Rivalutazione pensioni 2027: aumenti verso il 2,9%, ecco quanto potrebbero salire gli assegni

Rivalutazione pensioni 2027 con pensionati, sede INPS, euro e grafico degli aumenti degli assegni.
Immagine editoriale dedicata alla rivalutazione delle pensioni 2027, con una coppia di pensionati, monete, banconote in euro, calcolatrice e grafico crescente. Sullo sfondo compare una sede INPS, mentre la grafica evidenzia l’ipotesi di un adeguamento degli assegni vicino al 2,9%.

La rivalutazione delle pensioni nel 2027 potrebbe essere sensibilmente più alta rispetto a quella applicata nel 2026. Le prime stime indicano infatti un adeguamento vicino al 2,9%, legato all’aumento dell’inflazione registrato nel corso del 2026. Se questo valore venisse confermato, milioni di pensionati vedrebbero crescere l’assegno da gennaio, con incrementi che potrebbero arrivare a quasi 18 euro al mese per la pensione minima e superare i 50 euro per un assegno da 2.000 euro. Ma la percentuale definitiva non è ancora stata fissata.

Pier Carlo Lava

La parola chiave “rivalutazione pensioni 2027” sta diventando particolarmente interessante perché il ritorno dell’inflazione sta modificando le previsioni sugli assegni del prossimo anno. Secondo le valutazioni attualmente disponibili, l’inflazione acquisita nel 2026 si colloca intorno al 2,9%, un livello decisamente superiore all’1,4% utilizzato per la rivalutazione delle pensioni nel 2026.

Il dato definitivo arriverà soltanto più avanti, quando il Ministero dell’Economia stabilirà con decreto la percentuale provvisoria di perequazione da applicare dal 1° gennaio 2027. Per questo gli importi che oggi possono essere calcolati devono essere considerati delle stime, non cifre già definitive.

Quanto potrebbero aumentare le pensioni nel 2027

Se venisse confermata una rivalutazione del 2,9%, l'aumento sarebbe significativo soprattutto per gli assegni medio-bassi, che secondo il meccanismo attualmente vigente recuperano integralmente l'inflazione fino a quattro volte il trattamento minimo.

Una pensione di 1.000 euro mensili salirebbe indicativamente a 1.029 euro; un assegno di 1.500 euro arriverebbe a circa 1.543,50 euro, mentre una pensione di 2.000 euro potrebbe raggiungere 2.058 euro.

Anche la pensione minima potrebbe passare dagli attuali 611,85 euro a circa 629,60 euro mensili, con un incremento vicino ai 18 euro al mese. Si tratta però di una simulazione basata sull'attuale ipotesi di inflazione del 2,9%.

Per un pensionato con un assegno da 2.000 euro significherebbe quindi circa 58 euro lordi in più al mese, equivalenti a oltre 750 euro su tredici mensilità prima dell'effetto della tassazione.

Il meccanismo della rivalutazione

L'obiettivo della perequazione è evitare che l'aumento dei prezzi riduca progressivamente il potere d'acquisto delle pensioni.

Se non interverranno modifiche con la prossima Legge di Bilancio, dovrebbe restare il sistema attuale, che prevede il recupero del 100% dell'inflazione fino a quattro volte il trattamento minimo, del 90% tra quattro e cinque volte il minimo e del 75% per la quota superiore a cinque volte il minimo.

Questo significa che non tutte le pensioni aumentano esattamente della stessa percentuale sull'intero importo. Per gli assegni più elevati il meccanismo opera infatti per scaglioni.

La Corte costituzionale ha recentemente ribadito che interventi legislativi sulla perequazione sono possibili, ma devono rispettare criteri di ragionevolezza, proporzionalità e adeguatezza, invitando inoltre il legislatore a intervenire con particolare prudenza sul sistema ordinario di indicizzazione delle pensioni.

Una rivalutazione che potrebbe costare circa 10 miliardi

L'aumento previsto per il 2027 avrebbe un effetto rilevante anche sui conti pubblici. Secondo una stima elaborata sulla base dei dati INPS, una rivalutazione vicina al 2,9% potrebbe comportare una maggiore spesa per lo Stato nell'ordine dei 10 miliardi di euro, prima di considerare il ritorno fiscale generato dalla maggiore imposizione sugli assegni.

È proprio questa dimensione finanziaria a rendere la rivalutazione delle pensioni uno dei temi centrali della prossima Manovra 2027.

L'Istat aveva già previsto per il 2026 una significativa accelerazione dell'inflazione, indicando un deflatore dei consumi delle famiglie intorno al 2,9%, prima di un possibile rallentamento nel 2027.

Quando sapremo l'aumento definitivo

Il passaggio decisivo arriverà verso la fine del 2026. Come accaduto lo scorso anno, sarà un decreto del Ministero dell'Economia a stabilire la percentuale provvisoria di rivalutazione da applicare alle pensioni dal gennaio successivo.

Nel novembre 2025, ad esempio, il decreto ministeriale aveva fissato la rivalutazione delle pensioni per il 2026, successivamente applicata dall'INPS.

Per il momento, quindi, il 2,9% rappresenta una previsione molto significativa ma non ancora definitiva.

Se l'inflazione dovesse confermarsi su questi livelli, il 2027 potrebbe comunque portare uno degli adeguamenti pensionistici più consistenti degli ultimi anni. Un aumento che, tuttavia, rappresenterebbe soprattutto il tentativo di recuperare almeno una parte del potere d'acquisto perso a causa dell'aumento dei prezzi.

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Immagine generata con I.A.

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