ASL Alessandria, organici al minimo e assunzioni ferme: i sindacati proclamano lo stato di agitazione

Corsia ospedaliera con medici e infermieri al lavoro, simbolo della carenza di personale e dello stato di agitazione nell’ASL Alessandria.
ASL Alessandria, sindacati in stato di agitazione per organici ridotti, assunzioni insufficienti e carichi di lavoro crescenti.

La tensione nella sanità pubblica della provincia di Alessandria sale di livello. La RSU dell’ASL AL e le principali organizzazioni sindacali del comparto sanitario hanno proclamato lo stato di agitazione, denunciando quello che definiscono un blocco delle assunzioni, una progressiva riduzione degli organici e crescenti difficoltà nell’organizzazione dei servizi. Giovedì 8 ottobre alle 15.30, ad Alessandria, verranno illustrate le prossime iniziative di mobilitazione sul territorio provinciale. 

Pier Carlo Lava

Il nodo principale: personale sempre più ridotto

Al centro della protesta c’è soprattutto la questione degli organici. I sindacati parlano di un “blocco totale delle assunzioni” che impedirebbe il normale turnover e il ricambio generazionale, mentre il personale già in servizio sarebbe costretto a sostenere carichi di lavoro sempre più pesanti. 

La denuncia non nasce all’improvviso. Le difficoltà legate al personale erano già emerse in passato anche in documenti ufficiali dell’azienda. In un accordo ASL AL con RSU e organizzazioni sindacali relativo al progetto “Pronto ASL AL”, l’azienda stessa riconosceva la permanenza di “continue e gravi carenze di organico” in alcune professionalità sanitarie e tecniche, tra cui blocco operatorio e diversi servizi territoriali. ASL AL

Questo rende il confronto attuale particolarmente delicato: non si tratta soltanto di una vertenza sindacale sul piano contrattuale, ma di un problema che tocca direttamente la capacità della sanità provinciale di mantenere servizi e prestazioni con dotazioni sufficienti.

Meno personale significa più pressione su chi resta

Secondo le organizzazioni sindacali, la riduzione degli organici determina inevitabilmente un aumento dei carichi di lavoro. Turni più difficili da coprire, minori possibilità di sostituzione, ferie complicate da organizzare e maggiore ricorso alla pronta disponibilità sono alcune delle conseguenze tipiche quando il personale scende sotto determinati livelli.

Già ad agosto la FP CGIL aveva denunciato carichi di lavoro considerati insostenibili, turni modificati con scarso preavviso e un aumento delle dimissioni volontarie, chiedendo un cambio di rotta nella gestione del personale. 

Il problema, quindi, rischia di alimentarsi da solo: meno personale significa più pressione su chi rimane e una situazione lavorativa più difficile può a sua volta favorire nuove uscite dal servizio pubblico.

Le contestazioni riguardano anche l’organizzazione interna

La protesta non si limita però alle assunzioni.

RSU e sindacati segnalano presunte criticità anche nell’applicazione di diversi regolamenti aziendali. Le contestazioni riguardano orari di lavoro, mobilità del personale, attribuzione degli incarichi, formazione, trasporti e pronta disponibilità. 

Un altro punto riguarda le relazioni sindacali. Le rappresentanze dei lavoratori contestano all’azienda un confronto che, a loro giudizio, non rispetterebbe pienamente quanto previsto dal contratto collettivo e dallo Statuto dei lavoratori.

Sono elementi che trasformano la vertenza da semplice richiesta di nuove assunzioni a una critica più ampia sul modello organizzativo e sulla gestione complessiva delle risorse umane.

L’allarme sugli ospedali della provincia

Il punto più rilevante per i cittadini riguarda però i servizi.

Secondo i sindacati, negli ospedali dell’Alessandrino sarebbe in corso una riduzione dei servizi essenziali e dei posti letto, con possibili conseguenze sull’assistenza.

È qui che la vertenza assume una dimensione più ampia.

Quando mancano infermieri, operatori sanitari, tecnici o altre figure essenziali, il problema non resta confinato all’organizzazione interna dell’ospedale. Può tradursi in tempi di attesa più lunghi, difficoltà nell’apertura dei reparti, turnazioni più rigide e minore capacità di risposta.

La questione riguarda quindi contemporaneamente lavoratori e utenti.

I numeri sul personale

Nel dibattito è intervenuto anche Domenico Ravetti, vicepresidente del Consiglio regionale del Piemonte, che ha richiamato dati già presentati in Commissione Sanità.

Secondo quelle cifre, l’ASL AL avrebbe avuto 3.620 dipendenti al 31 marzo 2026, rispetto ai 3.665 del giugno 2023, con una riduzione di 45 unità.

Il dato deve comunque essere letto con cautela perché non fotografa da solo tutte le dinamiche del personale: assunzioni, pensionamenti, dimissioni, contratti a termine e distribuzione tra strutture possono modificare significativamente la situazione reale dei singoli servizi.

Resta però indicativo di una pressione sugli organici che i sindacati denunciano da tempo.

Una contraddizione da chiarire

C’è poi un elemento che merita attenzione.

Nella relazione sulla performance 2024, l’ASL AL indicava 134 assunzioni a tempo indeterminato nel ruolo sanitario, di cui 92 nel comparto e 42 nella dirigenza sanitaria, oltre a 35 procedure di reclutamento attivate. ASL AL

Questo significa che il problema non può essere ridotto semplicemente alla formula “non si assume mai”.

Il punto vero sembra essere un altro: le assunzioni effettuate riescono oppure no a compensare uscite, pensionamenti, dimissioni e fabbisogni crescenti?

Ed è proprio qui che si concentra lo scontro tra azienda e sindacati.

Un numero di assunzioni può infatti risultare formalmente significativo, ma essere insufficiente se nello stesso periodo il sistema perde personale in misura analoga o superiore, oppure se le nuove entrate non coprono i profili più carenti.

Giovedì 8 ottobre la mobilitazione entra nel vivo

Le prossime iniziative verranno illustrate giovedì 8 ottobre alle 15.30, durante una conferenza stampa nella Sala di Rappresentanza della UIL in via Fiume 10 ad Alessandria. 

Sono annunciate le rappresentanze provinciali di:

CGIL, FP CGIL, FIALS, CISL, CISL FP, NURSIND, UIL e UIL FPL, insieme alla RSU dell’ASL AL. 

L’obiettivo dichiarato è definire le successive iniziative di mobilitazione “a tutela dei lavoratori e del diritto alla salute dei cittadini”. 

La proclamazione dello stato di agitazione rappresenta quindi un primo passaggio formale. Le organizzazioni sindacali potranno ora decidere ulteriori azioni, fino ad arrivare, se il confronto non produrrà risultati, a forme di protesta più incisive nel rispetto delle regole previste per i servizi pubblici essenziali.

La questione va oltre Alessandria

La vertenza dell’ASL AL si inserisce in un problema più ampio che riguarda gran parte della sanità pubblica italiana: carenza di personale, difficoltà nel reclutamento, pensionamenti, dimissioni volontarie e crescente competizione con il settore privato.

Negli ospedali di provincia questi fenomeni possono avere un impatto ancora maggiore.

Una grande struttura ospedaliera può disporre di margini organizzativi più ampi. Nei presidi più piccoli, invece, la perdita anche di poche unità può mettere in difficoltà un’intera turnazione o determinare una riduzione dell’attività.

E la provincia di Alessandria presenta una caratteristica geografica che rende il tema particolarmente importante: un territorio molto esteso, con numerosi centri urbani e strutture ospedaliere distribuite a distanza significativa l’una dall’altra.

Il rischio è una progressiva concentrazione dei servizi

La questione degli organici si lega inevitabilmente al tema della riorganizzazione ospedaliera regionale.

Quando personale e risorse diventano insufficienti, una delle soluzioni più frequenti è concentrare attività e specialità nei centri maggiori.

Dal punto di vista organizzativo può apparire razionale.

Dal punto di vista territoriale, però, comporta un rischio: allontanare progressivamente i servizi dai cittadini che vivono nelle aree periferiche.

È un tema che abbiamo già visto in passato con altre riforme sanitarie e che oggi torna con forza nel dibattito piemontese.

Non significa che ogni riorganizzazione porterà necessariamente alla chiusura di reparti o ospedali, ma il rischio di un progressivo depotenziamento delle strutture più piccole esiste ogni volta che il personale disponibile non è sufficiente a mantenere l’attuale organizzazione.

La domanda decisiva: cosa succederà dopo l’8 ottobre?

La conferenza stampa dell’8 ottobre diventerà quindi un passaggio importante.

I sindacati dovranno chiarire quali iniziative intendono adottare e quali richieste concrete presenteranno all’ASL AL e alla Regione Piemonte.

L’azienda, da parte sua, dovrà probabilmente spiegare quali margini di assunzione esistano realmente, quali procedure siano già in corso e come intenda affrontare le carenze segnalate.

Per i cittadini la questione è molto semplice: la sanità pubblica può funzionare soltanto se dispone di personale sufficiente.

Le tecnologie, le nuove strutture e le riorganizzazioni possono migliorare il sistema, ma senza medici, infermieri, tecnici e operatori sanitari adeguati nessun modello organizzativo può reggere a lungo.

Per questo lo stato di agitazione dell’ASL AL non è soltanto una vertenza sindacale.

È una vicenda che riguarda direttamente il futuro della sanità pubblica nella provincia di Alessandria.

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All’ASL Alessandria è stato proclamato lo stato di agitazione. I sindacati denunciano organici ridotti, assunzioni insufficienti, carichi di lavoro crescenti e criticità nell’organizzazione dei servizi. Giovedì 8 ottobre saranno illustrate le iniziative di mobilitazione previste sul territorio provinciale.

Crediti immagine: Immagine originale realizzata con intelligenza artificiale per Alessandria Post / ItaliaNewsPost.

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