Una brevissima, folgorante epifania. La poesia di Vincenzo Savoca si pone in un registro di contrazione, un istante di resistenza.
È un componimento che gioca sul contrasto cromatico e materico:
"Di tanto penare, la luce / in rivoli di spento lustro": Qui c'è un'alchimia interessante. Il dolore ("penare") non si dissolve, ma si trasforma in una luce che ha perso la sua forza originaria, diventando "lustro", una superficie che riflette un passato o un’illusione.
"La vita che a scaglie / rotola in fragili sogni": L'immagine delle "scaglie" è bellissima e brutale: suggerisce una vita che perde pezzi, che si disquama, che perde la sua interezza man mano che il tempo avanza.
"Rinvenire d'ombre il sole": Questo verso finale è una sfida. Non è una ricerca facile; è un atto di "rinvenimento", quasi archeologico o investigativo. È la volontà ostinata di trovare ancora calore, anche quando il panorama è dominato dalle ombre.
È un "haiku" del sentimento, dove ogni parola è pesata per non lasciar passare nemmeno un grammo di retorica.
VIVERE
Sergio Batildi
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