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| Natalia Ginzburg durante il soggiorno a Pizzoli, il luogo abruzzese nel quale maturò la sua voce narrativa e nacque il primo romanzo La strada che va in città. |
Nel libro In Abruzzo con Natalia Ginzburg. Storia di case, strade e desideri, Annalisa De Simone ripercorre gli anni trascorsi dalla scrittrice a Pizzoli durante il confino di Leone Ginzburg. Un periodo doloroso e decisivo, nel quale nacquero il suo primo romanzo e una nuova consapevolezza letteraria.
Ci sono luoghi che entrano nella vita senza essere stati scelti e finiscono per cambiarne il corso. Per Natalia Ginzburg, quel luogo fu Pizzoli, piccolo centro vicino all’Aquila, dove arrivò nell’autunno del 1940 per raggiungere il marito Leone Ginzburg, mandato al confino dal regime fascista. A quella parentesi abruzzese, segnata dalla costrizione, dalla guerra e dalla precarietà, la scrittrice Annalisa De Simone dedica il libro In Abruzzo con Natalia Ginzburg. Storia di case, strade e desideri, pubblicato da Giulio Perrone Editore.
Pier Carlo Lava
Il volume non si limita a ricostruire una pagina biografica. Attraverso case, strade, montagne, ricordi e testimonianze, De Simone prova a comprendere come un luogo inizialmente percepito come estraneo possa diventare parte profonda dell’identità di una scrittrice. L’Abruzzo raccontato nel libro non è uno scenario immobile né una cartolina turistica: è una terra concreta, aspra e accogliente, capace di custodire contemporaneamente il sentimento dell’esilio e quello della casa.
Il confino di Leone Ginzburg
Leone Ginzburg era un intellettuale, traduttore, studioso di letteratura russa e uno degli uomini che contribuirono alla nascita della casa editrice Einaudi. Convinto antifascista, aveva rifiutato di prestare giuramento di fedeltà al regime e aveva partecipato al movimento Giustizia e Libertà. Dopo diversi arresti e le persecuzioni conseguenti alle leggi razziali, nel 1940 fu destinato all’internamento a Pizzoli.
Natalia, ventiquattrenne, lo raggiunse con i figli Carlo e Andrea. La famiglia visse nel paese abruzzese fino al 1943; durante quel periodo nacque anche la terza figlia, Alessandra. L’esperienza di Pizzoli si svolse così in una dimensione apparentemente contraddittoria: da una parte la repressione politica, la lontananza da Torino e l’angoscia della guerra; dall’altra la vita familiare, le passeggiate, le relazioni costruite con gli abitanti e una quotidianità destinata a diventare, nel ricordo, irripetibile.
La storiografia considera ormai gli anni trascorsi dalla coppia a Pizzoli una pagina importante non soltanto della loro biografia, ma anche della storia dell’internamento civile nell’Italia fascista. Nel 2023 l’argomento è stato al centro di un convegno nazionale promosso dall’Istituto abruzzese per la storia della Resistenza e dell’Italia contemporanea e dall’Istituto nazionale Ferruccio Parri. Istituto nazionale Ferruccio Parri
A Pizzoli nasce il primo romanzo
Proprio durante il soggiorno abruzzese Natalia Ginzburg scrisse La strada che va in città, il suo primo romanzo, composto tra settembre e novembre del 1941 e pubblicato da Einaudi l’anno successivo.
A causa delle leggi razziali, che impedivano agli autori ebrei di pubblicare con il proprio nome, il libro uscì con lo pseudonimo di Alessandra Tornimparte. “Alessandra” sarebbe diventato anche il nome della figlia nata nel 1943, mentre Tornimparte è il nome di un territorio non lontano da Pizzoli.
Il romanzo racconta il desiderio di una giovane donna di lasciare il paese e raggiungere la città. La strada evocata dal titolo non rappresenta soltanto un percorso geografico: è la linea che separa la realtà presente da un altrove immaginato, la costrizione dalla possibilità di cambiare vita.
È difficile non riconoscere, dietro questo movimento, qualcosa dell’esperienza vissuta dalla stessa Ginzburg. Natalia si trovava in un paese nel quale non aveva scelto di abitare e guardava verso Torino, gli amici, i libri e il lavoro editoriale. La chiusura imposta dal confino generò però un bisogno di raccontare: proprio mentre le possibilità concrete si restringevano, la scrittura apriva una strada nuova.
La ricostruzione biografica di Treccani conferma il ruolo decisivo del periodo abruzzese nella nascita del romanzo e nella formazione della sua voce narrativa. Dizionario Biografico degli Italiani – Natalia Levi Ginzburg
Un libro fatto di luoghi e memoria
Il merito principale del lavoro di Annalisa De Simone consiste nel non separare la biografia dalla geografia. Le case abitate, le finestre, le strade polverose, la neve, le campane e le montagne non vengono trattate come semplici dettagli ambientali. Diventano strumenti per avvicinarsi alla scrittrice e comprendere il rapporto tra esperienza e letteratura.
Nel libro si incontrano due sguardi. Il primo è quello di Natalia Ginzburg, che dall’Abruzzo pensa alla Torino lontana; il secondo è quello di Annalisa De Simone, nata all’Aquila e trasferitasi a Roma, che attraverso Natalia torna idealmente alla terra della propria infanzia.
Le due nostalgie procedono in direzioni opposte e finiscono per incontrarsi. Natalia desiderava lasciare l’Abruzzo; Annalisa, scrivendone altrove, sente il bisogno di ritornarvi. Il paesaggio diventa così uno spazio interiore, formato tanto dalle cose osservate quanto da quelle perdute.
L’Abruzzo restituito da De Simone è fatto di contrasti: la bellezza delle montagne e la durezza dell’inverno, il silenzio e la solidarietà, la povertà materiale e la ricchezza dei rapporti umani. È anche una terra segnata dalle partenze e dalle donne che restano, tema che dialoga profondamente con l’universo narrativo di Natalia Ginzburg.
Una felicità riconosciuta soltanto dopo
Sarebbe sbagliato trasformare il confino in un’esperienza positiva o romantica. Pizzoli rimase il luogo di una privazione della libertà, decisa da una dittatura contro un oppositore politico ed ebreo. La felicità che Natalia avrebbe in seguito associato a quegli anni non cancella la violenza storica che li aveva determinati.
Quella felicità appartiene soprattutto allo sguardo retrospettivo. Dopo la caduta del fascismo, Leone Ginzburg raggiunse Roma e riprese l’attività politica ed editoriale. Fu arrestato nel novembre 1943 e rinchiuso nel braccio tedesco del carcere di Regina Coeli, dove morì il 5 febbraio 1944 in seguito alle torture e alle violenze subite. Treccani – Leone Ginzburg
Soltanto dopo la sua morte Natalia comprese che gli anni trascorsi in Abruzzo erano stati gli ultimi della loro vita familiare. Nel racconto autobiografico Inverno in Abruzzo, scritto nel 1944, il paese tornò attraverso immagini semplici e potentissime: la stufa, la neve, la grande tavola, i bambini, le passeggiate serali e la presenza di Leone.
Il passato si trasformò allora in qualcosa di diverso. Il luogo dal quale un tempo avrebbe voluto fuggire diventò la dimora di una felicità ormai irraggiungibile. Non perché il confino fosse stato felice, ma perché dentro quella condizione ingiusta era esistita una vita condivisa che la storia avrebbe presto distrutto.
Annalisa De Simone, una scrittrice legata all’Abruzzo
Nata all’Aquila nel 1983 e residente a Roma, Annalisa De Simone è laureata in Scienze umanistiche e in Filosofia. Ha esordito nel 2013 con Solo andata e ha successivamente pubblicato, tra gli altri, Non adesso, per favore, Le mie ragioni te le ho dette, Le amiche di Jane e Sempre soli con qualcuno. Marsilio Editori – Annalisa De Simone
In In Abruzzo con Natalia Ginzburg la sua preparazione letteraria incontra un legame personale con i luoghi. Il risultato è un libro che si colloca tra biografia, saggio narrativo, memoria e viaggio. Non vuole soltanto spiegare Natalia Ginzburg, ma seguirne le tracce e abitare temporaneamente il suo paesaggio.
Pubblicato nella collana Passaggi di dogana, il volume è uscito il 10 luglio 2026, conta 128 pagine e ha un prezzo di copertina di 16 euro. Scheda bibliografica del volume
La letteratura come strada verso ciò che manca
Il libro di Annalisa De Simone suggerisce una riflessione più ampia: spesso la letteratura nasce dalla distanza. Si scrive di ciò che si desidera raggiungere, ma anche di ciò che si è perduto e si vorrebbe trattenere.
A Pizzoli Natalia Ginzburg desiderava la città e scrisse una strada che conduceva verso di essa. Dopo la morte di Leone, ricordò invece il paese abruzzese come il luogo di una vita che non poteva più essere recuperata.
È proprio in questo rovesciamento che il libro trova il suo significato più intenso. Una destinazione imposta dal fascismo si trasformò in una delle geografie fondamentali della letteratura italiana del Novecento. Pizzoli non fu soltanto il paese del confino: fu il luogo nel quale Natalia Ginzburg cominciò a riconoscere la propria voce e dove la memoria, molti anni dopo, avrebbe continuato a cercare casa.
GEO: Pizzoli, provincia dell’Aquila, Abruzzo, Italia.
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