| Don Chisciotte e Sancio Panza avanzano nella vasta pianura della Mancha, fra campi, vigneti e i mulini resi immortali dal romanzo di Miguel de Cervantes |
La pianura della Mancha appare come un mosaico di terra, luce e memoria letteraria, nel quale i colori dei campi conducono inevitabilmente ai mulini di Don Chisciotte. Nella poesia Castilla La Mancha, Rosalba Di Giacomo racconta un paesaggio osservato con meraviglia, lasciando che la realtà dei vigneti, del grano e delle nuvole si incontri con le illusioni dell’errante cavaliere di Cervantes.
Pier Carlo Lava
CASTILLA LA MANCHA
di Rosalba Di Giacomo
Rosalba Di Giacomo
Copyright – Legge sulla proprietà intellettuale n. 633 del 22.04.1941.
Un mosaico di terra e colore
La poesia si apre con un paesaggio in movimento. I campi non sono semplicemente disposti gli uni accanto agli altri: si susseguono “allegri” come immagini osservate durante un viaggio, componendo una sequenza vivace che accompagna lo sguardo.
Rosalba Di Giacomo li descrive come “fazzoletti” e “riquadri”, trasformando la pianura in un grande tessuto geometrico. Il vermiglio della terra arata si alterna all’oro del frumento già tagliato, mentre il rosso e il verde delle vigne introducono ulteriori sfumature. La Mancha diventa così una tela naturale, dipinta dalle stagioni e dal lavoro dell’uomo.
L’uso dei colori non ha soltanto una funzione descrittiva. Il vermiglio comunica calore e vitalità; l’oro conserva la luce dell’estate; il rosso e il verde dei vigneti annunciano invece una stagione di passaggio. La natura si prepara silenziosamente all’inverno, mostrando come ogni paesaggio custodisca il lento movimento del tempo.
I mulini e l’ombra di Don Chisciotte
Al centro del componimento compaiono i bianchi mulini a vento, illuminati dal sole. È sufficiente la loro presenza perché il paesaggio reale si apra immediatamente alla letteratura e alla figura di Don Chisciotte.
Il contrasto cromatico è netto: il bianco dei mulini incontra il nero delle pale immobili. Queste ultime sembrano essersi fermate per ricordare le illusioni del cavaliere errante che le aveva scambiate per giganti da affrontare.
Rosalba Di Giacomo non nomina direttamente Don Chisciotte, ma lo rende immediatamente riconoscibile attraverso pochi elementi: l’erranza, le illusioni e il ronzino. Il personaggio di Cervantes continua così a cavalcare nella memoria collettiva, inseparabile dalla terra della Mancha.
L’espressione “vane illusioni” contiene la malinconia di una battaglia destinata alla sconfitta. Eppure, proprio quelle illusioni hanno reso immortale il cavaliere. La sua apparente follia nasceva dal bisogno di vedere un mondo più grande, eroico e giusto di quello reale. I mulini diventano quindi il simbolo non soltanto dell’errore, ma anche della forza dell’immaginazione e della dignità dei sogni impossibili.
La pianura che si offre allo sguardo
Dopo essersi soffermata sui mulini, la poesia torna ad allargare la prospettiva. La pianura “si estende pigra” sino al limite dell’orizzonte. L’aggettivo suggerisce un movimento lento, quasi svogliato, come se la terra non avesse alcuna fretta di raggiungere la propria fine.
Il verso “fin dove l’occhio gode” introduce una sensazione di piacere contemplativo. Lo sguardo non si limita a vedere: percorre, assapora e abita il paesaggio. La vastità non provoca smarrimento, ma libertà.
Questa apertura dello spazio trova corrispondenza nella struttura dei versi. Le immagini si distendono gradualmente, passando dai singoli campi alle vigne, dai mulini all’intera pianura, sino a raggiungere il cielo e l’orizzonte lontano.
Il vento che conduce le nuvole
Nella conclusione tornano il movimento e il contrasto cromatico. Ciuffi di nuvole bianche navigano dentro un cielo grigio, sospinti da un vento definito “imperioso”. La natura non è più soltanto osservata: acquista una volontà propria.
Il verbo “navigano” trasforma il cielo in un mare e le nuvole in piccole imbarcazioni dirette verso una meta sconosciuta. Il vento stabilisce la rotta e conduce ogni cosa verso l’orizzonte.
Le pale dei mulini rimangono immobili, mentre le nuvole vengono spinte lontano. In questa opposizione si avverte una sottile tensione: ciò che dovrebbe muoversi è fermo, mentre ciò che appare leggero e inconsistente attraversa il cielo. Ancora una volta realtà e immaginazione si confondono.
Un paesaggio reale abitato dalla letteratura
Castilla La Mancha è una poesia visiva, costruita attraverso colori netti, forme geometriche e progressivi allargamenti dello sguardo. La scrittura di Rosalba Di Giacomo restituisce la concretezza della terra, ma lascia che il paesaggio venga attraversato dal mito.
La Mancha non può più essere osservata senza ricordare Don Chisciotte, perché la letteratura ha modificato per sempre il nostro modo di percepirla. I mulini restano edifici reali, ma nello stesso momento continuano a essere i giganti contro i quali un cavaliere ostinato decise di combattere.
La poesia ci conduce così verso un orizzonte nel quale convivono il lavoro dei campi, l’avvicinarsi dell’inverno, il vento e le illusioni. È proprio questa unione fra realtà e sogno a rendere la pianura della Mancha tanto riconoscibile quanto universale: una terra nella quale ogni viaggiatore può ancora intravedere un cavaliere sul suo ronzino, diretto verso una nuova, impossibile avventura.
Geolocalizzazione: Castilla-La Mancha, Spagna centrale – pianura della Mancha.
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Crediti: Immagine originale creata con intelligenza artificiale – Alessandria Post - a solo scopo illustrativo.
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