Anziani non autosufficienti. Paola Ferrari: “Il diritto alla cura non può dipendere dalle liste d’attesa”
Anziani non autosufficienti, Paola Ferrari: “Il diritto alla cura non può dipendere dalle liste d’attesa”
La Garante degli Anziani del Comune di Alessandria: “Rsa, assistenza domiciliare e sostegno ai caregiver devono diventare parti di una rete capace di accompagnare davvero le persone fragili e le loro famiglie”
La crescente difficoltà nell'accesso ai servizi per le persone anziane non autosufficienti impone una riflessione complessiva sul sistema dell'assistenza. Liste d'attesa, disponibilità di posti nelle Rsa, assistenza domiciliare, sostegno alle famiglie e presenza dei caregiver sono aspetti diversi di una stessa questione: la capacità della comunità di garantire continuità di cura alle persone più fragili.
“La non autosufficienza – sottolinea Paola Ferrari, Garante degli Anziani del Comune di Alessandria – non può diventare una condizione nella quale il diritto alla cura viene subordinato alla capacità della famiglia di resistere all'attesa. Dietro ogni richiesta di assistenza c'è una persona, con la propria storia e le proprie fragilità, ma anche una famiglia che spesso affronta un carico assistenziale molto pesante”.
Per la Garante è necessario riportare al centro la persona e non soltanto i numeri relativi alle prestazioni disponibili.
“Liste d'attesa, valutazioni e procedure amministrative sono strumenti indispensabili per organizzare i servizi – spiega Ferrari – ma non devono trasformarsi in ostacoli. La valutazione dovrebbe servire soprattutto a individuare il percorso assistenziale più adeguato alle condizioni della persona, non a creare un ulteriore percorso di difficoltà per chi chiede aiuto”.
Un sistema efficace, secondo la Garante, deve inoltre superare la contrapposizione tra assistenza residenziale e domiciliare.
“Non esiste una soluzione uguale per tutti – osserva Paola Ferrari –. Per alcune persone la Rsa rappresenta la risposta necessaria, per altre può essere possibile rimanere nella propria abitazione attraverso un'assistenza domiciliare adeguata. In altri casi servono servizi di sollievo, centri diurni, forme di residenzialità temporanea o altre soluzioni intermedie. La vera sfida è costruire una rete sufficientemente articolata da rispondere alla diversità dei bisogni”.
Particolare attenzione deve essere riservata al ruolo dei caregiver familiari, che quotidianamente garantiscono una parte significativa dell'assistenza.
“Figli, coniugi e familiari rappresentano una risorsa fondamentale – afferma la Garante – ma non possiamo considerare la famiglia una risorsa inesauribile. Non è possibile dare per scontato che una persona possa rinunciare al lavoro, alla propria vita personale o alle proprie necessità per sostituire indefinitamente i servizi. Il caregiver deve essere sostenuto, non lasciato solo”.
Un altro elemento riguarda l'omogeneità territoriale nell'accesso ai servizi.
“Il luogo nel quale una persona vive non dovrebbe determinare in maniera eccessiva la possibilità di ottenere una risposta adeguata – continua Ferrari –. È necessario lavorare affinché i percorsi assistenziali siano più omogenei, trasparenti e comprensibili. Una famiglia deve sapere come viene effettuata la valutazione, quali sono i criteri utilizzati, quale percorso viene indicato e, soprattutto, quali sono i tempi prevedibili”.
Per la Garante degli Anziani serve anche una programmazione capace di guardare oltre l'emergenza.
“L'invecchiamento della popolazione ci impone di ragionare sul futuro – sottolinea Paola Ferrari –. Non possiamo intervenire soltanto quando le liste d'attesa sono già cresciute o quando una famiglia non riesce più a sostenere il proprio carico assistenziale. Servono programmazione, personale, strutture adeguate, assistenza domiciliare e risorse stabili”.
Da qui la necessità di un confronto ampio tra istituzioni, sanità, servizi sociali, strutture assistenziali, associazioni e rappresentanti delle famiglie.
“Come Garante degli Anziani – aggiunge Ferrari – ritengo importante favorire un confronto concreto tra tutti i soggetti coinvolti. L'obiettivo non deve essere semplicemente ridurre una lista d'attesa o aumentare il numero di posti disponibili. Dobbiamo costruire un sistema nel quale ogni persona anziana fragile possa essere presa in carico in modo appropriato e tempestivo e nel quale anche la famiglia si senta accompagnata”.
“La dignità dell'anziano non autosufficiente – conclude la Garante – si misura anche nella capacità della comunità di non lasciarlo solo davanti alla malattia e alla perdita dell'autonomia. Una società che invecchia ha bisogno di servizi più forti, ma anche di una diversa idea della cura: non una risposta occasionale all'emergenza, bensì un percorso continuo nel quale la persona e la sua famiglia siano realmente sostenute”.
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