Prima Nazionale IL PRODIGIO di Giacomo Bisordi e Fabrizio Sinisi dal 13 al 22 novembre dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17

 




STAGIONE TEATRALE 2026 - 2027

in corealizzazione con

Romaeuropa Festival

debutto in prima nazionale venerdì 13 novembre h 21

e repliche fino al 22 novembre,

(13-14-15 novembre repliche di Romaeuropa)

Dal 13 al 22 novembre dal martedì al venerdì h 21, sabato h 19, domenica h 17


IL PRODIGIO


dal romanzo omonimo di Fabrizio Sinisi

edito da Mondadori Premio Intersezioni 2026

adattamento di Giacomo Bisordi e Fabrizio Sinisi


regia Giacomo Bisordi

co-creazione e interpretazione (in o.a.) 


Matilde Bernardi, Candida Nieri, Gabriele Portoghese, Federica Rosellini


scene Marco Giusti


costumi e scenografa collaboratrice Caterina Rossi

suono e musiche originali Dario Felli


aiuto regia Paolo Costantini - assistente alla regia Marta Dellabona


dramaturg Dimitri Galli Rohl


produzione La Fabbrica dell’Attore – Teatro Vascello

in coproduzione Romaeuropa Festival e LAC – Lugano Arte e Cultura


guarda la presentazione https://youtu.be/WsyTSd0Cnqo

durata 120’

Giacomo Bisordi porta in scena Il Prodigio, primo romanzo del drammaturgo Fabrizio Sinisi

Premio Intersezioni 2026, accolto con entusiasmo dalla critica, trasformandolo in un

dispositivo scenico visionario che interroga il nostro bisogno di credere. Più che una

semplice trasposizione, il lavoro prende forma come un’apocalisse contemporanea nel

senso originario del termine: una rivelazione. Nel cielo di una grande città italiana appare un

volto dai tratti rozzi, quasi infantili; all’inizio è un’anomalia, poi una presenza, infine un

enigma capace di catalizzare desideri, paure e tensioni collettive. Attorno a

quell’apparizione si moltiplicano segni, guarigioni, eventi inspiegabili: proiezione, inganno o


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manifestazione divina? Al centro di questo smottamento del reale ci sono Don Luca,

sacerdote mediatico più abituato a raccontare la fede che a praticarla, Marta, figura

enigmatica e sfuggente, e Folker, profeta magnetico capace di intercettare il bisogno di

spiritualità e trasformarlo in una nuova, inquietante forma di culto.

Con la sua regia tesa e lucidissima, Bisordi attraversa il romanzo come un libro di visioni,

costruendo una sequenza di immagini, crolli e apparizioni che incrinano ogni sistema di

senso. In scena, Gabriele Portoghese, Federica Rosellini, Matilde Bernardi e Candida Nieri

danno corpo a un universo sospeso tra desiderio, fede e dissoluzione. Di fronte

all’inspiegabile, quando ogni certezza vacilla, a che cosa scegliamo di credere?


LA MACCHINA DEI RITI

Fabrizio Sinisi

Il prodigio è il mio primo romanzo. L’ho scritto durante la prima clausura del Covid. Ogni

mattina, circondato da un silenzio siderale, entravo nella voce del mio personaggio e

andavo avanti per otto o nove ore, a volte anche di più, chiuso in quel personaggio come un

pilota in una navicella spaziale, in preda a una specie di piccola possessione privata. Non

sapevo dove stavo andando, né perché. Mi limitavo a coltivare questa storia di follia

collettiva come se fosse il mio giardino privato, senza troppe idee in testa su quello che

stavo facendo. Scriverlo era diventato il mio piccolo rito di resistenza nel mondo. Solo dopo

mi sono accorto che quel testo esisteva anche al di fuori dei cordoni sanitari. “Funzionava”:

avevo tra le mani uno strano marchingegno letterario capace di raccontare qualcosa, di

questo tempo, molto più attuale e contemporaneo di quanto credessi scrivendolo. Qualcosa

che ancora oggi non riesco a definire con precisione, ma che riguarda l’epoca in cui

viviamo. La letteratura, io credo, è fatta non solo di testimonianze, confessioni e memoir,

ma anche di questi strumenti bizzarri, implausibili, a volte un po’ incoscienti, strani oggetti

fatti di linguaggio che servono a processare cose altrimenti incomprensibili. E forse questi

tempi folli richiedono strumenti altrettanto folli. Operazioni un po’ spericolate, come questa.

Il prodigio è un testo sul credere. Affronta la fede come concetto pratico, sistematico, non

necessariamente religioso: la fede come operazione personale e collettiva, su cui si basano

le esistenze singole e le strutture sociali. Lo Stato è un atto di fede, la nostra famiglia è un

atto di fede, il patto sociale è un atto di fede. Ma cosa succede quando un atto di fede

diventa così intenso e disperato da travolgere tutto? La storia del Prodigio sviluppa fino alle

estreme conseguenze questo presupposto: il credere non è un atto mansueto, passivo, né

tantomeno pio. Il credere può diventare – e qui appunto lo diventa – un’azione

destabilizzante, perturbante, addirittura violenta, qualcosa che può andare fuori controllo,

mettere in pericolo le vite e le strutture sociali.


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Scrivo teatro da quindici anni. Se c’è una cosa di cui mi sono accorto scrivendo per la prima

volta un testo narrativo e non drammaturgico, è questa: il teatro è sempre un discorso

pubblico. Per quanto possa ovviamente occuparsi anche di argomenti privatissimi o usare

un linguaggio intimo e personale, il teatro porta sempre in sé l’origine inestirpabile di un rito

collettivo, una cerimonia comunitaria che coinvolge l’intera Città. La narrativa funziona al

contrario: per quanto possa raccontare storie collettive, il rapporto che stabilisce con il suo

destinatario è sempre individuale. In narrativa parlo a una persona per volta: ho davanti un

lettore ignoto che se vuole si ferma a pensare, che rilegge, che zooma, che smonta e

rimonta il testo come vuole e ne decide il tempo, il tono, lo interrompe quando vuole, lo

abita a modo suo. Il romanzo è un messaggio in una bottiglia, una lettera in codice che

mandi a uno sconosciuto. Il narratore scrive per una persona, il drammaturgo scrive per un

luogo.

Per portare questo testo in teatro non si poteva semplicemente “adattarlo”. Bisognava

riportarlo a una dimensione pubblica, comunitaria. Bisognava trasformare un rito privato in

una cerimonia collettiva. Operazione ancora più acrobatica e difficile, visto che il romanzo è

raccontato dalla voce di un sacerdote, e che tutta la storia è in fondo una storia di riti, di

cerimonie, di preghiere esplicite o nascoste, di strane procedure mistiche e stravaganti

tecnologie dello spirito. Bisognava procedere per flussi e campi di forza. Trasformare il

romanzo in un libro di visioni, un vocabolario di deliri, sogni, manie, aspirazioni e follie. Per

raccontare una storia di riti, serviva a sua volta un dispositivo rituale.

In questo spettacolo, quel dispositivo rituale è diventato l’Attore. Il corpo dell’attore,

esattamente come il Volto nel romanzo, diventa qui una macchina di riti, capace di

comprenderli ed evocarli tutti, quelli realistici e quelli impossibili, quelli già presenti e quelli

ancora a venire. Lo spettacolo non si svolge come un racconto, ma come una cerimonia

contemporanea in tre atti: il rito teatrale come il primo e il più antico fra tutti i nostri riti.


NOTE DI REGIA

L’insostenibile leggerezza della creduloneria

A Lugano, dove il prodigio vede la sua fase finale di prova, c’è una piccola monorotaia. 

È stata dismessa nel 1987 dopo tanti utilizzi e tante epoche del secolo scorso. 

Oggi rimane solo qualche segno: un’insegna che contrasta sommessamente contro le

vetrine brillanti del centro e trova la solidarietà della vicina parete pietrosa e nitida della

Chiesa di Santa Maria degli Angeli. 

E un magnifico binario arrugginito che punta dritto verso il cielo. 

"Un mito di progresso lanciato sopra i continenti" sembra dire, citando qualcuno che sa

scrivere meglio. 


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Guardando quella rovina penso a quello che stiamo creando qua, la storia di chi crede ad

un certo punto di avere un ponte diretto col cielo.

Ho incontrato il prodigio in un momento in cui guardare in alto era una minaccia: lo scorso

inverno, a Stoccolma per un lavoro, sopra la testa c’era solo una massa nera e persistente. 

Senza segni e senza possibilità d’immaginazione.

Rientrato a Roma, con l’improvvisa esplosione di un azzurro per quanto ancora freddo,

sentii una gioia inedita. 

E proprio in quell’istante incrociai il romanzo grazie alla segnalazione di un’amica e collega,

Claudia Di Giacomo.

Una storia che si apriva con un’apparizione nel cielo era un segno da interpretare.

Ho scelto che fosse così.

Esattamente quello che accade ai protagonisti e alle protagoniste del racconto: un volto nel

cielo non può che essere interpretato, non può non essere un messaggio.

Mi torna in mente una parola semplice: creduloneria, il desiderio di credere che tracima ogni

argine razionale.

C’è ovunque nel racconto un’aspettativa di salvezza, la speranza che qualcosa dia

finalmente un senso alla nostra esistenza. 

Quel volto è lì per dire qualcosa a me.

Per dirmi che cosa sto a fare qua. 

E conoscerlo finalmente mi salverà.

Nello scegliere che cosa portare in scena, tra le molte linee che compongono il romanzo,

assieme a Sinisi, ho tenuto quello come punto di partenza.

E tranciato via tutto il resto.

Cos’è rimasto? 

Giorno dopo giorno il cielo si è calato in un racconto terrestre, materiale, fatto di ferro e di

elettrodomestici trasformati in altari di culti improvvisi, patetici e violenti.

E tra le pieghe di questa concretezza è nato inaspettato un racconto sull’amore.

Sul nostro desiderio - pericolosissimo quanto ineludibile - di salvare chi amiamo: una

persona come un’intera comunità.

Quel desiderio, se esaudito, potrebbe giustificare la nostra esistenza.

Ma che succede se ad un tratto ci rendiamo conto che non possiamo farlo, che salvare chi

amiamo è impossibile?

Voglio chiudere queste righe proprio ringraziando l’intera compagnia di interpreti - autori ed

autrici della scena, registi e registe a loro volta, cui va il credito profondo della creazione - e

di collaboratori e collaboratrici: la loro solidarietà artistica ha ridefinito ancora una volta la

parola “amicizia”.

Buona visione.


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BIOGRAFIA DI GIACOMO BISORDI

Giacomo Bisordi nasce a Lucca nel 1985. Si laurea in biologia molecolare prima di dedicarsi

a un altro organismo: il teatro. Si diploma in regia all’Accademia Nazionale d’Arte

Drammatica “Silvio D’Amico” e si forma lavorando con Gabriele Lavia, Peter Stein, Matthias

Langhoff, Giorgio Barberio Corsetti e Massimo Popolizio.

Dal 2018 è collaboratore artistico stabile di Milo Rau, per il quale lavora come dramaturg e

regista collaboratore in numerose produzioni teatrali e operistiche internazionali. È stato

capo dramaturg di NTGent e collabora con l’artista fiamminga Miet Warlop.

Come regista firma, tra gli altri, Uomo senza meta, Peng, La fabbrica degli attori, Giunsero i

terrestri su Marte, non era così e Misura per misura. Insegna recitazione e regia

all’Accademia “Silvio D’Amico”, alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano e al Théâtre

National de Strasbourg.

Nei suoi spettacoli mescola testi, testimonianze, immagini e performance, alternando ironia

e violenza, realismo e artificio. Al centro ci sono spesso famiglie e comunità attraversate da

conflitti, in cui il bisogno di amare, credere e appartenere si confonde con il desiderio di

esercitare potere sugli altri.

BIOGRAFIA DEL CAST DI INTERPRETI

Matilde Bernardi, classe 1998, si diploma presso l’Accademia Nazionale D’Arte

Drammatica “Silvio d’Amico”, con il saggio “Hotel Goldoni” diretto da Antonio Latella.

Lavora come interprete con i registi Giacomo Bisordi, Massimiliano Farau e Fabio Condemi

ed è assistente alla regia per “Veronica” di Federica Rosellini, Biennale Teatro di Venezia.

Nel 2023 è tra i selezionati per il progetto BAT (Bottega Amletica Testoriana) curato da

Antonio Latella.

Nel 2024 debutta presso Roma Europa Festival con il progetto “Mine-Haha, ovvero

dell’educazione fisica delle fanciulle”, regia di Marco Corsucci, di cui è interprete e

coautrice.

Lo stesso anno partecipa alla serie RAI “L'altro ispettore”, per la regia di Paola Randi.

Nel 2025 debutta presso il Teatro Stabile di Bolzano con “Risveglio di Primavera”, per la

regia di Marco Bernardi; presso il Teatro Stabile di Torino con “About Lolita”, progetto della


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compagnia Biancofango; al LAC di Lugano in “Dittico della Bufera – Il Gabbiano”, per la

regia di Carmelo Rifici.

Nel 2026 partecipa a Biennale Teatro per la mise en espace a cura di Alessandro Businaro

di “Bacio, sogno, autodistruzione”, testo di Davide Pascarella.

Candida Nieri si diploma nel 1999 presso la Scuola del Piccolo Teatro di Milano,

appartenendo all’ultima generazione di allievi di Giorgio Strehler.

Lavora come interprete con registi tra cui Antonio Capuano, Maria Grazia Cipriani, Emil

Hrvatin, Fabrizio Montecchi, Andrea De Rosa, Pierpaolo Sepe e Fabio Condemi.

Tra i suoi primi spettacoli figurano “Hamlet Machine”, per la regia di Antonio Capuano; “Le

Troiane”, per la regia di Maria Grazia Cipriani; “Camillo. Memo 0.1”, per la regia di Emil

Hrvatin; “Migrazioni”, di Marco Leone, e “Scrooge”, per la regia di Fabrizio Montecchi.

Nel 2010 entra a far parte della compagnia stabile del progetto “Fondamentalismo”, diretto

da Antonio Latella presso il Teatro Nuovo di Napoli.

Con Antonio Latella sviluppa una lunga collaborazione artistica, prendendo parte a

numerosi spettacoli, tra cui “Le lacrime amare di Petra von Kant” (2008), “Maria” (2010),

“Don Giovanni a cenar teco” (2012), “C’è del pianto in queste lacrime” (2012),

“Francamente me ne infischio” (2013), per il quale riceve il Premio Ubu come migliore

attrice, e “Ti regalo la mia morte, Veronika” (2015).

Nel 2015 debutta al Festival delle Colline Torinesi con “MA”, monologo scritto da Linda

Dalisi e diretto da Antonio Latella, ispirato alla figura materna nell’opera di Pier Paolo

Pasolini. Lo spettacolo viene presentato anche a Londra, al Coronet Theatre, nel 2017. Per

questa interpretazione riceve il Premio Duse Social nel 2015 e il Premio Adelaide Ristori nel

2016.

Nel 2019 è interprete de “La valle dell’Eden”, da John Steinbeck, per la regia di Antonio

Latella. Nel 2021 partecipa a “La filosofia nel boudoir”, da Sade, per la regia di Fabio

Condemi, vincitore del Premio Ubu per la migliore regia.

Nella stagione 2025/2026 interpreta la Regina Margherita in “Riccardo III” di William

Shakespeare, per la regia di Antonio Latella, produzione del Teatro Stabile dell’Umbria e del

LAC di Lugano.

Parallelamente all’attività teatrale si dedica alla musica come cantante e cantautrice,

collaborando con I Matti delle Giuncaie e con il progetto S.Candidaproteggiimarinai!, con cui

riceve nel 2002 il Premio Radio Rai 1 alla XIII edizione di Musicultura

Gabriele Portoghese si diploma presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio

d’Amico” e inizia il suo percorso artistico sotto la guida di Carlo Cecchi.


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Lavora come interprete con registi e artisti tra cui Andrea Baracco, Giorgio Barberio

Corsetti, Valerio Binasco, Giacomo Bisordi, Ferdinando Bruni, Fabio Condemi, Fabio

Cherstich e Gianluigi Toccafondo, Daria Deflorian, Luca Marinelli, Muta Imago, Giorgina Pi,

Roberto Rustioni e Federica Santoro.

Nel 2017 riceve il Premio Stampa Siracusa.

Nel 2019 interpreta Amleto, per la regia di Valerio Binasco. Lo stesso anno cura, insieme a

Fabio Condemi, la drammaturgia di “Questo è il tempo in cui attendo la grazia”, spettacolo

diretto da Condemi di cui è unico interprete.

Nel 2020 debutta con “Tiresias”, monologo tratto dall’opera di Kae Tempest, per la regia di

Giorgina Pi. Per questa interpretazione riceve nel 2021 il Premio Ubu come migliore attore o

performer. Nello stesso anno vince il Premio Ivo Chiesa – Futuro della scena e il Premio

Mariangela Melato.

Sempre nel 2021 scrive con Giorgina Pi “Guida immaginaria”, diretto dalla stessa Pi, e

collabora con Cristiano De Fabritiis alla composizione delle musiche.

Nel 2023 dirige insieme a Federica Rosellini “Orgia”, reading dall’opera di Pier Paolo

Pasolini. Nello stesso anno idea e scrive “Noi vogliamo essere una faccenda leggera”,

nell’ambito della performance site-specific “Termini. In una qualunque parte del pianeta”,

progetto di Daria Deflorian, Muta Imago e Antonio Tagliarini.

Nel 2024 è interprete de “La vegetariana”, dal romanzo di Han Kang, per la regia di Daria

Deflorian, spettacolo per il quale riceve una candidatura al Premio Ubu come migliore attore

o performer nel 2025.

Nel 2025 debutta in “La cosmicomica vita di Q”, ideato e diretto da Luca Marinelli, ed è

interprete e collaboratore alla drammaturgia di “Atomica”, di Muta Imago.

Nel 2026 scrive e dirige “Preghierine”.

Al cinema lavora, tra gli altri, con Stefano Mordini e Lyda Patitucci.

Federica Rosellini, classe 1989, si diploma alla Scuola del Piccolo Teatro di Milano dopo

studi di canto e violino. Performer, regista, drammaturga, sound designer e curatrice

artistica, è anche danzatrice e illustratrice. Nel 2023 un suo ritratto è esposto al MAXXI nella

mostra Straordinarie, dedicata a artiste e intellettuali che si sono particolarmente distinte per

la loro forte identità e la loro ricerca. In teatro lavora fra gli altri con Ronconi, Latella, De

Rosa, Lacasadargilla, Watkins, Sinigaglia e Rifici, ottenendo premi Hystrio Vocazione e

Mariangela Melato, Reiter e due Ubu come miglior performer under 35. Al cinema è

protagonista di Dove cadono le ombre di Pedicini (premio Nuova Imaie attrice rivelazione,

Venezia 2017) e nel 2024 di Confidenza di Luchetti (candidata Nastri d’Argento e Globi


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d’Oro) e Campo di battaglia di Amelio (candidata Nastri d’Argento). Come regista e autrice,

artista associata al Piccolo Teatro, crea lavori come Carne blu, tratto dal suo omonimo libro.

Collabora, fra gli altri, con Biennale Teatro, ERT, TPE–Teatro Piemonte Europa, Elsinor e

Teatro Stabile di Bolzano; insegna e ha insegnato in diverse realtà fra cui la Silvio d’Amico

ed è attualmente docente di Regia al DAMS di Torino. Tra le regie recenti iGirl e Ivan e i

cani, in tournée. Dal 2026 è co-direttrice artistica del Festival delle Colline Torinesi.


Info e prenotazioni esclusivamente tramite abbonamenti Zefiro , Eolo e CARD LIBERA E

CARD LOVE, card libera scuole, info promozioneteatrovascello@gmail.com   -

promozione@teatrovascello.it

Biglietti: Intero 25 euro - Ridotto over 65: 20 euro - Ridotto addetti ai lavori del settore e

Cral/Enti convenzionati: 18 euro - Ridotto studenti, studenti universitari, docenti e operatori

esclusivamente delle scuole di teatro, cinema e danza 16 euro e gruppi di almeno 10

persone 16 euro a persona È possibile acquistare i biglietti, abbonamenti e card

telefonicamente 065881021 con carta di credito e bancomat abilitati,

acquista direttamente alla biglietteria https://www.teatrovascello.it/biglietteria-26-27/

acquista tramite bonifico bancario SOLAMENTE PER GRUPPI DI ALMENO 10 PERSONE

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Gianicolense 137 A di Roma iban IT28f0306905096100000013849

oppure acquista on line https://www.vivaticket.com/it/ticket/il-prodigio/303928

oppure acquista on line TUTTA LA STAGIONE

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Info: 06 5881021 – 06 5898031

promozioneteatrovascello@gmail.com - promozione@teatrovascello.it

Teatro Vascello Via Giacinto Carini 78

Monteverde Roma


ORARI spettacoli

dal martedì al venerdì h.21

sabato h.19

domenica h.17

BIGLIETTERIA

intero € 25


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over 65 € 20

cral e convenzioni € 18

studenti € 16

CARD

Card love (2 ingressi per 2 spettacoli a scelta su tutta la programmazione dal martedì

alla domenica) € 74 acquista on line

Card libera (6 spettacoli non cumulativi a scelta su tutta la programmazione dal

martedì alla domenica) € 114 acquista on line 

 

Card libera scuole di teatro* 5 ingressi anche cumulativi € 50

(su tutti gli spettacoli in cartellone dal martedì al giovedì)

Card libera scuole di teatro* week end 5 ingressi anche cumulativi € 65

(su tutti gli spettacoli in cartellone dal venerdì alla domenica)

* le scuole di teatro devono essere certificate e convenzionate con il teatro Vascello

quindi acquistabili soltanto per telefono o alla biglietteria del teatro

 

Card Danza 4 ingressi anche cumulativi € 50 Glass with Silence / C'era una volta /

The Sleeping Queen / Ma a che serve la luce? acquista on line

Card trilogia poveri cristi 45 euro tre spettacoli ( Laika – Pueblo – Rumba ) acquista

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Le card devono essere acquistate preventivamente almeno 24 ore prima dal primo

utilizzo. Si consiglia la prenotazione del posto e la verifica della disponibilità dei

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