“Pietre” di Rosalba Di Giacomo: la memoria silenziosa delle case e dei passi

Antica casa di pietra illuminata dal sole, con porta socchiusa, vaso di rosmarino e tessuto di lino sulla soglia.

Le pietre assorbono la luce e custodiscono un calore antico, capace di evocare intimità, casa, memoria e appartenenza.

Esistono luoghi che non costituiscono semplicemente lo scenario della nostra vita, ma diventano parte della nostra identità. Nella poesia Pietre, Rosalba Di Giacomo racconta un legame profondo con la terra natale attraverso le pietre che ne custodiscono case, strade, memorie e silenzi. Materia apparentemente inerte, esse respirano, ricordano e riconoscono il passo di chi le ha amate da sempre.

Pier Carlo Lava

PIETRE

di Rosalba Di Giacomo

Solo io, che sono nata qui
fra queste pietre,
posso raccontare
dei loro sospiri nella notte
quando il mondo tace
e loro si vestono di buio
e di preghiera.
È allora che pulsa il loro cuore
e se le tocchi
emanano un rassicurante calore
che odora di intimo, di casa, di sole.
Il tempo ha inferto loro
secoli di ferite
il vento e la pioggia le ha levigate.

Esse tutto rammentano.

Facilmente distinguono
i passi stanchi
dei vecchi viandanti
i passi leggeri della gioventù,
la pesantezza del dolore,
la leggerezza della gioia.
Sicuramente
riconoscono il mio passo
come io conosco i loro spigoli
le loro striature il loro calore
perché da sempre le ho amate
da sempre ne sono stata riamata.

Rosalba Di Giacomo

Copyright – Legge sulla proprietà intellettuale n. 633 del 22.04.1941.

Le pietre come appartenenza

La poesia si apre con un’affermazione netta: “Solo io, che sono nata qui”. Non è una dichiarazione di possesso, ma la consapevolezza di una familiarità costruita attraverso gli anni. Soltanto chi è cresciuto fra quelle pietre può comprenderne la voce, riconoscerne i segni e interpretarne i silenzi.

L’espressione “fra queste pietre” indica una nascita non soltanto geografica, ma interiore. L’autrice non è semplicemente nata in un determinato luogo: è nata dentro la sua materia, la sua storia e la sua memoria. Le pietre diventano così radici visibili, frammenti di un’appartenenza che il tempo non riesce a cancellare.

I sospiri della notte

Quando il mondo tace, le pietre sembrano acquistare una vita segreta. Sospirano, si vestono di buio e di preghiera, rivelando una dimensione spirituale che durante il giorno rimane nascosta. La notte permette di ascoltare ciò che il rumore quotidiano rende impercettibile.

L’immagine delle pietre che si vestono “di buio e di preghiera” conferisce al paesaggio una sacralità intima. Non servono templi o solenni cerimonie: la preghiera è custodita nella materia più semplice e antica, nelle pareti delle case e nelle strade attraversate da generazioni.

In quel momento anche il loro cuore comincia a pulsare. La personificazione non appare artificiosa, perché nasce dalla sensibilità di chi conosce profondamente quei luoghi. Per l’autrice le pietre non sono oggetti immobili, ma presenze silenziose capaci di accompagnare la vita umana.

Un calore che profuma di casa

Le pietre vengono solitamente associate al freddo e alla durezza. Rosalba Di Giacomo rovescia questa percezione: se vengono toccate, emanano un calore rassicurante “che odora di intimo, di casa, di sole”.

È un’immagine sinestetica nella quale il tatto e l’olfatto si incontrano. Il calore possiede un profumo e quel profumo coincide con la dimensione domestica, con la protezione e con la luce. La pietra diventa il luogo nel quale la memoria personale riconosce ancora la propria casa.

Il sole assorbito durante il giorno sembra rimanere custodito nella materia e riemergere durante la notte. Allo stesso modo, le esperienze vissute rimangono conservate nei luoghi anche quando le persone non ci sono più.

Le ferite del tempo

Il tempo ha inferto alle pietre “secoli di ferite”. Vento e pioggia ne hanno modificato forme e superfici, lasciando spigoli, striature e segni. Tuttavia, la loro azione non è stata soltanto distruttiva: le intemperie hanno anche levigato le ferite, trasformandole in testimonianze.

Le pietre portano sul proprio corpo la storia del luogo. Ogni crepa e ogni irregolarità raccontano qualcosa che non può essere affidato ai libri. La loro bellezza non deriva dalla perfezione, ma dalla capacità di resistere conservando le tracce di ciò che è accaduto.

“Esse tutto rammentano” è il verso che divide idealmente il componimento. Breve e solenne, afferma che nulla è davvero perduto finché esiste qualcosa capace di ricordarlo.

I passi delle generazioni

La memoria delle pietre non riguarda soltanto gli avvenimenti eccezionali. Esse distinguono i passi stanchi dei vecchi viandanti da quelli leggeri della gioventù, riconoscendo persino il diverso peso della sofferenza e della felicità.

Ogni sentimento possiede un passo: il dolore grava sulla terra, mentre la gioia sembra sfiorarla. La storia collettiva si compone così di innumerevoli attraversamenti, di persone che hanno percorso le stesse strade portando con sé speranze, fatiche e ricordi.

La contrapposizione fra vecchiaia e gioventù, pesantezza e leggerezza, costruisce il ritmo della poesia e racchiude l’intero ciclo dell’esistenza. Le pietre rimangono mentre le generazioni cambiano, diventando testimoni discreti della continuità della vita.

Un amore ricambiato

Nella conclusione il rapporto fra l’autrice e le pietre raggiunge la sua espressione più intensa. Esse riconoscono il suo passo come lei ne conosce gli spigoli, le striature e il calore. Il riconoscimento è reciproco: la donna appartiene alle pietre e le pietre appartengono alla sua storia.

Gli ultimi due versi trasformano questo legame in una dichiarazione d’amore:

perché da sempre le ho amate
da sempre ne sono stata riamata.

Non è soltanto l’autrice a rivolgere il proprio affetto al luogo natale. Anche la terra sembra restituirle protezione, identità e memoria. La ripetizione di “da sempre” colloca questo rapporto fuori dal tempo, come se fosse iniziato ancora prima della nascita e fosse destinato a continuare oltre la presenza individuale.

Con una scrittura limpida e profondamente sensoriale, Rosalba Di Giacomo ci ricorda che una casa non è fatta soltanto di mura e una terra non è composta soltanto di pietre. Sono i passi, le voci e gli affetti a trasformare la materia in appartenenza.

Pietre è una poesia sulle radici, ma anche sulla necessità umana di essere riconosciuti da un luogo. Perché sentirsi a casa significa forse proprio questo: conoscere ogni spigolo della propria terra e avere la certezza che, al nostro ritorno, essa saprà ancora riconoscere il nostro passo.

Geolocalizzazione: Italia – poesia italiana contemporanea.

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Immagine originale creata con intelligenza artificiale – Alessandria Post - a solo scopo illustrativo.



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