Basi americane in Europa nel mirino dell’Iran: minaccia reale o guerra psicologica?

Base militare nell’Europa sudorientale con aerei, radar e sistemi di difesa in allerta davanti a una possibile minaccia missilistica.
Una rappresentazione della crescente tensione intorno alle basi utilizzate dagli Stati Uniti in Europa e delle possibili minacce provenienti dall’Iran.

Secondo il Financial Times, Teheran avrebbe valutato possibili attacchi contro installazioni militari nell’Europa sudorientale. L’ipotesi non è tecnicamente impossibile, ma comporterebbe conseguenze enormi, soprattutto se venisse colpito un Paese della NATO.

La notizia secondo cui l’Iran sarebbe pronto a colpire le basi americane in Europa ha suscitato reazioni opposte: c’è chi considera imminente un allargamento della guerra al continente europeo e chi, al contrario, giudica completamente irrealistico lo scenario. La realtà è più complessa. Alcuni obiettivi dell’Europa sudorientale potrebbero effettivamente essere raggiunti dalle armi iraniane, ma la possibilità tecnica non coincide con la probabilità politica di un attacco.

Pier Carlo Lava

Che cosa ha realmente dichiarato l’Iran

Il primo elemento da chiarire riguarda l’origine della notizia. Non risulta, al momento, una dichiarazione ufficiale del governo iraniano che annunci un attacco imminente contro le basi americane in Europa. Il Financial Times, citando due persone vicine al regime di Teheran, ha riferito che le forze iraniane avrebbero studiato la possibilità di colpire installazioni statunitensi nell’Europa meridionale e sudorientale qualora Donald Trump decidesse di intensificare nuovamente le operazioni contro l’Iran.

Tra i possibili obiettivi sarebbero state considerate alcune strutture in Bulgaria e a Cipro. La Bulgaria ha recentemente autorizzato lo schieramento temporaneo di aerei cisterna statunitensi KC-135 e di personale americano nella base di Bezmer. A Cipro si trovano invece le basi sovrane britanniche di Akrotiri e Dhekelia, utilizzate in diverse occasioni per operazioni nel Mediterraneo e in Medio Oriente.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi aveva già invitato Bulgaria e Cipro a impedire che le loro infrastrutture militari fossero utilizzate per sostenere azioni americane contro l’Iran. Teheran aveva inoltre avvertito che i Paesi coinvolti avrebbero potuto «affrontare conseguenze». Si trattava dunque di un avvertimento politico e strategico, non ancora di un ordine operativo o dell’annuncio di un bombardamento. Reuters

L’Iran possiede armi capaci di raggiungere l’Europa?

Liquidare la minaccia come semplice propaganda sarebbe però un errore. L’Iran dispone del più vasto arsenale missilistico del Medio Oriente, comprendente missili balistici, missili da crociera e droni a lungo raggio.

Secondo le valutazioni raccolte dal programma Missile Threat del Center for Strategic and International Studies, il missile balistico Sejjil avrebbe una gittata di circa 2.000 chilometri, mentre i droni Shahed-131 e Shahed-136 potrebbero percorrere, a seconda della configurazione e del carico trasportato, fra 1.000 e 2.500 chilometri. Al missile da crociera Soumar viene attribuita una possibile autonomia compresa fra 2.000 e 3.000 chilometri, anche se le sue prestazioni operative rimangono meno facilmente verificabili. CSIS – Missili dell’Iran

Da determinate zone occidentali dell’Iran, Cipro, la Grecia orientale e parte della Bulgaria potrebbero quindi trovarsi entro il raggio d’azione di alcuni sistemi iraniani. L’ipotesi di un attacco contro l’Europa sudorientale non può essere considerata tecnicamente impossibile.

Questo non significa, tuttavia, che un missile o un drone riuscirebbe automaticamente a raggiungere e distruggere il proprio obiettivo. La distanza influisce sulla quantità di esplosivo trasportabile, sulla precisione e sull’affidabilità dell’arma. Inoltre, le basi più importanti sono protette da radar, caccia intercettori e sistemi antimissile. Le difese occidentali non sono impermeabili, soprattutto davanti a un attacco condotto contemporaneamente con numerosi missili e droni, ma renderebbero un’operazione iraniana molto complessa e dall’esito incerto.

Nel marzo scorso un drone di tipo iraniano ha raggiunto la base britannica di Akrotiri, provocando danni limitati. L’episodio ha dimostrato la vulnerabilità potenziale di alcune installazioni, ma non permette di concludere con certezza che il mezzo sia stato lanciato direttamente dall’Iran, potendo essere stato impiegato anche da un’organizzazione alleata di Teheran. Reuters

Le basi americane in Italia sono realmente in pericolo?

Alcuni titoli hanno inserito automaticamente anche l’Italia tra i Paesi direttamente minacciati. La situazione richiede maggiore prudenza. La Sicilia si trova ai margini o oltre la gittata dei sistemi balistici iraniani più affidabili e già conosciuti, mentre raggiungere installazioni dell’Italia centrosettentrionale, come Aviano, sarebbe ancora più difficile.

Un attacco diretto contro Sigonella non può essere escluso in assoluto, ma richiederebbe probabilmente un missile da crociera a lunghissimo raggio, un sistema dalle prestazioni superiori a quelle finora dimostrate oppure il lancio di droni e altre armi da un’area più vicina. Anche l’impiego di gruppi alleati, cellule clandestine o mezzi civili opportunamente modificati rappresenterebbe un’opzione diversa dal classico lancio missilistico dal territorio iraniano.

È quindi esagerato sostenere che Teheran possa colpire facilmente qualsiasi base presente in Italia. Sarebbe però altrettanto imprudente affermare che il nostro territorio sia completamente irraggiungibile, soprattutto includendo nel concetto di attacco anche sabotaggi, operazioni informatiche e azioni condotte attraverso intermediari.

Il vero deterrente si chiama NATO

L’ostacolo principale per Teheran non è soltanto militare, ma soprattutto politico. Colpire una base situata in Bulgaria, Grecia, Romania o Italia significherebbe attaccare il territorio di uno Stato appartenente alla NATO.

L’articolo 5 del Trattato nordatlantico stabilisce che un attacco armato contro un alleato viene considerato un attacco contro tutti. Ciò non comporta automaticamente una dichiarazione di guerra generale: ogni Paese decide quale forma di assistenza ritiene necessaria. Un bombardamento iraniano contro il territorio di un alleato aprirebbe però quasi certamente una grave crisi internazionale e potrebbe determinare una risposta militare collettiva enormemente superiore alle capacità di Teheran. NATO – Difesa collettiva e articolo 5

Anche un attacco contro la base britannica di Akrotiri, sebbene Cipro non appartenga alla NATO, coinvolgerebbe direttamente il Regno Unito e le sue forze armate. L’Iran rischierebbe quindi di trasformare una guerra contro Stati Uniti e Israele in uno scontro molto più ampio con le potenze europee.

Una scelta simile potrebbe diventare concepibile soltanto in una situazione estrema: per esempio se la leadership iraniana ritenesse minacciata la sopravvivenza stessa del regime oppure se importanti basi europee venissero utilizzate direttamente per bombardare il territorio iraniano.

Una minaccia soprattutto politica

La rivelazione può essere interpretata innanzitutto come un messaggio di deterrenza rivolto ai governi europei: se consentirete agli Stati Uniti di utilizzare le vostre basi per colpire l’Iran, non potrete considerarvi completamente estranei al conflitto.

Teheran cerca in questo modo di aumentare la pressione sulle opinioni pubbliche europee e di creare divisioni tra Washington e i suoi alleati. La minaccia svolge quindi una funzione di guerra psicologica, anche se deve mantenere una componente di credibilità militare per risultare efficace.

Prima di ordinare un bombardamento diretto contro un Paese europeo, l’Iran avrebbe numerose possibilità meno rischiose: attacchi informatici, sabotaggi, operazioni clandestine, azioni contro infrastrutture marittime, impiego di organizzazioni alleate e nuovi attacchi alle basi statunitensi presenti nel Golfo Persico o in Medio Oriente. Queste forme di pressione consentirebbero a Teheran di aumentare il costo della guerra senza provocare immediatamente una reazione generale della NATO.

Possibilità reale, ma attacco non imminente

La conclusione più equilibrata è che la minaccia iraniana non sia completamente irrealistica, ma venga spesso presentata con toni eccessivamente allarmistici. L’Iran dispone di armi potenzialmente capaci di raggiungere alcuni obiettivi dell’Europa sudorientale, mentre un attacco diretto contro l’Italia sarebbe più difficile e incerto.

Non esistono attualmente elementi pubblici sufficienti per sostenere che Teheran abbia deciso di bombardare le basi americane nel continente. Sono stati verosimilmente esaminati dei piani, come fanno normalmente gli apparati militari in una situazione di guerra, ma studiare un’opzione non significa prepararsi necessariamente ad attuarla.

Il rischio aumenterebbe sensibilmente qualora gli Stati Uniti lanciassero una nuova offensiva e utilizzassero direttamente basi europee per colpire l’Iran. In assenza di questa escalation, la minaccia appare soprattutto come uno strumento di pressione politica e di deterrenza. Deve essere presa sul serio dai governi e dagli apparati di sicurezza, ma non trasformata nell’annuncio di un imminente bombardamento dell’Europa.

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