Dacia Maraini verso i 90 anni: una vita di letteratura, libertà e impegno civile

Ritratto illustrativo realistico della scrittrice Dacia Maraini in una biblioteca, con capelli corti mèchati e occhi verdi.
Dacia Maraini, una delle voci più autorevoli della letteratura italiana contemporanea, compirà novant’anni il 13 novembre 2026.

Il prossimo 13 novembre Dacia Maraini compirà novant’anni. Un traguardo importante per una delle maggiori protagoniste della cultura italiana contemporanea: scrittrice, poetessa, drammaturga, saggista e intellettuale capace di trasformare la propria esperienza personale in una riflessione universale sulla libertà, sulla memoria e sulla condizione femminile.

Pier Carlo Lava

Nata a Fiesole il 13 novembre 1936, Dacia Maraini ha attraversato quasi un secolo di storia senza mai rinunciare alla curiosità e alla necessità di interrogare il presente. La sua produzione comprende romanzi, racconti, poesie, testi teatrali, saggi e sceneggiature, tradotti in numerosi Paesi. La sua opera è entrata stabilmente nel patrimonio letterario italiano, come testimonia anche il volume che la prestigiosa collana dei Meridiani Mondadori le ha dedicato nel 2021. Mondadori

L’infanzia in Giappone e il trauma della prigionia

Figlia dell’etnologo e orientalista Fosco Maraini e della pittrice e scrittrice siciliana Topazia Alliata, trascorse parte dell’infanzia in Giappone, dove la famiglia si era trasferita nel 1938. Quella che avrebbe potuto essere soltanto un’esperienza affascinante di scoperta divenne invece una durissima prova.

Nel 1943 i genitori rifiutarono di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e la famiglia venne rinchiusa in un campo di concentramento giapponese. Dacia aveva appena sette anni e conobbe la fame, la paura e la privazione della libertà. Quell’esperienza avrebbe lasciato un segno profondo nella sua sensibilità e sarebbe tornata, molti decenni dopo, nel libro autobiografico Vita mia. Premio StregaRizzoli

Dopo la guerra la famiglia rientrò in Italia e si stabilì per un periodo in Sicilia, nella tenuta dei nonni materni. Bagheria, con le sue ville, le contraddizioni sociali, la bellezza e le ferite della memoria familiare, divenne uno dei luoghi centrali della sua formazione. A quella terra Maraini avrebbe dedicato nel 1993 il libro autobiografico Bagheria.

La letteratura come scoperta della libertà

Trasferitasi successivamente a Roma, Dacia Maraini entrò in contatto con alcuni dei maggiori protagonisti della cultura italiana del Novecento. Esordì nella narrativa nel 1962 con La vacanza, seguito da L’età del malessere. Da quel momento la scrittura divenne per lei uno strumento di conoscenza, ribellione e liberazione personale.

La lunga relazione con Alberto Moravia, iniziata nei primi anni Sessanta e durata fino al 1983, la portò a condividere viaggi, incontri e discussioni con figure come Pier Paolo Pasolini e Maria Callas. Sarebbe tuttavia riduttivo raccontarla soltanto attraverso gli uomini celebri che frequentò: Maraini costruì molto presto una voce autonoma, riconoscibile e spesso controcorrente.

Nel 1966 fondò insieme a Moravia ed Enzo Siciliano la compagnia teatrale del Porcospino, impegnata nella rappresentazione di testi italiani contemporanei. In seguito partecipò alla nascita di esperienze teatrali legate al movimento femminista, portando sulla scena la parola delle donne, i loro corpi, i desideri e le oppressioni che la società preferiva nascondere.

Le donne, il silenzio e il potere

Nei suoi libri le protagoniste non sono quasi mai figure passive. Sono donne ferite, giudicate, isolate o costrette al silenzio, ma capaci di cercare uno spazio di autodeterminazione. Maraini ha raccontato la violenza, l’abuso del potere, la maternità, la sessualità e la discriminazione senza trasformare i personaggi in semplici simboli ideologici.

In Memorie di una ladra diede voce a una donna ai margini della società; in Donna in guerra raccontò il difficile risveglio di una coscienza femminile; in Isolina ricostruì una vicenda di violenza e ingiustizia dimenticata. Nei suoi testi la letteratura diventa spesso un’indagine sulle responsabilità individuali e collettive, ma anche un modo per restituire dignità a chi non ha avuto la possibilità di raccontarsi.

Il suo romanzo più conosciuto rimane La lunga vita di Marianna Ucrìa, pubblicato nel 1990 e vincitore del Premio Campiello. Ambientato nella Sicilia del Settecento, ha come protagonista una nobildonna sordomuta che, attraverso la lettura e la conoscenza, riesce progressivamente a sottrarsi alle imposizioni del proprio ambiente. Il silenzio di Marianna non rappresenta una resa, ma l’inizio di una diversa forma di ascolto e di libertà. Premio Campiello

Nel 1999 arrivò anche il Premio Strega per Buio, una raccolta di racconti dedicata alle vittime di violenze, abusi e sopraffazioni. Ancora una volta Maraini scelse di guardare nelle zone più dolorose della società, mostrando come dietro ogni fatto di cronaca esistano persone, silenzi e responsabilità che non possono essere cancellati. Treccani

Un’intellettuale dentro il proprio tempo

L’impegno di Dacia Maraini non è mai rimasto confinato nelle pagine dei libri. Ha preso posizione sui diritti delle donne, sulla violenza di genere, sulla scuola, sulla libertà di espressione, sull’antifascismo e sulla necessità di difendere la cultura. Lo ha fatto senza rinunciare al dialogo, convinta che la letteratura debba aiutare a comprendere le persone prima ancora di giudicarle.

Nel corso della sua carriera ha ricevuto numerosi riconoscimenti ed è stata insignita del titolo di Cavaliere di Gran Croce dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana. Quirinale Ma il riconoscimento più significativo rimane probabilmente la presenza continua dei suoi libri nelle scuole, nelle università, nei teatri e nelle biblioteche.

Novant’anni continuando a guardare il mondo

Avvicinandosi ai novant’anni, Dacia Maraini continua a partecipare a incontri pubblici, presentazioni e iniziative culturali. Non appare come una scrittrice ritirata nel proprio passato, ma come una donna ancora desiderosa di ascoltare, capire e discutere. Anche nelle interviste più recenti conserva uno sguardo curioso e aperto verso il mondo e le nuove generazioni.

Celebrare i suoi novant’anni significa quindi riconoscere non soltanto una straordinaria carriera letteraria, ma anche una lunga battaglia contro il silenzio e l’indifferenza. Dall’infanzia nel campo di prigionia giapponese alle protagoniste dei suoi romanzi, dalla stagione del femminismo alle questioni del nostro presente, Dacia Maraini ha continuato a ricordarci che la parola può diventare coscienza, memoria e libertà.

A quasi novant’anni, la sua voce non appartiene soltanto alla storia della letteratura italiana: continua a parlare al nostro tempo e a porgli domande alle quali non possiamo sottrarci.

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GEO: Fiesole (Firenze), Toscana, Italia – Roma – Bagheria (Palermo), Sicilia – Giappone.

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Crediti: Immagine creata con IA – a solo scopo illustrativo.

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