| Il peso delle scarpe e il miraggio sull’asfalto diventano simboli del viaggio, dello sradicamento e della dignità del rifugiato nella poesia di Bahtiyar Hidayet. |
Si può raccontare la tragedia dei rifugiati attraverso l’ironia, il paradosso e persino un sorriso amaro? Bahtiyar Hidayet sceglie questa strada difficile, costruendo intorno al nonno di Musa una favola crudele nella quale realtà, visione e denuncia sociale finiscono per confondersi. Il protagonista appare felice soltanto perché la morte lo sottrae definitivamente al peso dell’esilio, della povertà e dell’umiliazione.
Pier Carlo Lava
Una parabola sospesa tra comicità e tragedia
Il felice rifugiato che non aveva soldi per le sigarette è una poesia narrativa, quasi una ballata popolare. Al centro troviamo un uomo enorme e leggendario, capace in gioventù di strangolare un lupo, ma rimasto indifeso davanti alla malizia dei bambini della città.
Il contrasto è immediato: colui che aveva sconfitto la forza selvaggia della natura viene ingannato dalla crudeltà apparentemente innocente della società civile. I bambini sostituiscono il contenuto di una sigaretta con la marijuana e osservano divertiti gli effetti sul vecchio rifugiato. Il loro riso, paragonato ai modi degli sciacalli, non possiede nulla dell’allegria infantile: è il segno di una comunità che trasforma la fragilità dello straniero in spettacolo.
Il nonno di Musa vede un lago nell’asfalto, si arrotola i pantaloni, prende in mano le scarpe e attraversa la strada. È una delle immagini più potenti dell’intero componimento: un gesto assurdo agli occhi degli altri, ma profondamente coerente all’interno della sua visione.
Quel mare inesistente diventa il confine che il rifugiato deve attraversare ancora una volta. Non importa che sia soltanto un miraggio: per chi ha vissuto lo sradicamento, ogni strada può trasformarsi in una frontiera e ogni passo può contenere la memoria di una fuga.
Le scarpe, il peso più grande
Il poeta racconta che il protagonista aveva trasportato sulle spalle il peso di un’intera casa. Anche i suoi oggetti erano diventati rifugiati, costretti come lui a lasciare il proprio luogo di appartenenza. Eppure, il fardello più pesante della sua esistenza non sarebbe stato quello materiale, ma le scarpe tenute in mano durante l’ultimo attraversamento.
Le scarpe rappresentano il viaggio, la precarietà e l’impossibilità di fermarsi. Sono ciò che separa il corpo dalla terra, ma anche ciò che ricorda continuamente al rifugiato di non possedere più una terra davvero propria.
Il nonno di Musa porta con sé una casa perduta, ma il peso autentico è la consapevolezza di essere condannato a camminare. Il suo attraversamento finale assume quindi il valore di un ritorno simbolico, anche se la destinazione non è la patria, ma il cimitero dell’esilio.
Un Mosè capovolto
Il riferimento biblico a Mosè amplia il significato della poesia. Come il profeta attraversò il mare conducendo in salvo il proprio popolo, il nonno di Musa sembra aprire una strada agli altri rifugiati. Tuttavia, l’approdo immaginato da Hidayet è tragicamente rovesciato.
Gli altri rifugiati lo seguono non verso una nuova terra, ma verso la morte. Vengono “salvati” perché finalmente liberati dalla sofferenza, dalla miseria e dalla condizione di estranei. La salvezza coincide così con il cimitero, unico luogo nel quale nessuno domanda documenti, denaro o appartenenza.
L’espressione “unico rifugiato felice” contiene tutta l’amarezza del componimento. Non indica una felicità reale e non celebra la sostanza che provoca l’allucinazione: è un paradosso feroce, attraverso il quale il poeta denuncia un mondo in cui soltanto la morte sembra capace di offrire pace a chi è stato costretto all’esilio.
La satira continua oltre la morte
Nell’ultima parte della poesia, cespugli di marijuana selvatica crescono intorno alla tomba. È un’immagine surreale che sembra concedere al protagonista un ultimo momento di libertà e divertimento. Ma anche questa leggerezza viene immediatamente oscurata dal riferimento alle tangenti.
Se fosse rimasto vivo, suggerisce il poeta, qualcuno avrebbe preteso denaro da lui per quelle piante, senza preoccuparsi del fatto che non possedeva neppure i soldi necessari per comprare le sigarette. La povertà non protegge dalla corruzione; al contrario, rende ancora più indifesi davanti al potere.
La conclusione trasforma la vicenda individuale in una critica politica e sociale. Il rifugiato non è perseguitato soltanto dalla guerra o dall’allontanamento dalla propria terra, ma anche dall’indifferenza, dalla burocrazia e dall’avidità incontrate lungo il cammino.
Una voce poetica dell’Azerbaijan
Bahtiyar Hidayet è un poeta ed educatore azero, nato nel 1974 nella regione di Qazax. Dopo gli studi universitari ha intrapreso l’insegnamento della storia, affiancando all’attività scolastica una produzione letteraria raccolta in quattro libri. Le sue poesie sono state pubblicate anche fuori dall’Azerbaijan, raggiungendo lettori in diversi Paesi. Kulis.az – Poetry Super Highway
Nella sua scrittura la memoria personale incontra spesso la storia collettiva, mentre l’ironia diventa uno strumento per raccontare le ingiustizie senza trasformare la poesia in una semplice dichiarazione ideologica.
La poesia viene pubblicata integralmente nella versione italiana ricevuta via e-mail, conservandone struttura, lessico e particolarità espressive.
Il felice rifugiato che non aveva soldi per le sigarette
Il nonno di Musa, che si era stabilito in città come rifugiato,
era un uomo molto grosso.
In gioventù, aveva strangolato un lupo e lo aveva ucciso.
Ma i bambini della città
ha riempito l'interno di una sigaretta con marijuana
e glielo diede al posto di una sigaretta.
E quel vecchio grande,
pensando che il miraggio che vedeva sull'asfalto fosse un lago,
si arrotolò i pantaloni, prese le scarpe in mano,
e attraversarono la strada.
I bambini della città ridevano molto,
vantandosi dei loro modi da sciacalli.
Quella sera il nonno di Musa diede l'ultimo saluto alla vita.
Era l'unico rifugiato
che era morto di piacere.
Il nonno di Musa si era caricato sulle spalle il peso di una casa.
Persino gli oggetti mobili della sua casa vivevano una vita da rifugiati.
Dieci persone riuscivano a malapena a sollevare
il peso che aveva sollevato.
Ma lui stesso non lo sapeva
il fardello più pesante che avesse mai portato in tutta la sua vita
erano le scarpe che teneva in mano.
Fu il primo abitante di questo villaggio a morire da rifugiato.
Era come se avesse attraversato quel mare di miraggi.
Proprio come Mosè aveva salvato il suo popolo,
Anche lui aveva salvato i suoi compaesani.
Perché subito dopo molti rifugiati morirono e furono salvati.
Così,
Il nonno di Musa è passato alla storia
come unico rifugiato felice.
Il felice rifugiato che non aveva soldi per le sigarette
trascinato dietro di lui
tutti gli infelici rifugiati
e li condussero al cimitero dell'esilio.
Stranamente,
molti cespugli di marijuana selvatica
sono cresciute intorno alla sua tomba.
Probabilmente anche il nonno di Musa si sta divertendo lì.
Dovrebbe essere grato di essere morto.
Altrimenti, a causa di questi cespugli di marijuana selvatica,
Avrebbero accettato da lui molte tangenti.
A loro non sarebbe importato
che non aveva nemmeno i soldi per le sigarette.
Bahtiyar Hidayet – Azerbaijan
Il sorriso amaro dell’esilio
Questa poesia non chiede pietà per il suo protagonista e non lo riduce al ruolo passivo di vittima. Il nonno di Musa conserva sino alla fine la propria grandezza, la memoria della forza e una forma paradossale di innocenza. Sono gli altri, con il loro divertimento crudele e la loro avidità, a rivelarsi moralmente piccoli.
Bahtiyar Hidayet trasforma così una vicenda grottesca in una riflessione universale sullo sradicamento e sulla dignità negata. Il rifugiato felice non è colui che ha trovato finalmente una nuova patria, ma chi non deve più cercarla. Ed è proprio questa apparente felicità a rendere la poesia profondamente dolorosa.
Geolocalizzazione: Regione di Qazax, Repubblica dell’Azerbaigian, Caucaso meridionale.
Fonte della poesia: Testo integrale nella versione italiana ricevuta via e-mail e pubblicato con l’indicazione dell’autore.
Approfondimenti sull’autore: Kulis.az – Poesie di Bahtiyar Hidayet – Poetry Super Highway – Profilo e poesie
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Descrizione: Immagine orizzontale in stile fotografico ispirata alla poesia Il felice rifugiato che non aveva soldi per le sigarette. Un anziano cammina scalzo con i pantaloni arrotolati, le scarpe in mano e un fagotto sulle spalle, attraversando una strada che nella calura appare come uno specchio d’acqua.
Crediti: Immagine originale creata con intelligenza artificiale – Alessandria Post.
Nota: Rappresentazione simbolica generata con IA a scopo illustrativo; non raffigura una persona reale.
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