Ferie, di Rita Stanzione

 


Pensavo il gran fuoco d’estate

fachiro mangiare le paure l’amaro nelle ossa

la sabbia molle estirpare dai passi

il tempo il vuoto l’inutilità degli echi

e la brezza credevo riparatrice di mancanze

quelle ferite di meduse troppo addosso.

Troppo addosso ogni cosa che vorrei lontana

troppo lontana l’aurora bella

ora che solo sento strascicar le onde

battere buio nel respiro,

così lontana quell’aurora

senza misura senza senso

tutta spalancata –

– una fuga infinita

con la sua gemma.



foto dell'autrice


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