Il calamo e l’algoritmo: la perenne illusione della novità da amanuensi a blogger.

 

Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo.

I linguaggi cambiano, le protesi tecnologiche si evolvono con ritmi vertiginosi, eppure l’architettura profonda delle intenzioni umane sembra rimanere ostinatamente immobile. 

Oggi assistiamo al trionfo del content creator, del blogger, del narratore digitale che rivendica il ruolo di pioniere di un’era inedita della trasmissione della conoscenza. Ma è davvero così, o stiamo semplicemente assistendo al ciclico riproporsi del medesimo impulso antropologico?

La tesi che io, Francesca Giordano, pongo qui come punto critico e provocatorio è spiazzante nella sua semplicità: l’Homo sapiens non sta facendo nulla di nuovo.

Sotto la patina brillante dei pixel e dei codici marcatori, il blogger contemporaneo non è che l’erede diretto dell’amanuense medievale. Entrambi rispondono alla stessa ancestrale urgenza: selezionare la realtà, codificarla, salvarla dall’oblio dell’entropia e diffonderla all’interno di una comunità di riferimento. 

Cambiano i supporti — dalla pergamena trattata al server distribuito, dal calamo alla tastiera — ma non cambia la funzione mediatrice. Se l'amanuense nello scriptorium monastico ricopiava e glosava il testo sacro o classico per sottrarlo al naufragio della storia, il blogger moderno cura, filtra ed esegue una chiosa costante sul magma disordinato della rete.

Riconoscere questa continuità non significa sminuire la modernità, bensì spogliarla del suo narcisismo tecnologico: l’atto di tramandare cultura non è un’invenzione dell’era digitale, ma la costante biologica ed esistenziale con cui la nostra specie tenta, da millenni, di trascendere il tempo.


A cura di Francesca Giordano


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Commenti

  1. «Dall'inchiostro al pixel: il tempo cambia il supporto, non l'illusione del nuovo.»

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