LO STUPORE DI UNA MATERIA CHE SI FA ARTE
Le opere gioiello di Brun Fine Art a Biaf 2026
Firenze, Palazzo Corsini, dal 26 settembre al 4 ottobre
Per la XXXIII edizione di Biaf, Biennale Internazionale dell’Antiquariato di Firenze, la storica Galleria Brun propone una scelta di pezzi pregiati, creati fra la fine del Cinquecento e il XIX secolo, e selezionati dalla curatrice Pilar Pandini, storica dell’arte con esperienza anche in maison come Armani. Fil rouge? Sono opere preziose, spesso di piccole dimensioni, realizzate con una materia che vibra di riflessi, venature, colori, una materia che l’artista esalta, sottolineandone le caratteristiche. Dal micromosaico del Settecento ai centritavola dorati del secolo successivo, passando per un busto in terracotta, pannelli in pietra e una coppia di specchi gioiello, la parola d’ordine della rassegna fiorentina è stupore, per un’arte che valorizza la materia. Punta quindi sull’assoluta qualità la proposta di Brun Fine Art, con sede a Milano, Londra e Firenze.
IL FASCINO DEL MICROMOSAICO
Nel primo nucleo figurano opere gioiello di dimensioni ridotte, scelte dalla Pandini, quali il Micromosaico con Pegaso di Giacomo Raffaelli (1753 - 1836), che lavora a Roma fra la seconda metà del Settecento e i primi quattro decenni del XIX secolo. Proveniente dalla famiglia di “fornaciari”, che forniva al Vaticano la materia vitrea per realizzare appunto opere musive, l’artista attorno al 1775 crea il mosaico a microtessere, detto anche filato: un composto di silicio, una volta diventato incandescente poteva essere tagliato in segmenti piccolissimi. Il micromosaico diventa quindi una maniera per stupire, per trasmettere un’illusione, con lo scopo di rendere stabili le opere deperibili, in modo da poterle utilizzare come accessorio, portandole in tasca e indossandole, anche perché di dimensioni ridotte. Opere gioiello, appunto, che ambiscono all’eternità e che in pochi centimetri restituiscono in forma vivida il senso del movimento, la plasticità delle figure, che traggono risalto rispetto al fondo. Soggetti naturalistici, classici, religiosi o mitologici, come nel caso di Pegaso, campeggiano sulle placchette che Raffaelli espone nel suo atelier di via del Babbuino, a Roma, per l’Anno santo appunto del 1775. I suoi mosaici, montati in cassettine di materiali diversi, erano applicati a tabacchiere o montati su spille, anelli, bottoni, cofanetti, incarnando il souvenir perfetto per i viaggiatori colti che intraprendevano il Grand Tour.
PAESAGGI DI PIETRA
Stessa attenzione per i dettagli e per la materia, le cui caratteristiche vengono esaltate, nei due piccoli pannelli in pietra dura di Giovanni e Cosimo Castrucci, artisti fiorentini attivi alla corte dell’imperatore Rodolfo II di Praga con una bottega di commesso. Come rilevato dalla curatrice Pilar Pandini, non è possibile distinguere la mano di uno da quella dell’altro e nei due paesaggi di fine Cinquecento inizio XVII secolo ricorrono le caratteristiche di una produzione documentata in musei di tutta Europa. Alla cura dei particolari, che sfuggono a una visione d’insieme, nei pezzi provenienti da Praga si aggiungono l’alternanza di pietre chiare e scure per suggerire effetti di profondità e il ricorso a elementi architettonici che formano quinte sceniche, sottolineate dalle fronde degli alberi. La volumetria ferma, frutto di un preciso intento, enfatizza la varietà cromatica delle pietre: in questi quadretti gioiello l’artista entra in gara con la natura, senza che né arte né natura siano sopraffatte.
SPECCHI TABERNACOLO
Sempre gioielli preziosi, di dimensioni ridotte gli specchi in coppia, che incantano letteralmente. Realizzati attorno al 1600, pressoché coevi rispetto alle opere dei Castrucci, giocano sulla citazione libera di elementi classici, come timpani, trabeazioni, colonne, lesene, volute, archi ribassati. Che ne fanno dei pregiati tabernacoli, in cui gareggiano la lucentezza di argento, diaspro, cristalli di rocca e lapislazzuli. Sono pezzi che citano la monumentalità dell’architettura in dimensioni ridotte.
CENTROTAVOLA DORATI E ISTORIATI
I Centrotavola Torlonia con segni zodiacali del 1853 e con raffigurazione del ciclo del vino del 1845 in bronzo dorato: i piatti commemorativi in bronzo realizzati per la famiglia Torlonia sono opere d'arte di grande valore storico e artistico attribuibili a Charles Crozatier (1795 - 1855), abile artista francese del XIX secolo, noto per la sua maestria nella lavorazione del bronzo e per la creazione di oggetti decorativi che uniscono funzionalità e bellezza. La teoria di figure che ruotano attorno alla decorazione centrale si rifà a iconografie tradizionali, riprese con padronanza sciolta della tecnica e con una cura del dettaglio.
LA TERRACOTTA CHE VIBRA
È una materia viva, vibrante, quella del Busto in terracotta raffigurante l’inverno di Lorenzo Sarti, realizzato nella prima metà del Settecento. Anche se non si conoscono gli estremi anagrafici di questo plasticatore bolognese, che opera in Emilia e in Veneto tra il secondo e il sesto decennio del Settecento, si sa che è stato allievo e seguace di Giuseppe Maria Mazza (1653 - 1741), artista che si muoveva nel solco del classicismo emiliano. Sarti che, come sottolineato dalla curatrice Pandini, aderisce alla lezione classicista di Mazza, guarda tuttavia anche a suggestioni e linguaggi più aggiornati, quale quello di Angelo Gabriello Piò (1690 - 1769), esponente del Rococò che iniziava a imporsi sulla scena artistica bolognese, con il gusto del dettaglio, della decorazione, dell’abbellimento. Le figure di Sarti, profondamente espressive, hanno un dinamismo giocato sull’incrocio di diagonali: l’Inverno, con la testa leggermente reclinata, ha il viso circondato da baffi e barba il cui modellato è ripreso nella bordura dell’abito. La pelle e i muscoli si fanno strada in una materia pulsante, che racconta le fatiche e i segni del freddo.
BRUN FINE ART
Brun Fine Art è una galleria internazionale specializzata in prestigiose sculture italiane e continentali, eccezionali mobili antichi e squisita arte decorativa. Negli ultimi vent'anni, Augusto e Marco Brun hanno consolidato la reputazione della galleria come galleria d'arte leader.
Alla base dell'attività c'è la forte passione dei due fratelli per l'arte e l'antiquariato e l'interesse a far conoscere ai clienti e agli appassionati d'arte la fusione di epoche, materiali ed eventi che hanno segnato la storia dell'arte. Un impegno che si traduce regolarmente in mostre e pubblicazioni specializzate.
PILAR PANDINI
Storica dell’arte che ha lavorato anche nel mondo della moda, con Armani e Pucci, la Pandini ha fatto parte del team di GQ Fine Arts, per poi avviare il progetto Art in progress nel cuore di Firenze e quello di Gallery of wonders che segue come direttrice artistica.
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