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| Carlo Emilio Gadda, uno dei maggiori innovatori della letteratura italiana del Novecento. Immagine creata con IA a scopo illustrativo. |
Pier Carlo Lava
L’infanzia milanese e il peso della famiglia
Carlo Emilio Gadda nacque a Milano il 14 novembre 1893, primogenito di Francesco Ippolito Gadda e Adele Lehr. Il padre lavorava nel settore tessile, mentre la madre, appartenente a una famiglia di origine ungherese, era insegnante di francese. Dopo Carlo Emilio nacquero la sorella Clara e il fratello Enrico.
La famiglia viveva inizialmente in condizioni agiate, ma alcune scelte economiche del padre si rivelarono disastrose. Tra queste vi furono gli investimenti nell’allevamento dei bachi da seta, compiuti durante una fase difficile per l’industria italiana, e la costosa costruzione di una villa a Longone, in Brianza.
Quella villa divenne per Gadda il simbolo delle ambizioni, degli errori e delle apparenze della borghesia lombarda. Lo scrittore la considerava una delle cause delle difficoltà economiche della famiglia e avrebbe successivamente trasformato quel luogo in uno degli elementi centrali del romanzo La cognizione del dolore.
Nel 1909 morì il padre. La madre dovette affrontare numerosi sacrifici per garantire ai figli la possibilità di continuare gli studi. Il rapporto di Gadda con Adele fu profondo ma tormentato: all’affetto e alla riconoscenza si accompagnavano il risentimento, il senso di dipendenza e la percezione di essere stato costretto a sacrificare le proprie aspirazioni.
Gli studi di ingegneria e la vocazione letteraria
Dopo aver frequentato il liceo classico Giuseppe Parini di Milano, dove dimostrò una particolare capacità nelle materie umanistiche, nel 1912 Gadda si iscrisse alla facoltà di Ingegneria del Regio Istituto Tecnico Superiore, destinato a diventare il Politecnico di Milano.
La scelta dell’ingegneria rispondeva soprattutto alle esigenze economiche e alle aspettative della famiglia. Gadda, infatti, era già attratto dalla poesia, dai classici e dalla narrativa. Leggeva Dante, Ariosto, Cervantes, Manzoni, Salgari e Verne, sviluppando una cultura nella quale la tradizione letteraria conviveva con la curiosità scientifica.
La formazione tecnica non fu tuttavia estranea alla sua futura scrittura. L’ingegnere gli insegnò a osservare i meccanismi, le relazioni e le cause; lo scrittore comprese però che la realtà umana non poteva essere ridotta a una formula. Da questa tensione nacque una parte fondamentale della sua poetica.
La Prima guerra mondiale e la tragedia di Caporetto
Quando l’Italia entrò nella Prima guerra mondiale, Gadda era un convinto interventista. Nel 1915 partì volontario e combatté, tra gli Alpini, sul Tonale, sull’Adamello, sul Carso e sull’Isonzo.
Il giovane immaginava la guerra come una prova morale, un’esperienza attraverso la quale dimostrare disciplina, coraggio e senso del dovere. Sul fronte incontrò invece disorganizzazione, impreparazione, superficialità dei comandi e sofferenza quotidiana.
Nell’ottobre del 1917, durante la disfatta di Caporetto, venne fatto prigioniero. Fu deportato prima a Rastatt e successivamente nel campo di Celle, vicino ad Hannover. Durante la prigionia conobbe, tra gli altri, gli scrittori Bonaventura Tecchi e Ugo Betti.
La guerra distrusse molte delle sue illusioni sulla razionalità e sull’efficienza delle istituzioni. Gadda raccontò quelle esperienze nel Giornale di guerra e di prigionia, pubblicato molti anni dopo, nel quale la cronaca militare si intreccia con la confessione personale, l’indignazione civile e l’analisi delle proprie fragilità.
Quando tornò in Italia, nel gennaio del 1919, apprese che il fratello Enrico, aviatore, era morto precipitando con il proprio aereo. La perdita del fratello, considerato la parte migliore e più amata di sé, fu uno dei dolori più profondi della sua vita.
L’ingegnere tra Italia, Europa e Argentina
Dopo la guerra Gadda riprese gli studi e nel 1920 conseguì la laurea in Ingegneria elettrotecnica. Cominciò quindi una carriera professionale che lo portò a lavorare in Sardegna, Lombardia, Belgio e Argentina.
Nel 1922 si trasferì in Argentina, dove lavorò per la Compañía General de Fósforos. Tornato in Italia, fu assunto dalla Società Ammonia Casale di Roma, per la quale compì numerosi viaggi in Italia e in Europa.
Gadda fu realmente un ingegnere e non semplicemente uno scrittore con una laurea tecnica. Conobbe il mondo delle fabbriche, degli impianti, dell’elettricità, delle macchine e dell’organizzazione industriale. Termini e procedimenti appartenenti a queste realtà entrarono successivamente nella sua prosa.
Non abbandonò, tuttavia, gli interessi umanistici. Frequentò corsi di filosofia e approfondì il pensiero di Leibniz, Kant e Spinoza. Preparò anche una tesi su Leibniz, senza arrivare a discuterla. Nel 1928 scrisse la Meditazione milanese, un’opera filosofica rimasta inedita durante la sua vita.
Gli esordi letterari e l’incontro con “Solaria”
Negli anni Venti Gadda cominciò a elaborare i suoi primi grandi progetti narrativi. Tra questi vi fu il Racconto italiano di ignoto del Novecento, rimasto incompiuto, nel quale cercava una nuova forma di romanzo capace di rappresentare la complessità della società contemporanea.
La svolta arrivò negli anni Trenta grazie alla collaborazione con la rivista fiorentina Solaria, punto d’incontro di numerosi scrittori e intellettuali. Nel 1931 pubblicò La Madonna dei filosofi e nel 1934 Il castello di Udine, opera legata anche ai ricordi della guerra, con la quale ottenne il Premio Bagutta.
La morte della madre, avvenuta nel 1936, aprì una fase particolarmente dolorosa e creativa. Gadda vendette la villa di Longone e cominciò a scrivere La cognizione del dolore, il romanzo nel quale avrebbe riversato, trasformandoli letterariamente, molti fantasmi della propria storia familiare.
La cognizione del dolore: una ferita trasformata in romanzo
Il libro è ambientato nel Maradagàl, un immaginario Paese sudamericano dietro il quale si riconoscono facilmente l’Italia, la Lombardia e la Brianza. Il protagonista Gonzalo Pirobutirro vive con la madre in una villa ormai decadente ed è tormentato dalla rabbia, dalla solitudine e dall’insofferenza verso il mondo che lo circonda.
Dietro Gonzalo si intravede lo stesso Gadda, mentre nella figura della madre riaffiora il suo rapporto doloroso con Adele. Il romanzo non è però una semplice autobiografia. Il conflitto familiare diventa una riflessione universale sull’impossibilità di comunicare, sulla colpa e sulla sofferenza che le persone possono infliggersi anche quando si amano.
Pubblicata inizialmente a puntate tra il 1938 e il 1941, La cognizione del dolore uscì in volume soltanto nel 1963. La lunga elaborazione dimostra una caratteristica tipica di Gadda: la difficoltà di considerare un’opera definitivamente conclusa, come se ogni storia potesse sempre essere corretta, ampliata o ricostruita da un’altra prospettiva.
Da Firenze a Roma e il lavoro in Rai
Nel 1940 Gadda si trasferì a Firenze, dove entrò in contatto con importanti scrittori, critici e intellettuali. Nel 1944 pubblicò L’Adalgisa, raccolta di racconti e “disegni milanesi” nei quali descrisse con ironia e precisione la borghesia della sua città.
Nel 1950 si stabilì a Roma e cominciò a lavorare per la Rai, occupandosi dei programmi culturali del Terzo Programma. Per la radio scrisse anche le celebri Norme per la redazione di un testo radiofonico, nelle quali sosteneva la necessità di una comunicazione chiara, comprensibile e adatta all’ascolto.
Può sembrare paradossale che uno degli autori linguisticamente più complessi del Novecento invitasse i redattori radiofonici alla semplicità. In realtà, Gadda conosceva perfettamente la differenza tra una lingua destinata alla letteratura e una comunicazione di servizio rivolta al grande pubblico.
Nel 1953 vinse il Premio Viareggio con Novelle dal Ducato in fiamme, una rappresentazione ironica e amara del fascismo e del suo tramonto.
Quer pasticciaccio brutto de via Merulana
La definitiva consacrazione arrivò nel 1957 con la pubblicazione in volume di Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, già apparso in una prima versione sulla rivista Letteratura tra il 1946 e il 1947.
Ambientato nella Roma del 1927, il romanzo prende avvio da un furto e dall’omicidio di Liliana Balducci. A indagare è il commissario Francesco Ingravallo, detto don Ciccio, convinto che gli avvenimenti non dipendano mai da una sola causa, ma da una rete di motivi, responsabilità e coincidenze.
Il romanzo utilizza la struttura del giallo ma non conduce a una soluzione tradizionale. L’indagine si allarga progressivamente, coinvolgendo ambienti sociali, personaggi, dialetti, miserie e ossessioni. Il delitto diventa così il punto di partenza per raccontare un’intera società.
Il vero protagonista del libro è il “pasticciaccio” della realtà: un groviglio che non può essere sciolto completamente perché ogni fatto rimanda ad altre cause e ogni persona nasconde contraddizioni difficili da decifrare.
Gadda e il fascismo: un rapporto da leggere senza semplificazioni
Il rapporto di Gadda con il fascismo fu complesso e attraversò diverse fasi. Nel 1921 si iscrisse al Partito Nazionale Fascista, ma nel tempo maturò una crescente ostilità verso il regime, la sua retorica, il culto del capo e la manipolazione delle masse.
Nel dopoguerra questa avversione trovò la sua espressione più violenta in Eros e Priapo, scritto nella sua prima forma tra il 1944 e il 1945 ma pubblicato soltanto nel 1967. Il libro è un attacco feroce contro Benito Mussolini e contro i meccanismi psicologici e collettivi che avevano reso possibile la dittatura.
Gadda non si limitava ad accusare il dittatore. Cercava di comprendere anche le responsabilità di una società che si era lasciata sedurre dalla teatralità, dalla propaganda e dall’esibizione del potere.
Una lingua capace di contenere il mondo
La grande rivoluzione di Gadda riguarda soprattutto il linguaggio. Nella sua prosa convivono italiano letterario, romanesco, lombardo, napoletano, molisano, parole straniere, termini scientifici, espressioni burocratiche, latinismi, arcaismi e neologismi.
Questa tecnica viene spesso definita pastiche o plurilinguismo. Non si tratta, però, di un virtuosismo fine a sé stesso. Per Gadda una realtà confusa, contraddittoria e stratificata non poteva essere raccontata attraverso una lingua uniforme e ordinata.
Il suo stile alterna continuamente il tragico e il comico, il sublime e il grottesco. Una frase può cominciare come una riflessione filosofica e concludersi con un’imprecazione popolare; un oggetto comune può essere descritto con la precisione di un tecnico e deformato subito dopo dalla caricatura.
Gianfranco Contini riconobbe in Gadda uno dei maggiori rappresentanti dell’espressionismo linguistico italiano. La sua influenza può essere ritrovata, in forme diverse, nelle opere di autori come Pier Paolo Pasolini, Alberto Arbasino, Luciano Bianciardi e numerosi scrittori della Neoavanguardia.
Gli ultimi anni e l’eredità
Nonostante la crescente notorietà, Gadda rimase un uomo riservato, timido e incline alla solitudine. Negli ultimi anni condusse a Roma una vita appartata, continuando a correggere i propri testi e assistendo alla pubblicazione di opere scritte molto tempo prima.
Morì nella capitale il 21 maggio 1973 e venne sepolto nel Cimitero acattolico di Roma. Dopo la sua scomparsa furono pubblicati numerosi scritti, carteggi e progetti incompiuti, che hanno consentito agli studiosi di comprendere meglio la complessità del suo lavoro.
Carlo Emilio Gadda ci ha insegnato che la realtà non è mai semplice, lineare o completamente spiegabile. Ogni esistenza è un intreccio di memoria, desiderio, paura, responsabilità e caso. La sua scrittura può richiedere attenzione, ma proprio per questo continua a parlare al lettore contemporaneo: perché non offre rassicuranti semplificazioni e restituisce al mondo tutta la sua dolorosa, comica e irriducibile complessità.
Fonti biografiche e di approfondimento: Dizionario Biografico degli Italiani – Treccani, Enciclopedia dell’Italiano – Treccani, Speciale Carlo Emilio Gadda – Rai Cultura.
GEO: Milano – Roma – ItaliaNota sull’intelligenza artificiale: L’intelligenza artificiale è stata utilizzata come supporto alla ricerca e all’organizzazione delle informazioni. Contenuti, revisione del testo e impostazione editoriale sono stati definiti e verificati dall’autore.
Crediti: Immagine creata con IA – a solo scopo illustrativo.
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