Il bivio tra ricordo e oblio terzo racconto del viandante

 


Il bivio tra ricordo e oblio

Dopo ore di cammino lungo una strada che si snodava tra colline sterili, il vagabondo giunse a un bivio. Qui, due sentieri si aprivano davanti a lui, come braccia tese in direzioni opposte. Non c’erano segnalazioni, né indicazioni su dove portassero, solo un antico cartello di legno ormai illeggibile, inclinato sotto il peso degli anni e del vento.

Si fermò per un istante, osservando con attenzione i due percorsi. Uno sembrava avvolto da un velo di nebbia, come se il tempo lo avesse abbandonato, lasciandolo in un limbo tra passato e presente. L’altro era illuminato dalla luce dorata del tramonto, invitante e pieno di promesse, ma con un che di artificiale, come una maschera posta su un volto sconosciuto.

Il bivio non era solo fisico; rappresentava una scelta interiore. Continuare a cercare le risposte nei ricordi, rischiando di rimanere intrappolato in essi, o lasciarli andare per abbracciare l’ignoto, si chinò e raccolse una manciata di terra dal sentiero nebbioso. La polvere gli scivolò tra le dita, fredda e silenziosa, come un eco di ciò che era stato.

“I ricordi sono ciò che siamo,” pensò. Ma subito un’altra voce dentro di lui rispose: “O forse sono solo il peso che ci impedisce di andare avanti.”

Senza una risposta chiara, si avvicinò alla nebbia. Ogni passo era un confronto con frammenti di immagini che riaffioravano come spettri: un volto familiare, un luogo che non riusciva a identificare, un profumo che svaniva prima di essere colto. La nebbia sembrava viva, pronta a divorarlo se si fosse spinto troppo in profondità. Era il sentiero dei ricordi, un percorso intricato e pericoloso, dove il rischio di perdersi era reale.

Si voltò verso l’altro sentiero, quello dorato. Sembrava promettere un sollievo immediato, la libertà dall’incertezza, ma c’era qualcosa di inquietante nella sua perfezione. Era come se quella strada fosse costruita per attrarre i viaggiatori stanchi, offrendo loro l’illusione di una pace che, in realtà, non esisteva.

Alla fine, decise di non scegliere. Sedette sul terreno, a metà strada tra i due percorsi, e osservò il tramonto dissolversi lentamente nella notte. “Forse non si tratta di prendere una decisione,” pensò. “Forse si tratta di accettare il fatto che il ricordo e l’oblio non sono opposti, ma parti di uno stesso viaggio.”

Quando la luna si alzò alta nel cielo, si alzò in piedi. Sapeva che doveva continuare a camminare, ma non importava quale strada avrebbe scelto. Ogni sentiero avrebbe portato nuove domande, e quelle domande erano il vero motore del suo viaggio.


Così,

senza voltarsi indietro,

fece un passo avanti, verso la nebbia,

lasciando che il vento

e il tempo decidessero il resto.

Dal bivio di nebbia e di sole,

dove il tempo trattiene il respiro,

si muovono piano parole

che cercano il primo sospiro.

Non serve scegliere un nome,

né chiedere al vento dove va:

il passato s’impara

a far come la polvere

che non peserà.

Un passo s’addentra nell’ombra,

un altro rincorre la luce,

ma è il dubbio che il cuore riombra

la sola chiarità che conduce.

I ricordi son passi già fatti,

l’oblio è la via da tracciare:

due sponde per gli stessi tratti,

due modi di continuare.

Sergio Batildi

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