Un nuovo rapporto internazionale solleva interrogativi sulla crescente capacità militare degli Houthi nello Yemen. Il movimento sostenuto dall'Iran starebbe tentando di costruire missili balistici avanzati utilizzando componenti provenienti dalla Cina, con una gittata potenziale di circa 1.900 chilometri, sufficiente a raggiungere obiettivi in Arabia Saudita e Israele. La vicenda arriva mentre il Medio Oriente attraversa una fase di forte instabilità, con ripercussioni sulla sicurezza regionale e sui mercati energetici.
Pier Carlo Lava – Alessandria Post
Il rapporto sulle forniture cinesi agli Houthi
Secondo un'inchiesta pubblicata dal Wall Street Journal il 14 ottobre 2026, basata su documentazione raccolta da Conflict Armament Research (CAR), organizzazione specializzata nell'analisi delle armi impiegate nei conflitti, i miliziani Houthi starebbero sviluppando una capacità autonoma di produzione di missili balistici a medio raggio. L'obiettivo sarebbe realizzare una versione del Kheibar Shekan, un sistema missilistico iraniano progettato per colpire obiettivi a lunga distanza. La documentazione esaminata dagli investigatori riguarda componenti provenienti da fornitori cinesi, alcuni dei quali sarebbero stati individuati in spedizioni intercettate dalle autorità yemenite. Due carichi sequestrati nel 2025 contenevano materiali e parti destinabili alla costruzione di sistemi missilistici, nascosti tra altre merci. Le informazioni sono state trasmesse agli investigatori nel luglio 2026 e successivamente analizzate per ricostruire la provenienza delle forniture. Il dato significativo riguarda il possibile sviluppo di una filiera produttiva locale, che consentirebbe agli Houthi di ridurre almeno in parte la dipendenza dall'arrivo di missili già assemblati dall'estero.
Un missile capace di raggiungere Israele e l'Arabia Saudita
Il sistema che gli Houthi starebbero tentando di costruire si ispira al Kheibar Shekan iraniano, presentato da Teheran nel 2022 e appartenente alla categoria dei missili balistici a medio raggio. Secondo quanto riportato dal quotidiano americano, la versione allo studio potrebbe raggiungere una distanza di circa 1.200 miglia, equivalenti a circa 1.900 chilometri. Una capacità di questo genere permetterebbe teoricamente di colpire bersagli distribuiti nell'intero territorio saudita e in Israele, ampliando considerevolmente la pressione militare esercitabile dal movimento yemenita. Le caratteristiche attribuite al sistema comprendono una guida di precisione e capacità di manovra che potrebbero complicare l'intercettazione, senza tuttavia rendere impossibile l'azione delle difese antimissile. Occorre distinguere tra le caratteristiche del modello iraniano e quelle di una sua eventuale versione realizzata nello Yemen: la disponibilità di componenti non costituisce una prova dell'esistenza di un missile completo, collaudato e operativo.
Perché l'Arabia Saudita è particolarmente esposta
La nuova rivelazione assume particolare rilevanza alla luce degli attacchi condotti dagli Houthi contro infrastrutture saudite, comprese installazioni energetiche e aeroportuali. L'Arabia Saudita dispone di un territorio molto esteso, nel quale sono distribuiti impianti petroliferi, raffinerie, depositi, aeroporti e altre infrastrutture strategiche. Proteggere contemporaneamente tutti questi obiettivi rappresenta una sfida complessa, anche per un Paese dotato di importanti risorse militari e di sistemi di difesa sviluppati con il sostegno degli Stati Uniti. Nell'analisi pubblicata sul Corriere della Sera il 14 ottobre, il giornalista Guido Olimpio evidenzia il ruolo della geografia, dell'esperienza accumulata dagli Houthi e della varietà degli armamenti impiegati. Il movimento ha infatti sviluppato negli anni tattiche che combinano missili e droni, creando differenti problemi ai sistemi di sorveglianza e intercettazione. Il rischio principale non riguarda soltanto la gittata delle armi, ma anche la possibilità di attacchi ripetuti contro numerosi bersagli strategici.
Il ruolo dell'Iran e gli interrogativi sulla Cina
Gli Houthi, conosciuti anche come movimento Ansar Allah, costituiscono una delle principali forze politico-militari dello Yemen e mantengono da anni stretti rapporti con l'Iran, che ha contribuito allo sviluppo delle loro capacità militari. Le informazioni sulle forniture provenienti dalla Cina suggeriscono però un possibile ampliamento delle reti internazionali di approvvigionamento. La provenienza cinese di determinati componenti non equivale automaticamente a una responsabilità diretta del governo di Pechino, né dimostra, da sola, che le autorità cinesi fossero a conoscenza della destinazione finale delle merci. La Cina sostiene di rispettare le normative internazionali sulle esportazioni militari, mentre le indagini sulle forniture agli Houthi sollevano interrogativi sull'efficacia dei controlli e sulla circolazione di tecnologie utilizzabili anche in ambito bellico. Per gli analisti, la questione centrale consiste nel comprendere quanto il movimento yemenita sia riuscito a diversificare i propri fornitori e a costruire competenze tecniche autonome.
Le conseguenze per il petrolio e la sicurezza internazionale
L'eventuale rafforzamento delle capacità missilistiche degli Houthi potrebbe avere ripercussioni che superano i confini dello Yemen. L'Arabia Saudita è uno dei maggiori produttori ed esportatori di petrolio al mondo, mentre le rotte commerciali del Mar Rosso e dello Stretto di Hormuz rivestono un'importanza decisiva per gli scambi energetici internazionali. Gli attacchi contro impianti e collegamenti strategici possono contribuire ad alimentare l'incertezza dei mercati, aumentando i costi assicurativi, le difficoltà logistiche e le preoccupazioni per le forniture. In un contesto già segnato dalla guerra in Iran, queste tensioni rischiano di sommarsi alle difficoltà esistenti. Per l'Europa e per l'Italia, fortemente legate ai mercati energetici internazionali, le conseguenze potrebbero riflettersi sui costi dei trasporti e delle attività produttive. Non si tratta però di effetti automatici: molto dipenderà dall'evoluzione degli scontri, dall'effettiva capacità operativa degli Houthi e dalla risposta dei Paesi coinvolti.
Un nuovo elemento di instabilità nel Medio Oriente
La vicenda descritta dal Wall Street Journal richiama l'attenzione su un cambiamento che riguarda numerosi conflitti contemporanei: la possibilità per gruppi armati non statali di acquisire componenti avanzati attraverso reti commerciali internazionali e tentare di sviluppare autonomamente sistemi d'arma complessi. Nel caso degli Houthi, il rapporto di Conflict Armament Research rappresenta un elemento significativo per comprendere l'evoluzione delle loro capacità, ma richiede ulteriori verifiche sull'effettivo avanzamento del programma missilistico. Per Arabia Saudita e Israele, l'eventuale disponibilità futura di nuove armi a medio raggio costituirebbe un ulteriore problema di sicurezza. Per la comunità internazionale, invece, emerge ancora una volta la difficoltà di controllare i trasferimenti di tecnologie sensibili e di impedire che i conflitti regionali si allarghino attraverso nuove reti di approvvigionamento militare.
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Fonti verificate: Wall Street Journal; Associated Press; ANSA; Corriere della Sera – Analisi di Guido Olimpio.
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Crediti: Immagine editoriale generata con Intelligenza Artificiale per Alessandria Post.
Copyright: © Alessandria Post – elaborazione grafica AI.
Nota editoriale: Immagine illustrativa realizzata con AI. Non documenta un sistema missilistico realmente fotografato nello Yemen. La mappa e le traiettorie rappresentate hanno esclusivamente valore simbolico e non costituiscono dati geografici o militari verificati.

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