“Noi viviamo d’amore” di Ferzan Özpetek: ciò che resta quando una relazione finisce

Due tazze su un tavolo accanto a una rosa sfiorita, illuminate dal tramonto, evocano l’amore, il ricordo e l’assenza.
Anche quando una persona non è più accanto a noi, l’amore condiviso continua a vivere nella memoria.

 L’amore non coincide soltanto con la presenza della persona amata. Può sopravvivere alla separazione, al tempo e persino alla morte, trasformandosi in memoria e diventando parte di ciò che siamo. È questo il significato profondo delle parole di Ferzan Özpetek, spesso condivise sui social come una poesia autonoma, ma in realtà tratte da un’opera narrativa.

Pier Carlo Lava

La verifica dell’attribuzione

L’attribuzione è corretta, ma occorrono due precisazioni. Il nome dell’autore è Ferzan Özpetek, non “Franz Ozpetek”, e il testo non nasce come poesia: è un brano in prosa tratto dal libro autobiografico Sei la mia vita, pubblicato da Mondadori nel 2015.

La provenienza è confermata dalla scheda editoriale di Mondadori e da recensioni pubblicate in occasione dell’uscita del volume, nelle quali compare il passaggio all’interno di una riflessione più ampia sull’amore e sull’uguaglianza dei sentimenti. Una recensione del libro pubblicata nel 2015 riporta infatti il brano nel suo contesto narrativo.

Quello circolato in rete è dunque un estratto abbreviato e disposto graficamente in versi, trasformazione che gli conferisce l’aspetto di una poesia senza modificarne il nucleo essenziale.

Brano tratto da Sei la mia vita di Ferzan Özpetek

Perché l’amore condiviso
è la forza che ci rende migliori.
Anche quando è sfiorito,
anche quando ci ha lasciato,
anche quando è solo un ricordo
che brucia con la sua assenza.
Noi viviamo d’amore.

Ferzan Özpetek, da Sei la mia vita

Il breve testo può essere pubblicato come citazione, specificando chiaramente che si tratta di un estratto dal libro. Non sarebbe invece corretto presentarlo come una poesia autonoma con un titolo inventato. Non posso riportare integralmente il passaggio più ampio dell’opera perché il volume è ancora protetto dal diritto d’autore.

Recensione: l’amore continua a vivere nell’assenza

In poche righe Özpetek racchiude una concezione dell’amore lontana dall’idea del possesso. Amare non significa soltanto avere accanto qualcuno, condividere il presente o progettare il futuro. Significa anche permettere a quella relazione di cambiarci, lasciando dentro di noi qualcosa che continua a esistere quando la persona amata non è più presente.

La parola decisiva è “condiviso”. Un sentimento tenuto nascosto o vissuto soltanto interiormente può essere intenso, ma l’amore condiviso diventa esperienza concreta: è fatto di gesti, parole, attese, cure e vulnerabilità reciproche. Proprio questa apertura verso l’altro, secondo Özpetek, possiede la forza di renderci migliori.

Il brano non idealizza però l’amore come una felicità destinata a durare per sempre. Ammette che possa “sfiorire”, finire o essere interrotto da una perdita. È una visione adulta, nella quale la conclusione di una storia non cancella ciò che quella storia ha rappresentato. Un amore terminato non diventa necessariamente falso: può essere stato autentico e continuare a esercitare la propria influenza sulla nostra vita.

Particolarmente intensa è l’immagine del ricordo che brucia con la sua assenza. Il ricordo, solitamente considerato un rifugio, assume qui una natura ambivalente: consola perché conserva ciò che abbiamo vissuto, ma nello stesso tempo ferisce perché rende evidente ciò che non possiamo più raggiungere. Memoria e dolore diventano inseparabili.

La conclusione, “Noi viviamo d’amore”, allarga infine il discorso dalla vicenda individuale alla condizione umana. Non viviamo soltanto dell’amore presente e felice, ma anche di quello perduto, rimpianto o trasformato. Ogni relazione significativa contribuisce a costruire la nostra identità e rimane in qualche modo dentro di noi.

Sono parole semplici, prive di ricercatezze formali, ma sostenute da una forte verità emotiva. Anche separate dal loro contesto originario, conservano la capacità di parlare a chiunque abbia amato e abbia scoperto che certe persone possono uscire dalla nostra vita senza scomparire completamente da ciò che siamo.

Ferzan Özpetek, breve biografia

Ferzan Özpetek, nato a Istanbul il 3 febbraio 1959, è un regista, sceneggiatore e scrittore turco naturalizzato italiano. Vive a Roma dal 1976, città nella quale ha studiato cinema e iniziato la propria carriera come assistente alla regia. Ha esordito nel 1997 con Il bagno turco – Hamam, seguito da film di grande successo come Le fate ignoranti, La finestra di fronte, Saturno contro, Mine vaganti, La dea fortuna, Nuovo Olimpo e Diamanti.

Il suo cinema racconta soprattutto l’amore, la memoria, l’identità e le famiglie costruite attraverso l’amicizia e gli affetti. Özpetek è anche autore dei libri Rosso Istanbul, Sei la mia vita, Come un respiro e Cuore nascosto. Proprio da Sei la mia vita, pubblicato da Mondadori nel 2015, è tratto il brano dedicato alla forza dell’amore condiviso. Nel corso della carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti cinematografici, culturali e istituzionali.

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GEO – Riferimento geografico: Italia – Roma. Ferzan Özpetek, regista e scrittore turco naturalizzato italiano, vive e lavora da molti anni in Italia.

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