Elsa Morante, la scrittrice che trasformò la Storia nel destino degli ultimi

La scrittrice Elsa Morante tiene in braccio due gatti siamesi nella sua abitazione romana.
Elsa Morante, autrice di L’isola di Arturo e La Storia, in una ricostruzione fotografica ambientata nella Roma del Novecento.

Nel panorama letterario attraversato da Carlo Emilio Gadda e Alberto Moravia, una voce femminile si impose con una forza difficilmente riconducibile a scuole o correnti: quella di Elsa Morante. Nata a Roma il 18 agosto 1912, la scrittrice seppe raccontare l’infanzia, l’amore, la solitudine e la violenza della Storia attraverso personaggi fragili, spesso esclusi, ma dotati di una straordinaria capacità di resistenza.

Pier Carlo Lava

A 114 anni dalla nascita, Elsa Morante continua a essere una delle figure più originali del Novecento italiano. Non fu soltanto la moglie di Alberto Moravia, definizione riduttiva che per molto tempo ne ha accompagnato il nome, ma un’autrice autonoma, riconoscibile e profondamente innovativa, capace di costruire mondi narrativi nei quali realtà e immaginazione si confondono continuamente.

Un’infanzia romana tra realtà e mistero

Elsa Morante nacque nel quartiere romano di Testaccio e crebbe nel vicino quartiere di Monteverde. Sua madre, Irma Poggibonsi, era una maestra elementare di origine ebraica; il padre biologico era Francesco Lo Monaco, mentre Augusto Morante, marito della madre, la riconobbe legalmente e le diede il cognome.

Questa situazione familiare complessa contribuì probabilmente a formare nella futura scrittrice un sentimento inquieto dell’identità e dell’appartenenza. Nei suoi romanzi ritorneranno frequentemente famiglie imperfette, legami tormentati, bambini alla ricerca di protezione e personaggi che costruiscono intorno alla propria esistenza favole necessarie per sopravvivere.

Cominciò a scrivere molto presto. Da ragazza compose filastrocche, racconti e favole illustrate, pubblicando successivamente su giornali e riviste. Dopo il liceo si iscrisse alla facoltà di Lettere, ma le difficoltà economiche la costrinsero ad abbandonare gli studi. Per mantenersi impartì lezioni private e collaborò con diverse pubblicazioni. La sua formazione fu dunque in larga parte personale: Elsa Morante fu una lettrice instancabile e una scrittrice cresciuta soprattutto attraverso i libri. Rai Cultura ne ricostruisce la biografia e il percorso letterario.

L’incontro e il matrimonio con Alberto Moravia

Nel 1936 conobbe Alberto Moravia, già affermato dopo il successo de Gli indifferenti. I due si sposarono nel 1941, formando una delle coppie più conosciute e discusse della cultura italiana del Novecento.

Il loro rapporto fu intenso, intellettualmente fertile, ma anche tormentato. Morante e Moravia erano profondamente diversi nella scrittura e nel temperamento. Moravia osservava la società con uno stile lucido, controllato e razionale; Morante cercava invece una dimensione epica e favolosa, dove la realtà potesse trasformarsi in mito, incubo o poesia.

Durante l’occupazione tedesca di Roma, anche a causa delle loro origini ebraiche, furono costretti ad allontanarsi dalla capitale. Trovarono rifugio nel Lazio meridionale, nella zona di Fondi. Quell’esperienza lasciò un segno profondo in entrambi: avrebbe contribuito alla nascita de La ciociara di Moravia e, molti anni più tardi, de La Storia di Elsa Morante.

Il matrimonio si concluse con la separazione nel 1961, anche se i due non divorziarono mai. Morante non rimase però artisticamente nell’ombra del marito: costruì un’opera personale, potente e spesso più visionaria di quella dei suoi contemporanei.

“Menzogna e sortilegio”, l’esordio di una grande narratrice

Il primo grande romanzo, Menzogna e sortilegio, uscì nel 1948 e vinse il Premio Viareggio. È un’opera vasta e complessa, nella quale le vicende di una famiglia vengono ricostruite attraverso ricordi, passioni, segreti e deformazioni della memoria.

Fin dal titolo emerge uno dei temi centrali della sua narrativa: gli esseri umani non vivono soltanto nella realtà, ma nelle storie che inventano per poterla sopportare. La menzogna non è semplicemente un inganno morale; può diventare un rifugio, un incantesimo, una forma disperata di difesa contro il dolore.

Morante dimostrò immediatamente di possedere una lingua ricca, musicale e immaginifica. Il suo realismo non si limitava alla descrizione della società: accoglieva il sogno, la superstizione, l’eccesso emotivo e il mistero.

“L’isola di Arturo” e il Premio Strega

Nel 1957 pubblicò L’isola di Arturo, il romanzo che le valse il Premio Strega. Elsa Morante fu la prima donna a ottenere il riconoscimento, come ricorda anche Treccani nel profilo dedicato alla scrittrice.

Il protagonista è Arturo Gerace, un ragazzo che vive sull’isola di Procida e guarda il padre come una figura eroica e quasi leggendaria. La sua esistenza è immersa in una dimensione apparentemente incantata, ma l’ingresso nell’età adulta comporterà la caduta delle illusioni.

L’isola diventa il simbolo dell’infanzia, territorio assoluto nel quale ogni emozione appare smisurata. Crescere significa scoprire che gli adulti non sono gli eroi immaginati e che l’amore può essere accompagnato dalla delusione, dalla gelosia e dall’abbandono.

“La Storia”, il romanzo degli innocenti travolti dalla guerra

Nel 1974 uscì il libro probabilmente più famoso e discusso di Elsa Morante: La Storia. Ambientato principalmente nella Roma della Seconda guerra mondiale e dell’immediato dopoguerra, il romanzo racconta le vicende di Ida Ramundo, maestra elementare vedova, e dei suoi figli Nino e Useppe.

La grande Storia – quella degli eserciti, delle dittature e delle ideologie – viene osservata dalla parte di chi non può controllarla. I veri protagonisti sono le vittime anonime, le donne impaurite, i bambini, gli ebrei perseguitati, i poveri, gli animali e quanti vengono schiacciati da decisioni prese altrove.

Morante volle che il libro fosse pubblicato direttamente in un’edizione economica, affinché potesse raggiungere il maggior numero possibile di lettori. Il romanzo ottenne un enorme successo popolare, ma provocò anche aspre discussioni tra critici e intellettuali.

Alcuni le rimproverarono una rappresentazione troppo emotiva e pessimistica della Storia. Eppure proprio quella scelta costituisce ancora oggi la sua forza: Morante restituisce un nome, un volto e una voce alle persone che normalmente restano fuori dai manuali.

La fiducia nei bambini e la sfiducia nel potere

Nell’universo di Elsa Morante, i bambini non rappresentano soltanto l’innocenza. Sono creature capaci di vedere ciò che gli adulti, imprigionati nell’interesse e nelle convenzioni, non riescono più a riconoscere.

Questa convinzione emerge anche ne Il mondo salvato dai ragazzini, pubblicato nel 1968: un’opera difficilmente classificabile, composta da poesie, canzoni, testi teatrali e riflessioni. I “ragazzini” morantiani sono gli irregolari, i visionari e coloro che rifiutano le regole disumane del potere.

La scrittrice guardava con sospetto le ideologie quando pretendevano di sacrificare gli individui in nome di un principio astratto. Al centro della sua opera rimane sempre la creatura vivente, con la sua fame d’amore e la sua vulnerabilità.

Gli ultimi anni e “Aracoeli”

Nel 1982 pubblicò Aracoeli, il suo ultimo romanzo. Il protagonista, Manuele, ripercorre il rapporto con la madre e cerca di ritrovare, attraverso la memoria e il viaggio, un’infanzia ormai perduta.

È un libro cupo, doloroso, attraversato dal senso della decadenza fisica e dell’impossibilità di tornare indietro. La memoria non guarisce necessariamente le ferite, ma permette di interrogarle e di comprenderne l’origine.

Negli ultimi anni Elsa Morante affrontò gravi problemi di salute e una crescente sofferenza personale. Morì a Roma il 25 novembre 1985, lasciando quattro grandi romanzi e un insieme di racconti, poesie e saggi che continuano a essere letti e studiati.

Una scrittrice impossibile da rinchiudere in una definizione

Elsa Morante attraversò il neorealismo senza identificarsi completamente con esso. Conobbe e frequentò alcuni dei maggiori protagonisti della cultura italiana, da Moravia a Pier Paolo Pasolini, ma rimase sempre una figura indipendente e difficilmente classificabile.

La sua letteratura unisce il romanzo ottocentesco, la fiaba, il mito, la psicologia e la testimonianza storica. I suoi personaggi cercano l’amore come una salvezza assoluta e, proprio per questo, sono spesso destinati alla delusione. Tuttavia non cessano mai completamente di sperare.

È questa, forse, la ragione per cui i suoi libri restano vivi: Elsa Morante non raccontò la Storia dalla parte dei vincitori, ma dalla parte di chi continua a cercare un frammento di felicità mentre il mondo sembra volerlo negare.

GEO: Roma, Lazio, Italia

Fonti di approfondimento: Treccani – Elsa MoranteRai Cultura – Elsa Morante

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Crediti immagine: Elsa Morante con due gatti siamesi nella sua abitazione romana – fotografo sconosciuto – fonte: Wikimedia Commons – immagine di pubblico dominio in Italia e negli Stati Uniti.

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