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| Quattro sedie vuote ricordano le donne uccise in pochi giorni: un’immagine simbolica contro la violenza di genere. |
Quattro donne uccise nell’arco di pochissimi giorni, quasi sempre all’interno di relazioni familiari o affettive. Una sequenza impressionante che ha riportato la violenza contro le donne al centro della cronaca nazionale e che impedisce di considerare i singoli delitti come episodi isolati. Dietro ciascun caso vi sono una persona, una famiglia distrutta e, molto spesso, figli costretti ad assistere o a convivere per sempre con le conseguenze della violenza.
Pier Carlo Lava
Il 15 agosto, a Sant’Angelo a Cupolo, in provincia di Benevento, Maria D’Alessandro, 75 anni, è stata uccisa a coltellate dal marito, che ha confessato il delitto. Il procedimento, inizialmente aperto per femminicidio, è stato successivamente ricondotto dal giudice all’ipotesi di omicidio volontario: una distinzione giuridica necessaria, che tuttavia non modifica la gravità di una donna uccisa dal coniuge nella propria abitazione.
Poche ore dopo, in Calabria, Ornella Forastefano, 46 anni, è stata trovata agonizzante davanti all’ospedale di Trebisacce, con lesioni compatibili, secondo le prime ricostruzioni, con un violentissimo pestaggio. È morta poco dopo. Il compagno è stato rintracciato al porto di Bari mentre si accingeva, secondo gli investigatori, a partire per l’Albania ed è stato sottoposto a fermo.
A Camponogara, nel Veneziano, Tania Terrin, 39 anni, sarebbe stata soffocata dall’ex compagno, successivamente trovato senza vita. È probabilmente il caso che solleva gli interrogativi più dolorosi sull’efficacia della prevenzione: la donna aveva denunciato precedenti aggressioni e nei confronti dell’uomo era stato emesso un ammonimento del questore. Secondo quanto riferito dalla famiglia, le violenze e le minacce erano conosciute da tempo. Tania aveva chiesto aiuto, ma la rete di protezione non è riuscita a salvarla.
Il 18 agosto, infine, a Colleferro, Joanna Rouissi, 50 anni, è stata uccisa a coltellate nella propria casa. Il marito è stato fermato e la Procura di Velletri procede per femminicidio. L’aggressione sarebbe avvenuta davanti a uno dei cinque figli. Nella stessa giornata, a Corigliano-Rossano, è stato inoltre trovato il corpo della settantaduenne Carmela Bifano: il marito è indagato, ma saranno l’autopsia e gli accertamenti giudiziari a stabilire le circostanze della morte.
Una concentrazione terribile, ma i dati vanno letti correttamente
Parlare di un “aumento impressionante” è comprensibile di fronte a una simile successione, ma non sarebbe statisticamente corretto estendere automaticamente questi ultimi giorni all’intero 2026. Secondo il dossier del Viminale, nel primo semestre dell’anno sono state uccise 34 donne, contro le 54 dello stesso periodo del 2025: una diminuzione del 37%. Otto casi sono stati qualificati attraverso il nuovo articolo 577-bis del Codice penale, che dal dicembre 2025 ha introdotto il reato autonomo di femminicidio. Dati del Ministero dell’Interno
La diminuzione numerica, tuttavia, non autorizza alcun sollievo né cancella la natura strutturale del problema. L’Osservatorio nazionale di Non Una di Meno, utilizzando una definizione sociale più ampia rispetto a quella strettamente giudiziaria, aveva censito al precedente aggiornamento dell’8 agosto 40 femminicidi e almeno 79 tentati femminicidi nel 2026. Sono rilevazioni costruite con criteri differenti e quindi non direttamente sovrapponibili a quelle del Viminale, ma descrivono entrambe una violenza che continua a svilupparsi soprattutto nella sfera delle relazioni e della famiglia. Osservatorio nazionale di Non Una di Meno
Il femminicidio non è semplicemente l’omicidio di una persona di sesso femminile. È l’esito estremo di dinamiche di possesso, controllo, dominio, persecuzione o punizione della libertà di una donna. Per questo nel racconto giornalistico occorre abbandonare parole come “raptus”, “gelosia” o “delitto passionale”, che rischiano di attenuare le responsabilità e di trasformare la violenza in una fatalità improvvisa.
La legge da sola non basta
L’introduzione del reato autonomo di femminicidio, punito con l’ergastolo, rappresenta un riconoscimento giuridico importante. Ma una pena interviene quando una donna è già stata uccisa. La vera sfida riguarda ciò che deve accadere prima: valutazione tempestiva del rischio, protezione immediata dopo le denunce, applicazione efficace delle misure cautelari, controlli sui soggetti violenti, rafforzamento dei centri antiviolenza, disponibilità di alloggi protetti e sostegno economico alle donne che vogliono allontanarsi.
Il caso di Tania Terrin mostra quanto sia pericoloso lasciare sulle spalle della vittima l’intero compito di difendersi. Denunciare deve aprire un percorso concreto di protezione, non trasformarsi in un’attesa carica di paura. Occorre inoltre intervenire culturalmente fin dalla scuola, educando al rispetto, al consenso e all’accettazione della fine di una relazione.
Le quattro morti avvenute in pochi giorni non dimostrano, da sole, un aumento statistico nazionale. Dimostrano però qualcosa di altrettanto grave: la violenza maschile contro le donne continua a manifestarsi con una frequenza intollerabile e, in alcuni casi, dopo segnali che erano già emersi. Il vero allarme non è soltanto nei numeri, ma nelle occasioni di protezione che talvolta non diventano interventi sufficientemente rapidi ed efficaci.
Chi subisce violenza o stalking, oppure teme per una persona vicina, può contattare il 1522, servizio pubblico gratuito attivo 24 ore su 24, anche attraverso la chat ufficiale. In presenza di un pericolo immediato occorre chiamare il 112.
GEO: Italia – Sant’Angelo a Cupolo (Benevento), Trebisacce e Amendolara (Cosenza), Camponogara (Venezia), Colleferro (Roma), Corigliano-Rossano (Cosenza)..
Approfondimenti: Leggi altre notizie e analisi su Alessandria Post e ItalianNewsPost.com.
Nota sull’intelligenza artificiale: L’intelligenza artificiale è stata utilizzata come supporto alla ricerca e all’organizzazione delle informazioni. Contenuti, revisione del testo e impostazione editoriale sono stati definiti e verificati dall’autore.
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