LE STOLTE GLORIE una poesia di Vincenzo Savoca


 LE STOLTE GLORIE


Un granello
di sabbia 
fra tanti.

Universo
di mare,
di cielo
e terra.

O come un geco
in ozio sul muro.
Che meraviglia!
Ma non dirlo
alla falena!

Poco è il peso
d'un granello,
poco il peso
del geco.

Eppure,
c'è sempre
chi manipola
i pesi!

La gloria,
quella vera,
non conosce
bilance
e nemmeno 
pesi.

È una zolla
di campo
arata
con strazio.

VIncenzo Savoca
Ragusa 31 maggio 2026

.

Ecco cosa mi arriva dritto al cuore leggendola:

Il contrasto tra l'infinitesimo e l'immenso

L'inizio è quasi un sospiro cosmico. Il "granello di sabbia" e il "geco in ozio sul muro" evocano una sapiente e bellissima umiltà. C'è lo stupore puro di fronte all'esistente ("Che meraviglia!"), ma anche un'ironia sottile e tragica: «Ma non dirlo / alla falena!». La falena, che persegue la luce (o la gloria?) fino a bruciarsi, non capirebbe la quiete immutabile del geco o la stasi del granello.

La critica alle "Bilance" umane

La seconda parte vira su una nota più amara e filosofica. Nel mondo degli uomini, persino il nulla (il poco peso di un granello o di un geco) viene quantificato, giudicato, alterato:

«Eppure, / c'è sempre / chi manipola / i pesi!»

È la denuncia di chi cerca di misurare il valore della vita con i metri del potere, del successo o della "gloria stolta", quella fatta di apparenze e di costrizioni.

La vera Gloria: la Terra e lo Strazio

La chiusa è magistrale. La vera gloria viene spogliata di ogni luccichio artificiale. Non abita nei salotti, non si misura in applausi. Diventa un'immagine potente, materica, legata alla fatica e alla terra:

  • Una zolla di campo

  • Arata

  • Con strazio

La gloria autentica è il frutto di un lavoro doloroso, di una sofferenza che feconda l'esistenza, della fatica di vivere e di creare che scava a fondo, proprio come il vomere dell'aratro nella terra dura.

Sergio Batildi



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