Assegno unico, scattano i controlli INPS: con un ISEE irregolare l’importo può scendere a circa 58 euro per figlio

Famiglia alle prese con documenti ISEE e Assegno unico durante i controlli INPS, con riferimento a 58 euro per figlio.
Assegno unico, verifiche INPS sulle DSU e sull’ISEE: in caso di anomalie non regolarizzate l’importo può essere ridotto fino alla quota minima prevista.

L’INPS ha avviato nuove verifiche sull’Assegno unico e universale, concentrandosi sulle Dichiarazioni Sostitutive Uniche utilizzate per il calcolo dell’ISEE. L’obiettivo è confrontare quanto dichiarato dalle famiglie con i dati disponibili negli archivi dell’Istituto e nelle banche dati fiscali. Per chi riceve una comunicazione di anomalia il rischio concreto è vedere l’assegno ridotto all’importo minimo, che nel 2026 è di circa 58 euro per ciascun figlio minore, ma esistono modalità per regolarizzare la posizione ed evitare o correggere il taglio. 

Pier Carlo Lava

Cosa sta controllando l’INPS

Le verifiche riguardano in particolare le DSU utilizzate per ottenere l’ISEE corrente. L’INPS confronta i dati autocertificati dal cittadino con quelli presenti nei propri archivi e nelle altre banche dati pubbliche, per accertare che redditi, patrimoni mobiliari e altre informazioni dichiarate siano coerenti.

L’Istituto ha precisato che si tratta di controlli ordinari finalizzati a garantire la corretta erogazione delle prestazioni e a contrastare indebite percezioni. Alcuni beneficiari dell’Assegno unico possono quindi ricevere una comunicazione con la richiesta di approfondire specifici elementi presenti nella DSU. 

Secondo le notizie diffuse negli ultimi giorni, sarebbero circa 4.000 le famiglie interessate da questa prima tornata di verifiche. 

Perché si rischia di scendere a circa 58 euro

L’importo dell’Assegno unico dipende principalmente dall’ISEE del nucleo familiare.

Per il 2026, la quota base per ciascun figlio minore varia da un massimo di circa 203,80 euro con ISEE fino a 17.468,51 euro a un minimo di circa 58,30 euro per chi non presenta un ISEE valido oppure ha un ISEE pari o superiore a 46.582,71 euro. A questi importi possono poi aggiungersi varie maggiorazioni previste dalla normativa. 

Ecco quindi da dove nasce il riferimento al possibile “taglio a 58 euro”.

Non significa che l’INPS stia riducendo indiscriminatamente l’Assegno unico a tutte le famiglie. Il problema riguarda invece i casi nei quali l’ISEE utilizzato per determinare un importo più elevato presenti omissioni, difformità o elementi che non vengono regolarizzati.

In mancanza di un ISEE utilizzabile per determinare correttamente la fascia economica, può essere riconosciuto l’importo minimo previsto.

Quali anomalie possono emergere

Le irregolarità possono riguardare soprattutto dati reddituali o il patrimonio mobiliare.

Tra gli elementi che possono generare difformità figurano, ad esempio, conti correnti, depositi, titoli o altre disponibilità finanziarie che risultano nelle banche dati ma non coincidono con quanto indicato nella DSU.

Questo non significa automaticamente che il cittadino abbia commesso una frode. Una discordanza può dipendere anche da un errore materiale, da informazioni incomplete o da una dichiarazione compilata in maniera non corretta.

Proprio per questo è prevista la possibilità di chiarire e regolarizzare la situazione.

Cosa fare se arriva la comunicazione dell’INPS

Chi riceve una segnalazione non dovrebbe ignorarla.

La normativa prevede essenzialmente tre possibilità.

Si può presentare all’INPS la documentazione necessaria a dimostrare che i dati indicati nella DSU sono corretti.

In alternativa si può presentare una nuova DSU corretta, eliminando le omissioni o le difformità riscontrate.

Se invece la dichiarazione è stata predisposta tramite un CAF e l’errore dipende materialmente dal CAF stesso, è possibile richiedere la rettifica della DSU, nei casi previsti. 

È quindi fondamentale controllare attentamente il contenuto della comunicazione ricevuta e verificare quali elementi l’INPS chiede di giustificare.

Attenzione anche all’ISEE non presentato

Il problema non riguarda soltanto gli ISEE difformi.

Nel 2026, chi non dispone di un ISEE valido riceve normalmente l’importo minimo dell’Assegno unico.

L’INPS aveva ricordato che, per chi già percepiva la prestazione, non era necessario presentare una nuova domanda di Assegno unico, ma restava necessario avere un ISEE aggiornato per ricevere l’importo calcolato sulla propria effettiva situazione economica. 

Per le mensilità del 2026, l’Istituto ha inoltre applicato le nuove soglie ISEE previste dalla normativa e rivalutate annualmente.

Non tutti ricevono 58 euro

È importante evitare un equivoco.

I 58 euro non rappresentano il nuovo importo dell’Assegno unico, né una riduzione generalizzata decisa dall’INPS.

Si tratta della quota minima riconosciuta nel 2026, in particolare a chi non presenta un ISEE oppure supera la soglia massima prevista.

Gli ultimi dati ufficiali disponibili mostrano infatti che l’importo medio effettivamente erogato è molto più elevato: a luglio 2026 era pari a circa 177 euro per figlio, considerando anche le maggiorazioni. 

Quanto è importante l’Assegno unico per le famiglie

Le dimensioni della misura aiutano a comprendere perché l’INPS stia intensificando i controlli.

Nei primi sette mesi del 2026 hanno ricevuto l’Assegno unico oltre 6,1 milioni di nuclei familiari, per circa 9,65 milioni di figli.

Nello stesso periodo sono stati erogati complessivamente 11,6 miliardi di euro.

Siamo quindi davanti a una delle principali misure di sostegno economico alle famiglie italiane.

Come evitare il taglio

Il consiglio più importante è semplice: controllare immediatamente la propria posizione ISEE se arriva una comunicazione dell’INPS.

Non conviene attendere che l’anomalia produca effetti sull’importo dell’assegno.

È possibile accedere al Portale unico ISEE dell’INPS, rivolgersi a un CAF oppure verificare con l’intermediario che ha predisposto la dichiarazione se i dati inseriti corrispondono effettivamente a quelli risultanti nelle banche dati.

Se emerge un errore, la DSU può essere corretta secondo le procedure previste.

Se invece i dati sono corretti, sarà necessario fornire la documentazione richiesta dall’Istituto.

La novità, dunque, non è un taglio generalizzato dell’Assegno unico, ma una campagna di controlli mirata sugli ISEE. Per le famiglie interessate, però, le conseguenze possono essere rilevanti: un assegno calcolato su una fascia ISEE favorevole può scendere fino alla quota minima se la situazione non viene chiarita.

Ed è proprio per questo che, davanti a una comunicazione dell’INPS, intervenire rapidamente può fare la differenza.

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L’INPS ha avviato verifiche sulle DSU utilizzate per il calcolo dell’ISEE legato all’Assegno unico. In presenza di anomalie non regolarizzate, l’importo può scendere fino alla quota minima di circa 58 euro per figlio. È possibile intervenire correggendo la DSU o presentando la documentazione richiesta.

Crediti immagine: Immagine originale realizzata con intelligenza artificiale per Alessandria Post / ItalianNewsPost.

Fonti: INPS  

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