplia soltanto la conoscenza della giovane Virginia Woolf. Restituisce visibilità a una donna rimasta a lungo ai margini delle biografie ufficiali.
Violet Dickinson non fu una presenza secondaria né una semplice confidente. Aiutò Virginia in un periodo di grande fragilità, ne incoraggiò la vocazione e rappresentò un modello possibile di donna colta, indipendente e libera dal matrimonio. Attraverso la fantasia, Woolf le consegnò una forza gigantesca, quasi volesse proteggerla dalle regole di un mondo troppo stretto per entrambe.
Il libro è dunque una piccola scoperta letteraria e insieme un documento affettivo. Nelle sue pagine possiamo vedere una scrittrice ancora giovane che, raccontando l’amica desiderata “tutta per sé”, comincia a immaginare anche lo spazio necessario alla propria libertà.
Fonti principali: scheda ufficiale Feltrinelli, ricostruzione del manoscritto pubblicata dal Washington Post, articolo di Repubblica.
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