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| Eugenio Montale (1896–1981), tra i maggiori protagonisti della poesia italiana del Novecento, autore della raccolta “Ossi di seppia”. |
Con “I limoni”, Eugenio Montale, premio Nobel per la Letteratura nel 1975, ci accompagna in un paesaggio fatto di sentieri, fossi, orti e alberi di limoni, dove la bellezza non appartiene soltanto alle cose straordinarie, ma si nasconde nei piccoli dettagli della vita quotidiana. È una poesia che invita a guardare oltre le apparenze, a riscoprire il valore della semplicità e a riconoscere quei rari momenti nei quali la natura sembra offrire una tregua alle inquietudini dell'esistenza.
Pier Carlo Lava – Alessandria Post
I limoni
di Eugenio Montale
Ascoltami, i poeti laureati si muovono soltanto fra le piante dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti. lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi fossi dove in pozzanghere mezzo seccate agguantano i ragazzi qualche sparuta anguilla: le viuzze che seguono i ciglioni, discendono tra i ciuffi delle canne e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.
Meglio se le gazzarre degli uccelli si spengono inghiottite dall’azzurro: più chiaro si ascolta il susurro dei rami amici nell’aria che quasi non si muove, e i sensi di quest’odore che non sa staccarsi da terra e piove in petto una dolcezza inquieta.
Qui delle divertite passioni per miracolo tace la guerra, qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza ed è l’odore dei limoni.
Testo riprodotto nella versione fornita, che costituisce una selezione di versi della poesia originale.
Recensione: la bellezza nascosta nella semplicità
“I limoni” rappresenta una delle dichiarazioni più significative della poetica di Eugenio Montale. Il componimento, pubblicato nella raccolta “Ossi di seppia” del 1925, si apre con una presa di distanza dai «poeti laureati», espressione con la quale l'autore richiama una tradizione letteraria caratterizzata da un linguaggio elevato e da immagini ricercate. Montale sceglie invece le strade polverose, i fossi, le pozzanghere, le canne e gli orti, luoghi apparentemente modesti che acquistano, attraverso la poesia, una straordinaria intensità espressiva. Non si tratta soltanto di una preferenza paesaggistica, ma di una precisa concezione della letteratura: la poesia deve saper cogliere il significato nascosto dell'esistenza anche negli elementi più comuni.
Il paesaggio ligure, profondamente legato all'esperienza personale del poeta, diventa così uno spazio di ricerca interiore. Il silenzio che segue il frastuono degli uccelli permette di ascoltare il fruscio dei rami e di percepire con maggiore intensità il profumo dei limoni. È proprio questo odore, così concreto e familiare, a suscitare quella «dolcezza inquieta»che racchiude una delle intuizioni più profonde del componimento. La felicità non appare come una condizione stabile e definitiva, ma come un'esperienza improvvisa, fragile, capace di illuminare per un momento una realtà spesso dominata dall'incertezza.
Particolarmente significativo è il passaggio nel quale Montale afferma che, in quei luoghi, anche ai poveri può spettare una parte di ricchezza. Non è la ricchezza materiale a rendere preziosa l'esistenza, ma la possibilità di riconoscere e vivere momenti di autentica bellezza. L'odore dei limoni diventa il simbolo di un dono accessibile a tutti, una forma di felicità che non richiede privilegi e che nasce dal rapporto diretto con la natura.
La grandezza di questa poesia risiede anche nella capacità di trasformare un'esperienza sensoriale in una riflessione universale sulla condizione umana. Montale non propone una visione ingenuamente ottimistica del mondo: la dolcezza resta inquieta, la serenità è temporanea e il mistero dell'esistenza non viene definitivamente risolto. Tuttavia, proprio in questa precarietà, il poeta riconosce il valore degli istanti nei quali la vita sembra rivelare una possibilità di armonia.
Eugenio Montale, breve biografia
Eugenio Montale nacque a Genova il 12 ottobre 1896 e morì a Milano il 12 settembre 1981. È stato uno dei maggiori poeti italiani del Novecento, oltre che critico letterario, giornalista e traduttore.
Tra le sue raccolte più importanti figurano “Ossi di seppia” (1925), “Le occasioni” (1939), “La bufera e altro” (1956) e “Satura” (1971). Nel 1975 ricevette il Premio Nobel per la Letteratura.
La sua poesia affronta temi come il male di vivere, la solitudine, la memoria, l'amore e la ricerca di un significato dell'esistenza, spesso attraverso oggetti e paesaggi quotidiani trasformati in simboli di grande intensità.
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Ritratto fotografico in bianco e nero di Eugenio Montale, raffigurato con giacca, camicia e cravatta. L'immagine accompagna la recensione della poesia “I limoni” pubblicata su Alessandria Post.
Fonte: Wikimedia Commons – Senatore Eugenio Montale
Crediti fotografici: Fotografia storica di Eugenio Montale. Autore e condizioni di licenza da verificare nella scheda originale di Wikimedia Commons.
Copyright: Non attribuire © Alessandria Post alla fotografia originale. Riportare l'autore e la licenza indicati da Wikimedia Commons prima della pubblicazione.

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