Strano è Raccontare di Sé”. La poesia come tributo alla Vita

 


Nasce da un’esigenza emotiva e intima, dal bisogno profondo di tradurre in parole il proprio universo

interiore, la nuova opera di Marina Minardi dal titolo “Strano è Raccontare di Sé. Poesie per

Continuare a Vivere”, pubblicata nella collana “I Diamanti della Poesia” dell’Aletti Editore e

disponibile anche in e-book. La silloge si configura come una vera e propria sintesi di un’esistenza,

raccogliendo un diario forte e autentico, rimasto a lungo custodito nel dubbio che una narrazione così

totale e profonda non potesse essere compresa appieno nella sua interezza. Ampio spazio è dedicato al

ricordo del marito, Kido Emiliani, celebre maestro di ceramica e pittura, di cui Marina Minardi ne celebra

l’alto valore artistico, ricordandolo come eccezionale interprete del colore e del disegno. «Sin dall’inizio

della sua lunga malattia - racconta l’autrice nata a Pieve di Cento (Bo), che vive ad Imola - “lui”, la sua arte,

il suo dono di illustrare la vita con immagini veritiere e artisticamente ricche sono divenute la base del mio

rapporto con la penna, come se davvero mi sentissi in obbligo di fare conoscere ad altri le profondità di

questo “tunnel” di sofferenza che pur venendo condiviso ci portava via l’uno dall’altro».

Il cuore pulsante della silloge risiede nella rielaborazione del dolore attraverso la memoria. Per

l’autrice, scrivere diventa uno strumento d’indagine quasi tecnica: il ricordo scava nel vissuto,

portando a galla dettagli apparentemente dimenticati o trascurati nel flusso del momento, restituendoli alla

luce attraverso i filtri della nostalgia e del rimpianto: «Spesso nel propormi un ricordo apparentemente

banale lo arricchiscono di sfumature del “sentire” con la stessa intensità d’amore con cui è stato amato e

perduto».

«È la sintesi di una vita» - così la poetessa definisce la sua opera che, pagina dopo pagina, si apre anche

alle successive stagioni della sua vita, inclusa la condivisione di un nuovo capitolo affettivo giunto dopo gli

anni trascorsi in solitudine. «La scrittura di Marina Minardi - scrive, nella Prefazione, il poeta, editore e

formatore Giuseppe Aletti - è diretta, che rinuncia volutamente a sovrastrutture cognitive, o artifici

letterari che renderebbero la resa poetica meno autentica». Ogni elemento confluisce in un unico

grande tributo alla “Vita” con la maiuscola: un omaggio dovuto all’esserci, con tutti i suoi doni e

le sue inevitabili asperità. Sebbene il lutto e la memoria guidino molti dei componimenti, la raccolta

spazia verso orizzonti universali. Nei versi trovano posto i ricordi di gioventù, la perdita degli amici, la

condizione delle donne nella società contemporanea, ma anche suggestioni quotidiane e intime come

l’insonnia, la solitudine, la vecchiaia e la contemplazione di un cielo stellato. «E’ stata una esperienza

davvero incredibile - confessa la Minardi -, letteralmente, perché le prime persone che mi hanno contattato

dopo la lettura delle mie prime pubblicazioni, sono state anche persone che conosco bene ed erano più

sorprese di me di leggere ed apprezzare ciò che avevo scritto».

L’intento dell’opera - esposta anche al Salone Internazionale del Libro di Torino 2026, negli spazi

Aletti Editore - non è legato all’ambizione accademica, bensì al desiderio autentico di stabilire una

connessione. Ciò che conta per l’autrice è l’impatto personale sul lettore: «da un semplice interesse ad

emozione vera - confessa - o senso di condivisione…ma, soprattutto, un invito ad innamorarsi sempre più

della Vita che regna sovrana nelle mie poesie».

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