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| Gillo Pontecorvo, maestro del cinema d’impegno civile, sarà celebrato dal Museo Nazionale del Cinema di Torino con la mostra “Una battaglia dopo l’altra”. |
Pier Carlo Lava
Il titolo scelto per la mostra racchiude già il senso di un’intera esistenza: “Gillo Pontecorvo. Una battaglia dopo l’altra”. L’esposizione sarà visitabile al Museo Nazionale del Cinema, negli spazi del piano di accoglienza della Mole Antonelliana, dal 16 settembre 2026 al 5 aprile 2027.
Curata da Mauro Genovese con Caterina Massignani, la rassegna nasce dall’Archivio Gillo Pontecorvo, donato dalla famiglia al Museo e oggi considerato uno dei fondi documentari più importanti dedicati a un regista italiano. Non sarà soltanto una successione di immagini e ricordi, ma un viaggio nel laboratorio creativo, politico e intellettuale di un autore per il quale raccontare la realtà significava assumersi una responsabilità.
Un archivio per entrare nel lavoro del regista
Il percorso espositivo consentirà di osservare da vicino il metodo con cui Pontecorvo preparava i suoi film. Sceneggiature annotate, corrispondenza, fotografie, documenti di lavorazione, materiali preparatori e filmati permetteranno di ricostruire la nascita delle opere, le ricerche compiute prima delle riprese e il lungo processo attraverso il quale un fatto storico diventava racconto cinematografico.
L’archivio documenta le diverse fasi della sua attività: dagli anni della Resistenza all’esperienza giornalistica, dalla realizzazione dei suoi film più conosciuti ai progetti culturali sviluppati nell’ultima parte della vita.
La mostra promette quindi di restituire non soltanto il Pontecorvo regista, ma anche il partigiano, il giornalista, l’intellettuale e l’organizzatore culturale. Dimensioni differenti, unite da una medesima convinzione: il cinema non deve distogliere lo sguardo davanti alle ingiustizie.
Dalla Resistenza al cinema
Gilberto “Gillo” Pontecorvo nacque a Pisa il 19 novembre 1919 in una famiglia ebraica, laica e antifascista. Alla fine degli anni Trenta si trasferì a Parigi, dove lavorò nel giornalismo e si avvicinò al Partito comunista clandestino.
Durante la Seconda guerra mondiale partecipò alla Resistenza in Piemonte con il nome di battaglia Barnaba. Quell’esperienza non rimase confinata alla biografia personale, ma contribuì a formare la sua visione della storia: una realtà attraversata da conflitti, disuguaglianze e rapporti di potere, nella quale le decisioni individuali acquistano senso soltanto all’interno di vicende collettive.
Dopo la guerra lavorò come corrispondente e si avvicinò progressivamente al cinema. Cominciò con alcuni documentari legati al mondo del lavoro e alle condizioni delle fasce più fragili della popolazione, maturando uno stile debitore del Neorealismo ma già caratterizzato da un ritmo personale, dall’attenzione per i volti e da una forte sensibilità musicale.
Le battaglie raccontate sullo schermo
Le sezioni della mostra torinese seguiranno le principali “battaglie” che hanno segnato la vita e l’opera di Pontecorvo: la lotta partigiana, la memoria della Shoah, il colonialismo, il diritto dei popoli all’autodeterminazione e le aspirazioni di emancipazione delle donne e dei giovani.
Uno dei momenti fondamentali della sua carriera fu Kapò, uscito nel 1960 e ambientato in un campo di concentramento nazista. Il film affrontò il tema della deportazione quando il cinema europeo stava ancora cercando forme e linguaggi adeguati per rappresentare l’orrore della Shoah.
Nel 1966 arrivò il suo capolavoro, La battaglia di Algeri, dedicato alla guerra d’indipendenza algerina e premiato con il Leone d’oro alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.
Girato con uno stile asciutto, quasi documentaristico, il film ricostruisce la contrapposizione tra il movimento indipendentista algerino e le forze coloniali francesi. Pontecorvo non si limita a illustrare gli avvenimenti: mostra le strategie, le paure, la violenza e le conseguenze delle scelte compiute da entrambe le parti.
La fotografia in bianco e nero, gli interpreti in gran parte non professionisti e il montaggio serrato conferirono all’opera una forza realistica tale da farla sembrare, in alcuni passaggi, una cronaca girata durante gli avvenimenti. Eppure ogni sequenza era il risultato di una costruzione cinematografica attentamente studiata.
“La battaglia di Algeri”, un’opera ancora attuale
A sessant’anni dal Leone d’oro, La battaglia di Algeri continua a essere analizzata nelle scuole di cinema e nei corsi di storia contemporanea. La sua influenza supera i confini italiani e raggiunge registi, studiosi e spettatori di generazioni differenti.
Il film conserva la propria attualità perché non offre soluzioni semplici e non trasforma la storia in una rassicurante contrapposizione tra buoni e cattivi. Pontecorvo invita lo spettatore a confrontarsi con i meccanismi della repressione, del terrorismo, della rivolta e della guerra urbana.
La dimensione politica non cancella mai quella umana. Nei suoi film la Storia non è un fondale, ma una forza che entra nelle strade, nelle case e nelle coscienze, obbligando le persone a scegliere.
Da “Queimada” a “Ogro”
La riflessione sul colonialismo proseguì con Queimada, realizzato nel 1969 e interpretato da Marlon Brando. Attraverso la vicenda immaginaria di un’isola dei Caraibi, Pontecorvo mostrò come la fine formale della dominazione coloniale potesse lasciare spazio a nuove dipendenze economiche e politiche.
Nel 1979 diresse Ogro, dedicato all’attentato nel quale nel 1973 perse la vita Luis Carrero Blanco, presidente del governo spagnolo e figura centrale del regime franchista.
Pontecorvo realizzò pochi lungometraggi, spesso dopo lunghe ricerche e ripensamenti. Questa limitata produzione non diminuì la sua influenza. Al contrario, ogni opera apparve come il risultato di una scelta meditata e della necessità di affrontare un tema ritenuto davvero essenziale.
Un regista che cercava la verità
Il cinema di Pontecorvo non può essere ridotto a una semplice illustrazione di idee politiche. La sua forza nasce dall’incontro tra rigore documentario, tensione narrativa, montaggio, musica e capacità di dirigere grandi scene corali.
Il regista cercava una verità cinematografica capace di coinvolgere lo spettatore anche emotivamente. Per questo nei suoi lavori la ricostruzione storica non assume mai il tono distante di una lezione accademica: diventa esperienza, movimento, rumore, paura, attesa e conflitto.
Pontecorvo sapeva che una macchina da presa non è mai completamente neutrale. Scegliere dove collocarla, quali volti mostrare e quale avvenimento lasciare fuori dall’inquadratura significa già assumere una posizione. La sua risposta fu quella di rendere evidente la responsabilità dello sguardo, senza rinunciare alla complessità.
L’impegno per la cultura cinematografica
Nell’ultima parte della sua vita Pontecorvo svolse anche un ruolo importante come organizzatore culturale. Dal 1992 al 1996 guidò la Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, lavorando per rendere il festival più aperto alle nuove generazioni e ai linguaggi emergenti.
Morì a Roma il 12 ottobre 2006. Vent’anni dopo, la mostra torinese rappresenta l’occasione per riscoprire non soltanto i film più celebri, ma anche i progetti incompiuti, le riflessioni, le lettere e il lungo lavoro preparatorio che precedeva ogni realizzazione.
Alla Mole, il cinema torna a interrogare il presente
La scelta della Mole Antonelliana appare particolarmente significativa. In uno dei luoghi simbolo della cultura cinematografica italiana, il pubblico potrà incontrare un autore che considerava il cinema un’arte popolare, capace di raggiungere molte persone e di renderle partecipi dei grandi conflitti del proprio tempo.
“Una battaglia dopo l’altra” non sarà dunque soltanto una celebrazione anniversaria. Sarà soprattutto un invito a chiedersi quale funzione possa avere oggi il cinema di impegno civile, in un’epoca dominata dalla velocità delle immagini, dalla comunicazione frammentata e dalla continua sovrapposizione tra realtà e rappresentazione.
Tornare a Pontecorvo significa riscoprire un cinema che non cercava di tranquillizzare lo spettatore, ma di coinvolgerlo e metterlo di fronte alle proprie responsabilità. Un cinema nel quale la memoria non è semplice commemorazione, ma uno strumento per comprendere il presente.
Informazioni essenziali
- Mostra: Gillo Pontecorvo. Una battaglia dopo l’altra
- Sede: Museo Nazionale del Cinema, Mole Antonelliana, Torino
- Periodo: dal 16 settembre 2026 al 5 aprile 2027
- Curatela: Mauro Genovese con Caterina Massignani
- Spazio espositivo: piano di accoglienza della Mole Antonelliana
Le informazioni aggiornate su orari, ingressi e modalità di visita saranno disponibili sul sito del Museo Nazionale del Cinema di Torino. I riferimenti biografici e cinematografici sono consultabili anche nell’approfondimento dell’Enciclopedia Treccani dedicato a Gillo Pontecorvo.
GEO: Torino, Piemonte, Italia – Mole Antonelliana, Museo Nazionale del Cinema.
Per approfondire altre notizie, eventi e appuntamenti culturali visita Alessandria Post e ItalianNewsPost.com.,
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