Maldive, i cinque sub italiani morirono per mancanza d’ossigeno: escluse intossicazione e attacco di squali
| Maldive, cinque sub italiani morirono durante un’immersione in grotta: la perizia indica la mancanza di ossigeno come causa del decesso. |
La tragedia dei cinque sub italiani morti durante un’immersione alle Maldive lo scorso maggio comincia ad avere una spiegazione medico-legale più precisa. Le autopsie indicano che Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino, Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti sarebbero morti per anossia, dopo essere rimasti nella grotta sommersa abbastanza a lungo da esaurire l’aria disponibile nelle bombole. Resta però ancora da chiarire perché il gruppo non sia riuscito a tornare in superficie in tempo e quali siano state le precise circostanze che hanno portato alla tragedia.
Pier Carlo Lava
La perizia: causa della morte l’anossia
Gli accertamenti sono stati eseguiti nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Roma, con la Procura di Busto Arsizio incaricata degli esami autoptici. Secondo la consulenza depositata, la causa della morte sarebbe per tutti e cinque la totale mancanza di ossigeno.
Il gruppo si trovava all’interno di una cavità sommersa a circa 60 metri di profondità. Gli esperti ritengono che i sub siano rimasti sott’acqua oltre il tempo consentito dall’autonomia delle bombole, fino all’esaurimento dell’aria respirabile.
Questo chiarisce il meccanismo finale della morte, ma non ancora la dinamica completa dell’incidente.
Esclusa l’ipotesi dell’avvelenamento
Nelle settimane successive alla tragedia erano state avanzate diverse ipotesi. Una riguardava un possibile problema alla miscela respirata o un’intossicazione.
Gli esami tossicologici non avrebbero però rilevato sostanze capaci di determinare perdita di coscienza o morte. L’ipotesi di un avvelenamento perde quindi consistenza alla luce dei risultati della perizia.
A maggio si era parlato anche della possibile tossicità dell’ossigeno e di problemi legati alla miscela utilizzata nelle bombole, ma si trattava ancora di ipotesi preliminari.
Nessun segno compatibile con un attacco di squali
Anche un’altra delle ipotesi circolate dopo il ritrovamento dei corpi viene ora sostanzialmente esclusa.
Le autopsie non avrebbero riscontrato lesioni riconducibili all’aggressione di squali o di altri animali marini. Non sarebbero emersi neppure traumi tali da spiegare da soli la morte dei cinque sub.
La presenza di squali nelle acque maldiviane aveva alimentato inizialmente alcune ricostruzioni, ma i dati medico-legali non sembrano sostenerle.
L’ipotesi della perdita di orientamento
Rimane invece aperta una domanda decisiva: perché cinque sub non sono riusciti a uscire dalla grotta prima dell’esaurimento delle bombole?
Una delle ipotesi attualmente considerate è quella della perdita di orientamento all’interno della cavità sommersa. In un ambiente di grotta, il ritorno diretto verso la superficie non è sempre possibile: occorre ritrovare il percorso di uscita seguendo il corridoio sommerso percorso all’andata.
Già nelle ricostruzioni dei giorni successivi alla tragedia era emersa la possibilità che il gruppo avesse imboccato un corridoio sbagliato o fosse penetrato troppo in profondità nella struttura.
Gli speleosub finlandesi impegnati nel recupero dei corpi avrebbero descritto la cavità come particolarmente complessa, sottolineando le difficoltà incontrate durante le operazioni.
Le GoPro e i computer subacquei possono chiarire gli ultimi minuti
La parte forse più importante dell’indagine deve ancora essere completata.
Gli investigatori dovranno confrontare i risultati delle autopsie con i dati contenuti nelle telecamere GoPro, nei computer subacquei, negli strumenti da polso e nelle bombole recuperate.
Questi dispositivi potrebbero consentire di ricostruire profondità, tempi dell’immersione, percorso seguito e durata della permanenza nella grotta.
Le immagini delle telecamere potrebbero inoltre mostrare cosa accadde nei minuti in cui il gruppo cercò, presumibilmente, di trovare l’uscita.
Un’immersione a profondità estrema
Il punto nel quale si sarebbe verificata la tragedia si trova intorno ai 60 metri di profondità, mentre le immersioni ricreative alle Maldive sono normalmente limitate a profondità molto inferiori.
RaiNews aveva riportato già a maggio che le autorità locali stavano verificando anche le autorizzazioni e il tipo di immersione effettuata.
A profondità di questo tipo aumentano sensibilmente le difficoltà operative e i margini di errore diventano molto ridotti. In una grotta sommersa, inoltre, non è possibile effettuare semplicemente una risalita verticale d’emergenza: è necessario prima raggiungere l’uscita della cavità.
È proprio questo elemento che rende particolarmente delicata la ricostruzione.
L’inchiesta resta aperta
La Procura di Roma mantiene aperto un fascicolo per omicidio colposo.
Gli inquirenti devono verificare se la tragedia sia stata il risultato esclusivamente di una concatenazione di eventi durante l’immersione oppure se vi siano state responsabilità nella pianificazione, nell’organizzazione o nell’autorizzazione dell’uscita.
Tra gli aspetti che dovranno essere chiariti figurano l’adeguatezza dell’attrezzatura, la quantità e la miscela dell’aria nelle bombole, le procedure seguite e le decisioni prese prima dell’ingresso nella grotta.
La perizia autoptica permette quindi di rispondere a una domanda fondamentale: come sono morti i cinque sub.
La risposta, secondo gli esperti, è l’anossia.
Resta però ancora aperta la domanda più difficile: che cosa li abbia portati a rimanere nella grotta fino all’esaurimento dell’aria.
Ed è proprio su questo che si concentrerà adesso l’inchiesta.
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La perizia sui cinque sub italiani morti alle Maldive indica come causa del decesso la mancanza di ossigeno. Escluse le ipotesi di avvelenamento e di attacco di squali. Restano da chiarire la dinamica dell’immersione e il motivo per cui il gruppo non riuscì a uscire dalla grotta sommersa.
Fonti: Corriere della Sera RaiNews
Crediti immagine: Immagine originale realizzata con intelligenza artificiale per Alessandria Post / ItaliaNewsPost.
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