LA LUNA PIPPO BUNORROTRI di Giuseppina De Biase

LA LUNA
Pippo Bunorrotri 

Si crees que la luna es solo una luz fría y distante, este poema te demostrará lo contrario. Descubrirás que puede ser cálida, protectora y capaz de aliviar incluso la soledad más profunda.

Imagina la Luna como una figura misteriosa que se despoja de sus velos, baila y utiliza hilos de cristal para bordar nuestros pensamientos más íntimos,

aquellos que no nos atrevemos a confesar a nadie durante el día.

El texto te atrapa desde el primer momento gracias a la imagen de la Luna que «suaviza la soledad». El poeta utiliza el adjetivo «suave — suave

De este modo, la soledad deja de ser aterradora y el cielo se convierte en un escenario encantado capaz de dar voz a nuestros sentimientos más íntimos.

La parte central del poema introduce una sensualidad inesperada y delicada. La Luna «se desnuda», muestra su franqueza, pero lo hace con «inocente timidez». No hay exhibicionismo, pero el eterno juego del misterio: esconderse tras las nubes que vagan como «peregrinos».

El ritmo se acelera cuando la oscuridad extiende su manto y el cielo comienza a palpitar con «diminutas fluorescencias». Estas estrellas no son simples luces, son interruptores emocionales que encienden «esos sentimientos de los que no hablamos».

Hacia el final de la noche, una de las imágenes más intensas del texto cobra forma: la Luna realiza la «danza del vientre en el cielo javanés».

Esta metáfora borra la clásica frialdad del espacio: el movimiento sinuoso de la Luna transforma la noche en un momento animado, hipnótico y cálido.

Solo con la llegada del amanecer la Luna termina su bordado y da paso a la luz, dejando al lector con una sensación de profunda paz y asombro.

Es un poema que hipnotiza al lector porque habla directamente al inconsciente. Todos hemos experimentado una noche de insomnio, guardado un secreto o confiado un deseo a las estrellas. El poeta toma estas sensaciones universales y las transforma en imágenes vívidas, en un viaje poético a través de los matices de la noche y los secretos del alma, dedicando este poema a todo aquel que aún sabe mirar al cielo y soñar.

Giuseppina De Biase


LA LUNA

La luna mullidora de soledades

zurcidora de siluetas

con hilos de cristal trenza

la emoción que el sueño

escribe en la escarpadura

del desierto de la noche

en la pared de los secretos.

En el océano de la oscuridad

la luna se desnuda

mostrando la palidez de su blancura

y la inocente timidez de su figura

que juega a esconder su misterio

en la estela de unas nubes

que errantes peregrinan

en el universo estrellado.

La negrura de la noche

extiende su manto oscuro

sobre la penumbra del atardecer

que cobija la luz del día,

diminutas fluorescencias

laten en el cielo oscuro

encendiendo esos sentimientos

de los que no se habla.

Desde el rincón del silencio

donde el sueño duerme

emergen esas ilusiones

que cabalgan emociones

que contumaces tratan sin permiso

a la inmensa llanura del sueño,

mientras la luna ejecuta

la danza del vientre

en el azabache cielo.

Cuando la noche se detiene

la luna mullidora de soledades

zurcidora de silencios

de esa realidad invisible

que es el sueño

para visitar al día.

Pippo Bunorrotri               


LA LUNA
Pippo Bunorrotri 

Se pensate che la Luna sia solo una luce fredda e distante, questa Poesia vi dimostrerà l’esatto contrario. Scoprirete che sa essere calda, protettiva e capace di rendere soffice anche la solitudine più amara. 

Immaginate la Luna come una figura misteriosa che si spoglia dei suoi veli, che danza e che usa fili di cristallo per ricamare i nostri pensieri più intimi, quelli che non osiamo confessare a nessuno di giorno. 

Il testo cattura fin dal primo istante grazie proprio  all’immagine della Luna che  «rende soffice le solitudini». Il Poeta usa l’aggettivo «soffice – mullidora» per descrivere una condizione dello spirito. La solitudine non è più un deserto arido, ma un luogo accogliente, protetto da una Luna artigiana che intreccia «fili di cristallo» per dare forma visibile alle nostre emozioni.

La solitudine smette così di fare paura e il cielo diventa un palcoscenico incantato capace di dare voce ai nostri sentimenti più intimi. 

La parte centrale della Poesia  introduce una sensualità inaspettata e delicata. La Luna «si spoglia», mostra il suo candore, ma lo fa con «innocente timidezza». Non c’è esibizionismo, ma il gioco eterno del mistero: nascondersi dietro le nuvole che vagano come «pellegrini».

Il ritmo accelera quando l’oscurità stende il suo manto e il cielo inizia a pulsare di «minuscole fluorescenze». Queste stelle non sono solo luci, sono interruttori emotivi che accendono «quei sentimenti di cui non si parla».

Verso la fine della notte prende forma una delle immagini più intense del testo: la Luna esegue la «danza del ventre nel cielo di giava».

Questa metafora cancella la classica freddezza dello spazio: il movimento sinuoso della Luna trasforma  la notte in un momento vivo, ipnotico e pieno di calore.

Solo con l’arrivo dell’alba  la Luna ha finito il suo ricamo e cede il posto alla luce   lasciando nel lettore una sensazione di profonda pace e meraviglia.

È una Poesia che  ipnotizza chi legge perché parla direttamente all’inconscio. Ognuno di noi ha vissuto una notte insonne, ha custodito un segreto o ha affidato un desiderio alle stelle. Il Poeta prende queste sensazioni universali e le trasforma in immagini vivide, in un viaggio poetico tra le sfumature della notte e i segreti dell’anima dedicando questa Poesia  a chiunque sa ancora guardare il cielo e sognare.

Giuseppina De Biase

LA LUNA

La luna, che rende soffici le solitudini

Ricamatrice di sagome

con fili di cristallo intreccia 

l’emozione che il sogno

scrive sulla scarpata

del deserto della notte

sulla parete dei segreti.

Nell’oceano dell’oscurità

la luna si spoglia

mostrando il pallore del suo candore

e l’innocente timidezza della sua figura

che gioca a nascondere il suo mistero

nella scia di alcune nuvole

che vagano come pellegrini

nell’universo stellato.

L’oscurità della notte

stende  il suo manto oscuro

Sulla penombra del tramonto

che custodisce  la luce del giorno,

minuscole fluorescenze

pulsano nel cielo scuro

accendendo quei sentimenti

di cui non si parla.

Dall’angolo del silenzio

dove il sonno dorme 

emergono quelle illusioni

che cavalcano emozioni

che ostinatamente tentano  senza permesso

l’immensa pianura del sogno,

mentre la luna esegue

la danza del ventre

nel cielo di giava.

Quando la notte finisce

la luna, che rende soffici le solitudini

Ricamatrice  di silenzi

di quella realtà invisibile

Che è il sogno

per far visita al giorno.

Pippo Bunorrotri 

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