“L’asse del lupo” di Sylvain Tesson: dalla Siberia all’India, camminando verso la libertà

Copertina del libro “L’asse del lupo” di Sylvain Tesson, pubblicato in Italia da Piano B Edizioni.
La copertina dell’edizione italiana di L’asse del lupo. Dalla Siberia all’India, sui passi degli evasi dal gulag, pubblicata da Piano B Edizioni.

Ci sono libri di viaggio che descrivono luoghi lontani e altri che trasformano il movimento in una riflessione sull’esistenza. “L’asse del lupo. Dalla Siberia all’India, sui passi degli evasi dal gulag” appartiene alla seconda categoria: Sylvain Tesson attraversa una parte immensa dell’Asia seguendo un itinerario legato alla memoria dei prigionieri sovietici, ma soprattutto interrogandosi sul valore della libertà e sulla capacità dell’uomo di resistere.

Pier Carlo Lava

Tra il 2003 e il 2004 lo scrittore e viaggiatore francese percorse circa seimila chilometri, dalla Jacuzia fino all’India, passando attraverso la Siberia, la Mongolia, il deserto del Gobi, il Tibet e l’Himalaya. Un viaggio durato nove mesi, affrontato a piedi, a cavallo e in bicicletta, dal quale nacque l’opera pubblicata originariamente in Francia nel 2004. L’edizione italiana di Piano B, uscita nel 2025, conta 280 pagine ed è tradotta da Giampiero Di Barbaro. IBS – scheda del libro

Sulle tracce di un’evasione diventata leggenda

L’impresa trae ispirazione da Sławomir Rawicz, ufficiale polacco che nel libro The Long Walk raccontò di essere fuggito nel 1941 da un campo di prigionia sovietico insieme ad alcuni compagni. Secondo quella testimonianza, il gruppo avrebbe attraversato a piedi migliaia di chilometri, superando il Gobi e l’Himalaya prima di raggiungere l’India.

L’attendibilità della vicenda è stata però seriamente contestata. Documenti emersi successivamente indicherebbero che Rawicz fu liberato nel 1942 in seguito all’amnistia concessa ai cittadini polacchi e raggiunse l’Iran, senza compiere la fuga narrata. Rimane aperta l’ipotesi che un viaggio simile sia stato realmente affrontato da altri prigionieri e che Rawicz si sia appropriato, almeno in parte, della loro storia.

Questa incertezza non diminuisce il valore del libro di Tesson, perché “L’asse del lupo” non costituisce una prova storica dell’evasione. È il racconto di un viaggio realmente compiuto dallo scrittore per verificare se un itinerario così estremo fosse almeno geograficamente e fisicamente possibile. Tesson riconosce che alcuni episodi attribuiti a Rawicz, come una permanenza di molti giorni nel deserto senza acqua, risultano difficilmente credibili.

La controversia diventa così una delle forze del libro. L’autore non percorre soltanto una strada: cammina sul confine incerto tra verità, memoria e leggenda.

La natura come ostacolo e maestra

Il paesaggio è il vero grande protagonista. La Siberia appare come una prigione senza mura, tanto vasta e ostile da rendere quasi superflui i reticolati. Seguono le steppe, il Gobi, gli altopiani tibetani e infine le montagne himalayane. Ogni ambiente impone regole differenti e obbliga il viaggiatore ad adattarsi.

Tesson racconta la fatica senza trasformare continuamente sé stesso in un eroe. Il freddo, la fame, la sete e la solitudine sono presenze concrete, ma non costituiscono il solo centro della narrazione. Più dell’impresa sportiva interessa il significato del cammino: avanzare diventa una forma di disciplina e, nello stesso tempo, una dichiarazione d’indipendenza.

L’“asse del lupo” suggerisce proprio una traiettoria naturale, estranea alle frontiere stabilite dagli uomini. Il lupo attraversa territori, non Stati; segue il proprio istinto e cerca un passaggio dove le carte politiche vedono soltanto confini. Allo stesso modo, gli evasi immaginati da Tesson guardavano verso sud non perché conoscessero perfettamente la strada, ma perché ogni passo li allontanava dalla prigionia.

Una scrittura colta, rapida e riflessiva

Lo stile di Sylvain Tesson unisce osservazione geografica, racconto d’avventura e meditazione filosofica. Le descrizioni non sono fini a sé stesse: ogni paesaggio diventa il punto di partenza per riflettere sulla storia, sulla civiltà contemporanea e sul rapporto tra l’uomo e lo spazio.

La prosa è intensa e spesso aforistica. Tesson possiede il talento di racchiudere un pensiero complesso in poche righe, alternando ironia, malinconia e slanci lirici. Questa caratteristica rende il libro coinvolgente anche per chi non è un appassionato di esplorazioni.

Talvolta, però, la volontà di trasformare ogni esperienza in una considerazione filosofica può apparire compiaciuta. Alcuni incontri e territori vengono osservati attraverso lo sguardo personale del viaggiatore occidentale e avrebbero meritato un approfondimento umano o storico maggiore. È uno dei limiti della scrittura di Tesson: affascinante e brillante, ma fortemente concentrata sulla propria visione del mondo.

Il libro non deve quindi essere letto come un’indagine definitiva sui gulag né come una ricostruzione scientifica delle fughe dall’Unione Sovietica. È soprattutto letteratura di viaggio, costruita attorno a un’esperienza autentica e alimentata da una vicenda storica ancora discussa.

Un omaggio a chi scelse di tentare

La parte più profonda dell’opera riguarda la libertà. Tesson cammina volontariamente lungo una strada che altri potrebbero avere affrontato per salvarsi la vita. Questa differenza non viene cancellata: lo scrittore dispone della possibilità di interrompere il viaggio, ricevere aiuto e tornare a casa, mentre i prigionieri in fuga non avevano alcuna alternativa.

Il suo percorso assume perciò il valore di un omaggio, non di un’identificazione. Ricorda tutti coloro che, di fronte a una prigionia disumana, preferirono affidarsi alla foresta, al deserto e alle montagne. Anche quando i loro nomi e le loro storie sono andati perduti, il desiderio che li muoveva rimane comprensibile: scegliere il rischio della fuga invece della certezza della schiavitù.

“L’asse del lupo” è un libro consigliato a chi ama i grandi racconti di viaggio, la storia del Novecento e la riflessione sul rapporto tra individuo e natura. Non offre una verità definitiva sull’impresa narrata da Rawicz, ma pone una domanda ancora più importante: quanto lontano può spingersi un essere umano quando, davanti a sé, intravede la possibilità della libertà?

Sylvain Tesson, nato a Parigi nel 1972, è scrittore, giornalista, geografo e viaggiatore. Ha compiuto il giro del mondo in bicicletta, attraversato l’Himalaya e percorso a cavallo l’Asia centrale. Tra le sue opere più conosciute in Italia figurano Nelle foreste siberiane, Sentieri neri e La pantera delle nevi. Piano B Edizioni – profilo dell’autore

GEO: Francia, Siberia, Mongolia, deserto del Gobi, Tibet, Himalaya e India

Frase social: Dalla Siberia all’India sulle tracce degli evasi dai gulag: L’asse del lupo di Sylvain Tesson è un grande racconto di viaggio, una riflessione sulla resistenza umana e un intenso omaggio alla libertà.

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