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| L’Italia celebra il primo posto nel medagliere degli Europei di atletica di Birmingham 2026 con 22 medaglie: 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi. |
L’Italia dell’atletica leggera è ancora sul tetto d’Europa. Dopo lo straordinario successo ottenuto a Roma nel 2024, la Nazionale azzurra si è confermata al primo posto anche ai Campionati Europei di Birmingham 2026, chiudendo la manifestazione con 22 medaglie: 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi. Un risultato storico, conquistato al termine di sette giornate emozionanti e deciso soltanto nell’ultima gara, con la spettacolare vittoria della staffetta maschile 4×400 metri.
Pier Carlo Lava
Non è più possibile parlare di un exploit isolato o del semplice vantaggio di gareggiare in casa, come qualcuno aveva sostenuto dopo il trionfo di Roma. A Birmingham, davanti al pubblico britannico e contro alcune delle più forti scuole atletiche del continente, l’Italia ha dimostrato di essere diventata una potenza europea completa, capace di vincere nelle corse, nei salti, nei lanci, nella marcia e nelle staffette.
Gli azzurri hanno preceduto la Gran Bretagna, seconda con 19 medaglie — 9 ori, 8 argenti e 2 bronzi — e la Germania, terza nel medagliere nonostante un totale di 21 podi, suddivisi in 6 ori, 10 argenti e 5 bronzi.
Un finale da leggenda all’Alexander Stadium
La vittoria italiana è maturata attraverso un’ultima serata quasi cinematografica. Prima è arrivato il titolo di Larissa Iapichino nel salto in lungo, poi il bronzo della staffetta femminile 4×400 e infine l’oro della formazione maschile nella stessa specialità.
Iapichino ha costruito il proprio successo già al primo tentativo, atterrando a 7 metri esatti, con un vento appena superiore al limite consentito per l’omologazione dei primati. È stata una finale di altissimo livello e di straordinario equilibrio: la britannica Jazmin Sawyers si è fermata a 6,99 metri e la francese Hilary Kpatcha a 6,98.
Un solo centimetro ha separato l’oro dall’argento e appena due centimetri i primi tre posti. Per la ventiquattrenne azzurra si tratta del primo titolo europeo all’aperto e di un risultato senza precedenti: nessuna italiana aveva mai vinto il salto in lungo femminile ai Campionati Europei outdoor. Dopo l’argento di Roma 2024, Larissa ha completato la propria maturazione imponendosi in una delle gare tecnicamente più combattute dell’intera manifestazione.
Poco dopo, Alessandra Bonora, Anna Polinari, Alice Mangione ed Eloisa Coiro hanno conquistato il bronzo nella 4×400 femminile con il tempo di 3:23.57, alle spalle dei Paesi Bassi e della Gran Bretagna. Le azzurre hanno riportato l’Italia sul podio europeo della specialità a dieci anni dall’ultima volta.
La 4×400 maschile decide anche il medagliere
Tutto si è risolto nell’ultima prova del programma. Italia e Gran Bretagna si sono presentate alla finale della 4×400 maschile divise da un equilibrio sottilissimo: il risultato della staffetta avrebbe deciso anche quale Paese avrebbe chiuso al comando del medagliere.
Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati hanno disputato una gara praticamente perfetta. Gli azzurri hanno contenuto il ritorno dei padroni di casa e tagliato il traguardo in 2:59.16, precedendo la Gran Bretagna, seconda in 2:59.19, di appena tre centesimi.
Tre centesimi per conquistare il primo titolo europeo italiano nella storia della 4×400 maschile e per consegnare all’Italia il decimo oro della manifestazione. La formazione azzurra aveva già stabilito in batteria il nuovo record italiano con 2:58.10, cancellando un primato che resisteva da 36 anni e realizzando la quinta prestazione europea di sempre.
L’immagine di Benati che resiste fino all’ultimo metro alla rimonta britannica rappresenta probabilmente il simbolo più potente di questi Europei: una squadra capace di non arrendersi, di reggere la pressione e di trovare il meglio proprio nel momento decisivo.
Nadia Battocletti ancora protagonista assoluta
Tra le grandi figure della spedizione italiana spicca ancora una volta Nadia Battocletti, capace di conquistare due medaglie d’oro nei 5.000 e nei 10.000 metri. L’azzurra ha confermato la doppietta realizzata a Roma nel 2024, dimostrando continuità, intelligenza tattica e una straordinaria capacità di gestire gare molto differenti.
Nei 5.000 metri l’Italia ha festeggiato anche il bronzo di Micol Majori, protagonista di una delle sorprese più belle della manifestazione. Il mezzofondo azzurro, per molti anni considerato il settore più distante dal vertice internazionale, è diventato uno dei punti di forza della Nazionale.
Tamberi, Fabbri e il valore delle conferme
Nel salto in alto Gianmarco Tamberi ha conquistato un nuovo titolo continentale, confermandosi ancora una volta uomo da grandi appuntamenti. Nella stessa gara è arrivato anche il bronzo del giovane Matteo Sioli, risultato che fotografa perfettamente la capacità dell’atletica italiana di unire campioni affermati e nuove generazioni.
Nel getto del peso Leonardo Fabbri si è laureato campione europeo, mentre Zane Weir ha completato la doppietta azzurra conquistando l’argento. Due italiani sui primi due gradini del podio rappresentano la conferma della qualità raggiunta dalla scuola nazionale dei lanci.
Nel martello femminile Sara Fantini ha ottenuto una preziosa medaglia d’argento, restando ai vertici europei di una specialità estremamente competitiva.
L’Italia vola nei salti: Derkach e Diaz d’oro
Il salto triplo ha regalato altre due vittorie. Dariya Derkach ha conquistato il titolo nella competizione femminile, coronando una carriera segnata dalla costanza e dalla capacità di superare momenti difficili.
Tra gli uomini si è imposto Andy Diaz, mentre Andrea Dallavalle ha conquistato il bronzo. Anche in questo caso due italiani sono saliti sullo stesso podio, confermando la forza del settore dei salti azzurri.
A completare le medaglie nelle gare veloci è stato Fausto Desalu, bronzo nei 200 metri. Un risultato importante per il campione olimpico della 4×100 di Tokyo, tornato protagonista individualmente a livello continentale.
La marcia resta una miniera di medaglie
La tradizione italiana della marcia ha trovato a Birmingham nuove e autorevoli conferme. Nella mezza maratona di marcia maschile Francesco Fortunato ha conquistato l’argento e Andrea Cosi il bronzo. Nella competizione femminile è arrivato l’argento di Alexandrina Mihai.
Nella maratona di marcia l’Italia ha poi ottenuto una straordinaria doppietta: Massimo Stano si è imposto nella gara maschile e Sofia Fiorini in quella femminile. Le loro prestazioni sono state considerate tra le migliori dell’intera rassegna continentale.
Dalla pista alla strada, dalle distanze più brevi alle prove di resistenza, l’Italia ha mostrato una profondità tecnica difficilmente riscontrabile nel passato.
Tutte le 22 medaglie conquistate dall’Italia
Ori – 10
- Leonardo Fabbri, getto del peso
- Nadia Battocletti, 5.000 metri
- Nadia Battocletti, 10.000 metri
- Dariya Derkach, salto triplo
- Gianmarco Tamberi, salto in alto
- Massimo Stano, maratona di marcia
- Sofia Fiorini, maratona di marcia
- Andy Diaz, salto triplo
- Larissa Iapichino, salto in lungo
- Edoardo Scotti, Luca Sito, Mohamed Soudassi e Lorenzo Benati, staffetta 4×400
Argenti – 6
- Zane Weir, getto del peso
- Sara Fantini, lancio del martello
- Francesco Fortunato, mezza maratona di marcia
- Alexandrina Mihai, mezza maratona di marcia
- Italia, maratona femminile a squadre
- Pietro Riva, maratona
Bronzi – 6
- Micol Majori, 5.000 metri
- Matteo Sioli, salto in alto
- Fausto Desalu, 200 metri
- Andrea Cosi, mezza maratona di marcia
- Andrea Dallavalle, salto triplo
- Alessandra Bonora, Anna Polinari, Alice Mangione ed Eloisa Coiro, staffetta 4×400
Una vittoria che vale più del numero delle medaglie
Il risultato di Birmingham assume un valore ancora maggiore se confrontato con Roma 2024. Due anni fa l’Italia aveva stabilito il proprio primato storico con 24 medaglie, di cui 11 d’oro, ma gareggiava davanti al pubblico di casa. In Gran Bretagna gli azzurri hanno conquistato soltanto due podi e un titolo in meno, confermandosi comunque primi sia nel medagliere sia nella classifica a punti.
L’Italia ha ottenuto 226 punti complessivi, precedendo Gran Bretagna e Germania, e ha portato 45 atleti o staffette nelle prime otto posizioni, eguagliando il proprio record. È forse questo il dato che meglio racconta la reale dimensione del movimento: non soltanto alcuni fuoriclasse, ma una squadra ampia e competitiva in quasi ogni settore.
Dietro questi risultati ci sono il lavoro degli atleti e degli allenatori, la crescita delle società sportive, l’attività dei gruppi militari e civili, la programmazione federale e una generazione che ha imparato a presentarsi ai grandi appuntamenti senza complessi di inferiorità.
Birmingham non rappresenta soltanto una splendida settimana di sport. È la conferma che il trionfo di Roma non era un’eccezione. L’atletica italiana ha cambiato dimensione e, per la seconda volta consecutiva, guarda tutta l’Europa dall’alto.
Fonti consultate: Federazione Italiana di Atletica Leggera, CONI e European Athletics.
GEO: Birmingham, Regno Unito – Alessandria, Piemonte, Italia
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