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| Una giovane donna addormentata in un interno seicentesco: la porta aperta e la sedia vuota custodiscono il mistero di un incontro appena terminato. |
Nel suo articolo dedicato a “La donna assopita” di Johannes Vermeer, Tony Kospan accompagna il lettore dentro un’opera meno celebre rispetto alla Ragazza con l’orecchino di perla o alla Lattaia, ma particolarmente importante per comprendere la formazione dell’artista. La sua è una lettura dichiaratamente personale, costruita attraverso l’osservazione dei particolari e capace di trasformare un interno domestico del Seicento nella scena sospesa di una vicenda sentimentale.
Pier Carlo Lava
Il dipinto, conosciuto anche con il titolo internazionale A Maid Asleep, fu realizzato intorno al 1656-1657 ed è conservato al Metropolitan Museum of Art di New York. Si tratta di un olio su tela di circa 87,6 per 76,5 centimetri, probabilmente una delle prime scene di vita quotidiana dipinte da Vermeer.
Kospan parte da una considerazione fondamentale: di Vermeer conosciamo pochissimo. Non possediamo lettere, diari o dichiarazioni teoriche che permettano di ricostruirne compiutamente il pensiero. È quindi soprattutto attraverso i suoi dipinti, i ripensamenti scoperti sotto la superficie pittorica e la disposizione degli oggetti che possiamo tentare di avvicinarci alla sua personalità artistica.
Una scena apparentemente semplice
Al centro dell’opera vediamo una giovane domestica assopita accanto a una tavola. Il volto è appoggiato alla mano, le guance sono accese, gli occhi chiusi. Davanti a lei si trovano un bicchiere, una brocca, della frutta e un prezioso tappeto usato come tovaglia. Alle sue spalle, una porta socchiusa conduce verso una stanza più luminosa.
L’articolo osserva attentamente questi particolari e li mette in relazione: la sedia spostata, il tappeto scomposto, il bicchiere e la porta aperta suggeriscono che qualcosa sia appena accaduto. Forse qualcuno è entrato nella stanza, si è seduto davanti alla giovane e poi se n’è andato.
È proprio qui che l’analisi di Tony Kospan diventa narrativa. Il dipinto non viene trattato come una scena immobile, ma come il fotogramma successivo a un incontro del quale ignoriamo le parole, le promesse e la conclusione.
Questa interpretazione trova un interessante sostegno nelle indagini radiografiche compiute sul quadro: Vermeer aveva inizialmente dipinto una figura maschile nel vano della porta, ma successivamente decise di eliminarla. La cancellazione dell’uomo rende la composizione più enigmatica, perché ne lascia percepire la possibile presenza senza mostrarla direttamente.
Cupido, la maschera e l’amore non dichiarato
Un altro elemento importante è il dipinto parzialmente visibile sulla parete, nel quale compaiono Cupido e una maschera. Secondo la lettura storico-artistica proposta dal Metropolitan Museum, si tratta del tema dell’“Amore smascherato”, collegato ai pensieri sentimentali della giovane. Anche il bicchiere, la frutta, la sedia spostata e la porta aperta possono alludere alla recente presenza di un visitatore.
Kospan compie però un passo ulteriore e interpreta la maschera come possibile simbolo di una menzogna. Immagina così un incontro amoroso terminato diversamente da come la donna sperava: lei si sarebbe preparata, indossando persino degli eleganti orecchini, ma l’uomo, dopo poche parole, sarebbe andato via. Rimasta sola, la giovane avrebbe cercato consolazione nel vino fino ad addormentarsi.
Naturalmente non possiamo sapere se questa storia corrisponda all’intenzione di Vermeer. Le guance arrossate non dimostrano necessariamente l’ubriachezza, così come gli orecchini non provano che la donna aspettasse un corteggiatore. Ma il valore della riflessione di Kospan risiede proprio nel suo carattere apertamente personale: non pretende di chiudere il significato dell’opera, ma propone una possibile chiave e invita il lettore a formularne altre.
Gli oggetti raccontano il mondo olandese
L’articolo richiama opportunamente l’attenzione anche sul tappeto orientale e sul piatto cinese. Non sono semplici decorazioni: testimoniano la ricchezza commerciale dei Paesi Bassi del Seicento e la circolazione di oggetti provenienti da territori lontani.
Vermeer inserisce questi elementi esotici nell’intimità di una casa, mostrando come il grande mondo dei commerci internazionali fosse già entrato nelle stanze della borghesia olandese. Quella che Kospan definisce efficacemente una forma di “globalizzazione ante litteram” diventa così parte integrante della scena domestica.
Il fascino dell’assenza
Uno degli aspetti più interessanti del dipinto è la decisione di Vermeer di cancellare il personaggio maschile. Eliminandolo, l’artista non ha cancellato la storia: l’ha resa più intensa. La presenza concreta dell’uomo avrebbe probabilmente spiegato troppo, trasformando il quadro in una comune scena di corteggiamento. La sua assenza, invece, costringe chi guarda a interrogarsi.
Il bicchiere, la porta, la sedia e il tappeto diventano indizi. La donna dorme, ma intorno a lei gli oggetti continuano a parlare. Vermeer porta così lo spettatore davanti alla soglia di una vicenda della quale non conoscerà mai con certezza né l’inizio né la fine.
La recensione di Tony Kospan ha il merito di cogliere questa qualità profondamente moderna dell’opera. Il suo riferimento a un’atmosfera “pirandellianamente sospesa” è suggestivo: la verità non è una sola, ma cambia a seconda dello sguardo di chi osserva.
La donna assopita non è soltanto il ritratto di una domestica vinta dal sonno. È un quadro sull’attesa, sul desiderio, sulla delusione possibile e soprattutto su ciò che resta quando qualcuno se ne è andato. Tony Kospan lo racconta con sensibilità e curiosità, lasciando al lettore la libertà più importante: quella di immaginare la propria storia dietro quella porta rimasta aperta.
Articolo recensito: “La donna assopita – Enigmatica e poco nota opera di Vermeer” di Tony Kospan
Immagine originale ispirata alle atmosfere della pittura olandese del Seicento e al dipinto La donna assopita di Johannes Vermeer. La scena rappresenta una giovane donna addormentata accanto a una tavola, mentre alcuni particolari – il bicchiere, il tappeto orientale, la sedia spostata e la porta socchiusa – suggeriscono la recente presenza di un visitatore.
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