L'innocenza che scardina il tempo: una lettura de "La risata del bambino" di Niko Loka.
La risata del bambino
La risata del bambino, figlia
della musa,
cielo e mare in un unico verso;
sinfonia di versi, di note, di suoni;
granelli di parole,
cascate,
intrecci di eventi,
albe,
tempi di vetro,
istanti sublimi…
La risata del bambino, figlia
della musa,
suoni di luce,
tempo lontano da anni…
Ti strappa, senza volerlo, la lacrima e il dolore;
ti porta l’alba in anticipo,
incendia il tramonto…
La risata del bambino
nasconde la parola nei suoi boccioli,
rende la rugiada ispirazione…
La risata del bambino.
Nella produzione poetica contemporanea, che spesso si avvita su se stessa in riflessioni cupe o intellettualismi complessi, la voce di Niko Loka si distingue per una straordinaria capacità di ritorno all'essenziale. Con la lirica "La risata del bambino", l’autore compie un'operazione quasi sacrale: isolare un frammento di quotidianità e spogliarlo della sua banalità per rivelarne la natura divina.
Finché la risata resta un fatto biologico, appartiene alla cronaca; nelle mani di Loka, diventa "figlia della musa", un evento cosmico capace di fondere "cielo e mare in un unico verso".
La struttura poetica procede per accumulazione, come se il poeta cercasse disperatamente nel vocabolario umano i mattoni per descrivere l'indescrivibile. Si susseguono così immagini di rara bellezza sinestetica: i "suoni di luce", le "cascate", i "tempi di vetro". Proprio quest'ultima metafora fotografa alla perfezione l'infanzia: una dimensione trasparente, pura, ma intrinsecamente fragile, esposta al passaggio del tempo.
Il cuore emotivo del componimento risiede però nella seconda strofa, dove Loka indaga l'impatto della purezza sul mondo adulto:
“Ti strappa, senza volerlo, la lacrima e il dolore; / ti porta l’alba in anticipo, / incendia il tramonto…”
In questi versi emerge la forza catartica (di purificazione) della risata infantile. Non c'è intenzione nel bambino, eppure quel suono ha un potere quasi violento ("ti strappa") sui fardelli dell'adulto. È un corto circuito temporale: guarisce il passato, anticipa il futuro ("l'alba in anticipo") e accende di senso la fine della vita ("incendia il tramonto").
La lirica "chiude" con un'immagine botanica di delicata speranza: la risata del bambino "nasconde la parola nei suoi boccioli". È la celebrazione del pre-linguaggio, di quel momento magico in cui la comunicazione non è ancora logorata dalle convenzioni sociali, ma è pura vibrazione, rugiada che si fa ispirazione.
"La risata del bambino" non è solo una poesia sull'infanzia, ma un promemoria necessario: una guida per ritrovare, attraverso l'ascolto, la parte più autentica e luminosa di noi stessi.
Recensione di Francesca Giordano
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Ride il bambino, ma sa già del domani.
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