Il caso Manzoni. Di Fabio Mongardi.


 

Il caso Manzoni. Di Fabio Mongardi.


A guerra ormai conclusa, la notte del 7 luglio 1945, nella piccola frazione di Frascata in bassa Romagna, la famiglia dei conti Manzoni, proprietari terrieri remoti parenti del celebre autore dei Promessi Sposi, viene massacrata: l’anziana madre, donna pia e fervente cattolica, i tre figli maschi e la serva. I Manzoni erano legati al fascismo ma nessuno di loro si era macchiato di omicidi. Verrà istituito un processo in cui saranno condannati alcuni ex partigiani vicini al partito comunista, ma l’intera vicenda si dipanerà tra silenzi, omertà, ritrattazioni e un clima ambiguo di sospetto che non verrà mai meno.

Fabio Mongardi, autore di romanzi pluripremiati e tradotti anche all’estero, in Il caso Manzoni affronta quel tragico periodo della storia italiana che fu il dopoguerra attraverso un’opera che potremmo definire un saggio romanzato. Affrontando l’argomento secondo il motto tacitiano ‘sine ira et studio’, vale a dire in modo equilibrato e obiettivo, lontano da passioni e pregiudizi, l’autore ci accompagna in un periodo ancora eccitato e furente in zone come la bassa Romagna, che pagarono un gravoso tributo di sangue per la Liberazione.

Nel dopoguerra, il clima da guerra civile, che contrappose fascisti, repubblichini e partigiani, durò per diverso tempo prima di giungere se non a una pacificazione almeno a una non belligeranza. La famiglia Manzoni fu vittima di questo contesto, ma anche chi commise il delitto venne travolto dalle proprie azioni.

Mongardi ci mostra come non fu solo scontro ideologico: ad esso si mischiarono rancori personali, invidie e tutto quel bagaglio di nefandezze che l’uomo porta dentro di sé. Erano anni in cui il confine tra il bene e il male era labile, confuso da odi, passioni e ingiustizie.

Il caso Manzoni è una lettura di alto valore storico, ma anche avvincente e coinvolgente, Mongardi utilizza il suo stile raffinato per stemperare l’intenso carico di odio e rabbia in cui è immersa la vicenda, conducendola verso la rarefazione della letteratura, che trasforma il vissuto in umana e dolente tragedia.

La bassa Romagna è anche la terra di Giovanni Pascoli: l’autore ha trasportato l’elegia del rapporto con la natura, tipica del poeta, nelle descrizioni struggenti del territorio della bassa, del fiume, degli alberi, di uno spazio abitato dall’acqua che nutre ogni genere di essere vivente, facendo così emergere il bisogno disperato degli uomini di una consolazione che se non può provenire da Dio gli possa essere concessa almeno dalla natura. In questo modo, una brutale vicenda di sangue e rancori diviene uno straziante simbolo dell’umana infelicità e della perenne presenza di Caino, di fronte a un universo che, indenne dalle feroci passioni degli uomini, è lui solo detentore di armonia e di bellezza.

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