La demistificazione della risata
Nella saggistica del Novecento, l’indagine sul comico ha spesso oscillato tra la prospettiva fisiologica, quella sociologica e quella psicanalitica. Con il saggio Il riso — nucleo teorico poi integrato nelle sue riflessioni sulla struttura del romanzo —, Milan Kundera compie un salto ontologico. Il riso cessa di essere un mero fenomeno ricreativo o una reazione involontaria per rivelarsi come una categoria esistenziale e un dispositivo epistemologico.
L'obiettivo dell'autore non è catalogare le forme del comico, bensì svelare la profonda ambivalenza di un gesto che può ergersi a difesa della libertà individuale oppure trasformarsi nello strumento supremo del conformismo ideologico.
La scissione originaria: Riso Diabolico vs Riso Angelico
L'impalcatura teorica del saggio si fonda su una dicotomia simbolica che affonda le radici nella dialettica tra ordine e caos:
Il Riso del Diavolo (Dimensione Demistificatrice): Nasce dalla presa di coscienza dell'assurdo. È il riso che svela la mancanza di un senso intrinseco nel mondo, incrinando le strutture dogmatiche e le pretese di gravità dell'essere. Sul piano psicologico, esso libera l'individuo dalla rigidità morale, ma lo espone al vuoto della solitudine esistenziale.
Il Riso dell'Angelo (Dimensione Integrativa): È la manifestazione della gioia dogmatica, l'adesione entusiastica all'armonia prestabilita. Lungi dal mettere in discussione il reale, questo riso celebra la perfezione del creato e la coesione del gruppo. Sul piano sociologico, costituisce la base emotiva dell'ortodossia.
La struttura concettuale del riso in Kundera si sviluppa lungo due direttrici contrapposte:
Riso Diabolico(Verso la Demistificazione):Funzione: Svelamento dell'assurdo e rottura dei dogmi.
Effetto psicologico: Solitudine critica e disillusione liberatoria.
Riso Angelico(Verso l'Integrazione):Funzione: Celebrazione dell'ordine e dell'armonia prestabilita.
Effetto sociologico: Conformismo di massa e annullamento dell'individuo.
La declinazione sociopolitica: Il Girotondo e il Kitsch
Dalla polarità angelica scaturiscono due delle categorie più celebri della fenomenologia kunderiana: il girotondo e il Kitsch.
La dinamica del Girotondo: Il riso angelico trova la sua concretizzazione spaziale nel girotondo, la danza collettiva in cui gli individui si stringono per mano cantando all'unisono. Il girotondo esercita una duplice forza: un'attrazione centripeta che dona un senso di estasi e appartenenza agli affiliati, e una repulsione spietata verso chiunque rimanga all'esterno. L'isolamento dell'emarginato non è tollerato; chi rifiuta la danza viene recepito come una minaccia ontologica all'armonia del cerchio.
L'Estetica del Kitsch: Il Kitsch si configura come «l'accordo assoluto con l'essere». È la risposta socio-psicologica al terrore della contingenza, della decadenza e della morte. Attraverso l'eliminazione di ogni elemento problematico, il Kitsch offre un'immagine edulcorata e rassicurante della realtà, fungendo da collante ideologico sia nei regimi totalitari sia nelle società di massa contemporanee.
Implicazioni Ermeneutiche.
L'analisi di Kundera dimostra che il comico non è mai neutrale. La tragedia della condizione humana contemporanea non risiede nella presenza del male assoluto, bensì nell'incapacità di distinguere tra la risata che libera e la risata che assoggetta.
Il riso si pone dunque come un manifesto d'indipendenza intellettuale: di fronte alla tentazione consolatoria dell'armonia angelica, il romanzo e il pensiero critico devono rivendicare la portata eversiva del riso diabolico. Solo attraverso la lucidità dell'ironia è possibile smontare le narrazioni totalizzanti e preservare la complessità dell'esperienza umana.
A cura di Francesca Giordano
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«Si può ridere per disperazione, ma si può ridere anche per conformismo. È facile ridere insieme a tutti gli altri; è molto più difficile ridere da soli.»
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