Francia, la rivolta dei licei degenera: violenze e migliaia di fermi, l’intelligence punta su La France insoumise
Quella che era cominciata come una protesta degli studenti contro la carenza di insegnanti, gli edifici scolastici degradati e le difficoltà quotidiane della scuola francese ha assunto nel giro di pochi giorni dimensioni completamente diverse. Incendi, scontri con la polizia, danneggiamenti e migliaia di fermi hanno trasformato la mobilitazione dei licei in una delle questioni più delicate per il governo francese. Ma alla crisi dell'ordine pubblico se ne è aggiunta un'altra, tutta politica: secondo quanto riferito dall'entourage del primo ministro Sébastien Lecornu al termine di una riunione di crisi, i servizi di intelligence francesi ritengono che all'origine della mobilitazione vi sia stata una manovra organizzata da La France insoumise e da ambienti dell'ultrasinistra. Un'accusa pesantissima che il partito di Jean-Luc Mélenchon respinge con decisione e sulla quale, allo stato attuale, è necessario distinguere attentamente ciò che è documentato dalle interpretazioni politiche.
Pier Carlo Lava
Dai problemi della scuola alla protesta nazionale
La mobilitazione è partita nella seconda metà di settembre dall'area parigina. Uno dei primi epicentri è stato il liceo Saint-Exupéry di Créteil, dove gli studenti denunciavano in particolare la mancanza di docenti. In pochi giorni le proteste si sono estese ad altri istituti dell'Île-de-France e successivamente al resto del Paese.
Le ragioni indicate dagli studenti sono numerose: posti di insegnamento scoperti, edifici deteriorati, classi sovraffollate, organizzazione degli orari, condizioni materiali insufficienti e contestazione del sistema Parcoursup, utilizzato per l'accesso all'istruzione superiore. In alcune scuole delle periferie parigine gli studenti hanno denunciato situazioni particolarmente difficili, arrivando a segnalare presenza di ratti e scarafaggi e forti problemi legati alle temperature negli edifici.
Il malessere, quindi, non nasce dal nulla. Lo stesso governo francese ha riconosciuto che esistono problemi reali all'interno degli istituti e che le richieste degli studenti devono essere ascoltate. Il ministro dell'Istruzione Édouard Geffray ha infatti previsto incontri con organizzazioni studentesche, rappresentanti dei genitori e personale scolastico.
Il salto di scala: più di mille istituti coinvolti
La situazione è però cambiata molto rapidamente. Giovedì 1° ottobre il ministero dell'Interno ha contato azioni di protesta in 1.027 istituti, con 222 scuole bloccate. Secondo Le Monde, si tratta di quasi un liceo su quattro nel Paese.
La giornata del 1° ottobre viene considerata dal governo francese un punto di svolta. Non soltanto per l'estensione geografica delle manifestazioni, ma soprattutto per il livello raggiunto dalle violenze.
A Nantes un liceo è stato interessato da un incendio; danni provocati dal fuoco sono stati registrati anche a Le Havre. A Strasburgo è stata incendiata almeno un'automobile, mentre a Tolosa si sono verificati scontri con la polizia. Particolarmente grave la situazione registrata a Marsiglia: nei pressi del liceo Saint-Exupéry un mezzo dei vigili del fuoco è stato incendiato dopo che i pompieri erano stati costretti ad allontanarsi. In un altro episodio, al liceo Victor Hugo, due insegnanti sono stati accidentalmente raggiunti da benzina durante il tentativo di uno studente di gettare carburante in un contenitore.
Il ministro dell'Interno Laurent Nuñez ha sostenuto inoltre che in alcune località sarebbero stati individuati agitatori capaci di spostarsi da una scuola all'altra allo scopo di alimentare gli scontri. Reuters aveva già riferito il 30 settembre di episodi nei quali era stato lanciato acido cloridrico contro le forze dell'ordine.
Quasi duemila fermi in un giorno
Anche i numeri danno la misura della situazione. Secondo il ministero dell'Interno, nella sola giornata del 1° ottobre sono state effettuate 1.949 interpellations, termine francese che indica persone fermate dalle forze dell'ordine e che non equivale automaticamente a un arresto o a una condanna secondo l'accezione italiana. Nella stessa giornata sono stati indicati 305 feriti tra poliziotti, gendarmi e vigili del fuoco.
Il 2 ottobre il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha parlato di circa 2.000 persone fermate dall'inizio della fase più acuta delle proteste, circa due terzi delle quali poste in stato di fermo di polizia. Secondo Darmanin, inoltre, tra coloro che partecipano agli episodi più violenti vi sarebbe una minoranza della quale non è nemmeno certo che faccia parte del mondo studentesco.
Più di 400 istituti scolastici e altre strutture educative sono rimasti chiusi venerdì 2 ottobre, mentre in diversi casi è stata prevista la didattica a distanza.
L'accusa dell'intelligence: «una manovra organizzata da LFI»
È qui che la vicenda assume una dimensione politica ancora più importante.
Al termine della riunione di crisi presieduta dal primo ministro Sébastien Lecornu, l'entourage di Matignon ha riferito ai giornalisti che, secondo una valutazione condivisa dai servizi di intelligence francesi, all'origine del movimento vi sarebbe stata una operazione organizzata da La France insoumise e da soggetti dell'ultrasinistra ad essa vicini. La stessa ricostruzione è stata riportata indipendentemente da Reuters e dai principali media francesi.
Si tratta però di un passaggio che richiede particolare prudenza. Che questa valutazione sia stata comunicata dal governo è un fatto documentato; altra cosa sarebbe considerare già dimostrata pubblicamente una responsabilità diretta di LFI nell'organizzazione delle violenze.
Le informazioni rese pubbliche finora mostrano certamente una presenza politica di esponenti di La France insoumise nelle mobilitazioni. Il deputato Louis Boyard si era recato già il 21 settembre al liceo Saint-Exupéry di Créteil e successivamente aveva auspicato l'estensione del movimento. Altri parlamentari e amministratori vicini alla formazione di Mélenchon hanno partecipato o espresso apertamente solidarietà agli studenti.
Questo documenta il sostegno politico alla mobilitazione, ma da solo non dimostra che il partito abbia organizzato gli incendi, le aggressioni o gli altri episodi violenti.
Un elemento che complica la ricostruzione: TikTok
C'è inoltre un particolare significativo. Prima delle accuse formulate il 1° ottobre, una precedente nota della polizia nazionale francese visionata da Le Monde aveva sottolineato l'importanza assunta dai social network nella propagazione delle proteste.
Alcuni video riguardanti i blocchi dei licei avevano raggiunto centinaia di migliaia di visualizzazioni. Uno di essi aveva superato 800.000 visualizzazioni e 120.000 "mi piace" in appena 48 ore. Secondo la ricostruzione del quotidiano francese, la diffusione sembrava essere avvenuta in maniera sostanzialmente organica e diversi contenuti erano stati rilanciati da profili specializzati in notizie sensazionalistiche piuttosto che direttamente da strutture politiche. Viginum, l'organismo francese incaricato di individuare le interferenze digitali straniere, non aveva inoltre rilevato in quella fase un'amplificazione artificiale riconducibile ad attori stranieri.
È quindi possibile che più fattori abbiano contribuito contemporaneamente all'esplosione della protesta: malcontento reale nelle scuole, organizzazioni studentesche, sostegno politico, dinamiche spontanee sui social network e successivamente l'ingresso nelle manifestazioni di gruppi più radicali.
La France insoumise respinge ogni responsabilità nelle violenze
LFI contesta frontalmente la versione del governo.
Il coordinatore nazionale Manuel Bompard ha accusato Matignon di cadere nel «complotismo» e di infantilizzare gli studenti, sostenendo che il movimento sarebbe nato spontaneamente dalle difficili condizioni presenti in numerosi istituti.
Il deputato Louis Boyard ha dichiarato che La France insoumise ha sempre sostenuto manifestazioni non violente e ha accusato invece il governo di avere aggravato la tensione attraverso la repressione delle proteste. Anche Jean-Luc Mélenchon ha respinto le accuse, sostenendo che le cause della mobilitazione precedono e superano l'intervento del suo movimento politico.
La contrapposizione è quindi ormai netta: da una parte il governo sostiene, sulla base delle informazioni ricevute dai servizi, che esista una componente di organizzazione politica della protesta; dall'altra LFI riconosce e rivendica il proprio sostegno alle rivendicazioni degli studenti, ma nega di avere organizzato le violenze.
Una protesta che sembra avere ormai due anime
È probabilmente questa distinzione il punto essenziale per comprendere quanto sta accadendo in Francia.
Da una parte esiste una mobilitazione studentesca con rivendicazioni concrete, confermate dalle testimonianze raccolte negli istituti e riconosciute almeno in parte dallo stesso governo. Molte manifestazioni si sono svolte senza violenze.
Dall'altra, con l'allargamento della protesta, sono comparsi incendi, aggressioni, lanci di oggetti e sostanze pericolose, danneggiamenti e scontri con le forze dell'ordine. È proprio su questa seconda componente che le autorità francesi stanno concentrando l'attenzione, cercando di capire quanto sia composta da studenti e quanto invece da gruppi esterni capaci di inserirsi nei cortei e nei blocchi.
Attribuire automaticamente ogni manifestante a una regia politica sarebbe quindi una semplificazione. Allo stesso modo, ignorare la presenza di esponenti politici e di gruppi radicali nelle mobilitazioni impedirebbe di comprendere un elemento documentato della vicenda.
Il vero rischio per la Francia
Il problema per il governo Lecornu è adesso evitare che due questioni differenti finiscano definitivamente per sovrapporsi: la crisi della scuola e quella dell'ordine pubblico.
Se le violenze continueranno, la discussione sulle carenze degli istituti rischia di essere oscurata da incendi, scontri e arresti. Ma una risposta concentrata esclusivamente sull'ordine pubblico potrebbe, a sua volta, alimentare ulteriormente il malcontento degli studenti che manifestano pacificamente.
La decisione del ministro dell'Istruzione di incontrare studenti, genitori e personale scolastico sembra indicare il tentativo di riaprire parallelamente un canale politico e sociale.
Resta infine il grande interrogativo sulla responsabilità di La France insoumise. Esiste oggi una valutazione dei servizi di intelligence, resa nota da Matignon, che indica LFI e ambienti dell'ultrasinistra come protagonisti dell'origine e dell'amplificazione del movimento. Esistono inoltre fatti documentati che mostrano esponenti di LFI presenti ai blocchi e impegnati a sostenere l'estensione della protesta. Ma le informazioni rese pubbliche finora non consentono di trasformare automaticamente questi elementi nella prova che il partito abbia diretto o organizzato le violenze.
È proprio su questa distinzione che si giocherà una parte importante dello scontro politico francese dei prossimi giorni. Nel frattempo, ciò che era iniziato davanti ai cancelli di alcuni licei dell'area parigina è diventato in meno di due settimane un'emergenza nazionale capace di coinvolgere più di mille istituti e di mettere sotto pressione contemporaneamente scuola, governo e forze dell'ordine.
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GEO: Francia – Parigi – Créteil – Marsiglia – Nantes – Strasburgo – Tolosa
Fonte: Immagine generata con Intelligenza Artificiale – elaborazione grafica Alessandria Post.
Nota: Immagine illustrativa; non documenta uno specifico episodio reale delle manifestazioni.
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