Il sollievo di un custode, di Michael Lee Johnson. A cura di Irma Kurti





(La confessione di un custode)

Quando te ne sarai andato.

Quando finalmente ti lascerò andare, Jabez,

un sollievo mi pervaderà le ossa,

una strana leggerezza sboccerà nel mio petto.

Non dovrò più curare i tuoi dolori,

le tue urla notturne, il rumore incessante.

Non dovrò più inseguire pillole perse nel buio.

Ora ricordo come prendermi cura di me stesso.

Ora le mie parole si attorcigliano come la lingua di un serpente a sonagli morto,

affilata dal dolore, velenosa, persistente.

Posso viaggiare di nuovo, mettermi in viaggio.

Progetti da elaborare, luoghi da abitare.

Una VERA carta d'identità nel portafoglio, un biglietto per qualsiasi luogo.

Jabez, proprio come hai vissuto, senza necrologio,

nessun tributo sul giornale.

Le tue poesie — mai desiderate — raccoglieranno polvere,

in scatole, in stanze ingombre.

Nessun visitatore. Nessun lettore.

Il rimorso aleggia, indesiderato.

Solo un sollievo da custode.

 

*Il nome di Jabez significa "dolore" o "fonte di dolore". Divenne un uomo onorevole,  chiedendo a Dio benedizione, protezione e guida

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