“L’impero del caso” di Cinzia Rota: l’imprevisto che sconvolge la vita e ci obbliga a scegliere

Una donna vestita di nero siede su un blocco di pietra circondato dall’acqua, mentre alcune misteriose figure velate emergono sullo sfondo.
Emersione, opera visiva di Cinzia Rota: una rappresentazione simbolica dell’imprevisto, del Fato e della forza interiore necessaria per affrontarli.

Con “L’impero del caso”, Cinzia Rota costruisce una prosa poetica e filosofica dedicata all’imprevisto, a quella forza incontrollabile che può irrompere in un’esistenza ordinaria e modificarne improvvisamente la direzione. Il caso non viene presentato come un destino già scritto, ma come un intreccio di circostanze davanti alle quali ciascuno è chiamato a scegliere: restare immobile oppure agire, arrendersi oppure vivere.

Pier Carlo Lava

L’IMPERO DEL CASO

Basta un unico secondo per esser travolti da un’emozione.

Non la volevi, non l’avevi cercata, nemmeno prevista o prevenuta.

Lei ti trova!

In un momento qualunque, in una giornata di passaggio…

Un attimo di distrazione e sei fottuto.

Schianti nel vortice del vuoto e prosegui in picchiata libera verso l’ignoto.

Lo stomaco è compromesso, il cervello non risponde

e il comando marcia indietro non esiste più.

Puoi solo decidere…

Morire o VIVERE?


L’imprevisto ci pone sempre di fronte alla stessa domanda: agire o fare l’indifferente?

Agire, per quanto complicato, appartiene alla sfera delle azioni e, come tale, ci darà delle risposte, ma nella maggior parte dei casi la gente preferisce attaccarsi all’indifferenza senza pensare che questa si muoverà sotto pelle riempiendo il futuro di dubbi.

Fu probabilmente per questo che un saggio mi disse: «Il decisionismo è positivo e necessario, è la sola via per la presa di coscienza dell’Impero del Caso».

E certamente aveva ragione, anche se poi bisogna essere pronti a interpretarlo, il caso, ma non puoi mai prevenirlo. Secondo la sua teoria fondamentale: «Il destino non esiste!». Affermava, per esempio, che «la cosa più sciocca della gente è dire a un defunto: “Si vede che fosse la sua ora”. Ma quando mai! Non esiste!».

In effetti esistono delle predisposizioni, ma è un discorso completamente diverso; tra l’altro, se non le coltivi e se non studi, non porteranno a nulla nemmeno loro.

Anche con la mitologia si fa una certa confusione considerando sempre i dodici dell’Olimpo: Zeus, re degli dèi; Era, sua moglie; Poseidone, il dio delle acque; Demetra, la dea delle messi; Apollo, dio delle arti; Ares, il dio della guerra; Atena, la dea della saggezza; Artemide, la vergine cacciatrice; Efesto, il dio fabbro; Afrodite, la dea dell’amore; Ermes, il messaggero degli dèi; Ade, dio degli Inferi.

Quasi nessuno ricorda invece che sopra di loro esistono tre dèi supremi: il Tempo, l’Amore e il Fato, che non appartengono all’Olimpo ma sono super partes e i più potenti di tutti.

Mi soffermerei su uno in particolare: il Fato, che molti troppo spesso hanno cercato di interpretare come il “destino”. Non è esattamente così!

Nulla sta scritto, il Fato ingarbuglia gli eventi, li intreccia, e ciò che ne risulta sono solo “circostanze” o “contingenze”, come le chiamerebbe un amico… ed è in base a queste, e solo a queste, che ci si prospettano le rogne, i casini, le gioie, le fortune e anche le mazzate.

Sta poi a noi soltanto trovare il modo giusto per affrontarle al meglio, perché “risolverle” è sempre una parola grossa e azzardata, ma non impossibile, dunque mai disperare!

È proprio qui che entra in scena il potere della forza interiore, la soglia del dolore che siamo in grado di sostenere e la determinazione.

Anche l’ambizione conta, ma è buona regola rivolgerla sempre al positivismo personale…

Meglio un Fato ben predisposto e reso amico, che un antipatico Fato distrattamente subìto.

© Cinzia Rota 2024

Copyright – Legge sulla proprietà intellettuale n. 633 del 22 aprile 1941

Recensione

“L’impero del caso” è un testo di confine, sospeso fra prosa poetica, riflessione filosofica e dichiarazione esistenziale. Cinzia Rota parte da un’esperienza universale: basta un secondo perché un’emozione, un incontro, una perdita o una notizia inattesa spezzino la continuità della vita quotidiana.

L’incipit possiede un andamento rapido e quasi vertiginoso. Le frasi brevi riproducono la sensazione di chi viene investito da qualcosa che non aveva cercato né previsto. Il lessico fisico — il vortice, la picchiata, lo stomaco compromesso e il cervello che non risponde — rende concreta la perdita di controllo. Non siamo davanti a un ragionamento astratto, ma alla rappresentazione di un corpo e di una mente improvvisamente esposti all’ignoto.

Il passaggio decisivo è contenuto nella domanda: «Morire o VIVERE?». La contrapposizione non deve necessariamente essere interpretata in senso letterale. Morire può significare lasciarsi spegnere dall’inerzia, dal timore o dall’indifferenza; vivere significa invece accettare il rischio di prendere una posizione e affrontarne le conseguenze.

Da questo momento il testo cambia ritmo. Alla parte iniziale, più poetica e istintiva, segue una riflessione sul valore dell’azione. L’indifferenza non viene descritta come neutralità, ma come una scelta che continua a lavorare “sotto pelle”, producendo rimpianti e domande senza risposta. Agire non garantisce il successo, ma permette almeno di conoscere la realtà e di assumersi la responsabilità della propria esistenza.

Il “decisionismo” evocato nel testo non corrisponde quindi a una cieca impulsività. È piuttosto la volontà di non rimanere prigionieri dell’esitazione. Ogni decisione comporta un rischio, ma anche il rifiuto di decidere produce effetti e può trasformarsi in una forma meno visibile di resa.

La seconda parte introduce il confronto fra destino e caso. Cinzia Rota rifiuta l’idea di un percorso prestabilito nel quale ogni evento sarebbe già scritto. Il Fato diventa invece un principio che mescola avvenimenti, possibilità e coincidenze. Da questo movimento nascono quelle “circostanze” o “contingenze” che possono offrire felicità, dolore, fortuna oppure difficoltà.

Il richiamo alla mitologia non ha la funzione di proporre una ricostruzione rigorosamente filologica del mondo greco. Tempo, Amore e Fato sono utilizzati soprattutto come grandi forze simboliche, superiori persino alle volontà individuali. Il Fato, in particolare, viene reinterpretato non come una sentenza immutabile, ma come l’energia imprevedibile che intreccia gli eventi e pone l’essere umano davanti alle proprie responsabilità.

Il punto centrale del testo è proprio questo: non possiamo controllare ciò che accade, ma possiamo scegliere come attraversarlo. Cinzia Rota non propone una visione ingenuamente ottimistica. Ammette l’esistenza delle “rogne”, dei “casini” e delle “mazzate”, impiegando espressioni quotidiane che spezzano il tono solenne e riportano il pensiero nella concretezza della vita.

La forza interiore non elimina il dolore e non garantisce una soluzione. Permette però di sostenerne il peso e di cercare una direzione. Anche l’ambizione viene accolta soltanto quando è rivolta a una crescita personale positiva e non alla sopraffazione degli altri.

La conclusione racchiude l’intera riflessione in una formula ironica e memorabile: meglio rendere il Fato un possibile alleato che subirlo distrattamente. Non significa poterlo dominare, ma riconoscerne l’esistenza e affrontarlo con consapevolezza.

Anche l’immagine scelta dall’autrice dialoga efficacemente con il testo. La donna seduta nell’acqua, circondata da figure velate e misteriose, sembra trovarsi sulla soglia fra paura e rinascita. Il fiore che tiene fra le mani introduce una fragile possibilità di vita nel paesaggio dominato dall’incertezza. Le presenze che emergono dall’acqua possono essere lette come personificazioni del Fato, del tempo, dei ricordi o delle circostanze che accompagnano silenziosamente ogni scelta.

“L’impero del caso” ci ricorda infine che vivere non significa evitare l’imprevisto, ma imparare a rispondergli. Non tutto può essere risolto e nulla può essere previsto completamente; eppure, finché rimane la possibilità di scegliere, esiste ancora uno spazio per la libertà, la determinazione e la speranza.

Il testo è collegato al volume “Emersione” di Cinzia Rota, disponibile su Amazon.

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GEO: Italia – Letteratura contemporanea, prosa poetica e riflessione filosofica sul caso, sul Fato e sulla libertà di scegliere.

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Crediti immagine: Opera di Cinzia Rota – “Emersione”, CR©2024. Immagine pubblicata a corredo del testo per concessione dell’autrice.

Cinzia Rota - Milano

Descrizione: Composizione artistica dai toni surreali e malinconici. Al centro, una donna seduta sopra una struttura di pietra tiene delicatamente un fiore davanti al viso. Intorno a lei emergono dall’acqua alcune grandi figure coperte da lunghi veli, simili a presenze silenziose e indecifrabili. L’opera evoca il confronto fra fragilità, paura, destino e possibilità di rinascita.

Autrice: Cinzia Rota

Titolo dell’opera: Emersione

Anno: 2024

Crediti: Immagine CR©2024 – Cinzia Rota. Tutti i diritti riservati.

Anche quando il Fato avvolge ogni cosa nell’incertezza, può bastare un fragile segno di vita per scegliere di riemergere.



 

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