«Dal Monferrato alle Langhe di Pavese: nel ricordo di Umberto Eco, discepolo di questa terra»



Immagine realizzata con l’ausilio dell’intelligenza artificiale a esclusivo scopo illustrativo.

 Un’evocazione stupenda e densa di atmosfera. Le colline del Piemonte sud-orientale — tra il Monferrato e le Langhe — non sono semplici paesaggi geografici, ma veri e propri territori dell'anima, resi immortali dalle parole dei maestri che li hanno vissuti e raccontati.

Le Langhe di Cesare Pavese: La Terra e il Sangue

Per Cesare Pavese, originario di Santo Stefano Belbo, la Langa è un mito arcaico, un luogo carnale e doloroso. Nelle sue pagine (La luna e i falò, Paesi tuoi), le colline sono fatte di boschi, sudore, tradizioni antiche e un legame viscerale con la terra.

«Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.»

Cesare Pavese, La luna e i falò

Per Pavese, tornare alle colline è un tentativo ineludibile di ritrovare le proprie radici, ma anche la scoperta che il tempo ha trasformato ogni cosa in memoria e solitudine.

Umberto Eco: Figlio dell'Alessandrino e del Monferrato

Spostandoci verso Alessandria e le colline del Monferrato, incontriamo lo sguardo di Umberto Eco. Sebbene la sua fama mondiale sia legata alla semiotica e ai grandi romanzi storici come Il nome della rosa, il suo legame con questa terra era profondo e parte fondamentale della sua identità.

Eco non ha mai nascosto il suo affetto per il paesaggio piemontese, intriso di quella nebbia sottile che stimola l'immaginazione e di un'ironia sobria, quasi scettica, tipica della gente di qui. Nel suo romanzo Il pendolo di Foucault, le colline tra Monferrato e Langhe diventano lo sfondo della memoria d'infanzia del protagonista Belbo (nome che non a caso richiama il fiume di Pavese), tra la Resistenza e i ricordi della giovinezza.

Eco guardava a Pavese con il rispetto e la reverenza che si devono a un grande maestro stilistico e spirituale, raccogliendone in un certo senso l'eredità narrativa e lo spirito piemontese, pur rielaborandolo con la sua straordinaria erudizione e acume intellettuale.

Due Sguardi sulla Stessa Terra

Iuxta le medesime colline piemontesi si levano due sguardi differenti eppur congiunti dal medesimo spirito del luogo.

Cesare Pavese movea dai poggii di Santo Stefano Belbo per scorgere nelle Langhe un mito arcaico, orfano e dolente; la sua era una terra di carne, di sangue e di fatica antica, ove la solitudine e la nostalgia s’ergevano a destino ineluttabile dell’uomo.

Umberto Eco, nativo delle piane alessandrine e volgo del Monferrato, guardava a quei medesimi orizzonti attraverso il velo della nebbia e della memoria. Per lui il paesaggio s'ergeva a labirinto narrativo, radice culturale e sotterraneo intelletto, illuminato da un’ironia sobria e da una colta quanto acuta fabulazione.

Unire in un solo pensiero il Monferrato, le Langhe, il mito di Pavese e il ricordo di Eco significa percorrere una delle mappe letterarie più affascinanti d'Italia: un itinerario fatto di filari di vite, nebbia autunnale, memoria storica e una passione inconfondibile per la parola scritta.


A cura di Francesca Giordano


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