Andrea Peirone, “Il telefono rosso”: quando il mistero della storia incontra l’aldilà

Copertina del romanzo Il telefono rosso di Andrea Peirone, pubblicato da Bibliotheka Edizioni.
Didascalia:

Un giovane giornalista alla ricerca della verità sulla morte del padre, l’Italia inquieta della strategia della tensione, Dino Buzzati, Gustavo Adolfo Rol e un misterioso apparecchio capace di mettere in comunicazione vivi e morti. “Il telefono rosso” di Andrea Peirone è un romanzo breve che attraversa storia, noir e soprannaturale costruendo un originale viaggio nei segreti dell’Italia di fine anni Sessanta.

Pier Carlo Lava

Ci sono romanzi che prendono avvio da un mistero privato e finiscono per spalancare una finestra su un’intera epoca. È quello che accade ne “Il telefono rosso” di Andrea Peirone, pubblicato nel 2026 da Bibliotheka Edizioni. Al centro della vicenda troviamo Adriano, giovane giornalista del Corriere della Sera, tormentato dalla morte del padre Luciano, ucciso in circostanze oscure proprio il 12 dicembre 1969, il giorno della strage di Piazza Fontana. Da quel momento la ricerca personale del protagonista inevitabilmente si intreccia con una delle stagioni più controverse e dolorose della storia repubblicana italiana, quella delle stragi, dei depistaggi e della cosiddetta strategia della tensione.

Buzzati e Rol tra realtà e invenzione

Una delle intuizioni più interessanti di Peirone consiste nell’inserire all’interno della vicenda due personaggi realmente esistiti e profondamente diversi, ma entrambi capaci di alimentare l’atmosfera sospesa del romanzo: Dino Buzzati e Gustavo Adolfo Rol. Buzzati è collega di Adriano nella redazione del Corriere della Sera e diventa l’uomo che apre al giovane una porta inattesa, organizzandogli un incontro con Rol durante una festa in una villa sul Lago di Como. È qui che la storia abbandona progressivamente il terreno dell’indagine tradizionale per inoltrarsi in una dimensione assai più enigmatica.

Rol, figura realmente esistita e tuttora circondata da un intenso dibattito tra sostenitori e scettici, introduce Adriano alla possibilità di comunicare con il padre attraverso un particolare commutatore collegato a un telefono. Il confine tra realtà e immaginazione si assottiglia: dall'altro capo della linea sembra esserci proprio Luciano. Quello che potrebbe apparire come un semplice espediente fantastico diventa invece nelle mani di Peirone uno strumento narrativo attraverso il quale interrogare contemporaneamente il passato familiare del protagonista e quello collettivo dell’Italia.

Una telefonata oltre la morte

Il cuore emotivo del libro non risiede soltanto nel mistero dell’omicidio. Sta soprattutto nella possibilità impossibile concessa ad Adriano: parlare ancora una volta con suo padre. Le telefonate dall’aldilà assumono così una doppia funzione. Da un lato consentono al giornalista di raccogliere frammenti indispensabili per capire che cosa sia accaduto; dall’altro riportano in superficie sentimenti, parole non dette, legami familiari e ferite che la morte ha improvvisamente congelato.

Peirone alterna infatti la vicenda presente di Adriano al racconto del padre, permettendo al lettore di ricostruire progressivamente il passato della famiglia e le vicende dello zio Fosco, coinvolto in ambienti sempre più inquietanti. La ricerca del protagonista diventa così qualcosa di più di una normale indagine: è una discesa dentro la memoria familiare e dentro una zona oscura della storia italiana.

Il peso di Piazza Fontana

La scelta di collocare la morte del padre di Adriano proprio nel giorno della strage di Piazza Fontana conferisce al romanzo una forza particolare. Il 12 dicembre 1969 rappresenta infatti uno spartiacque nella storia dell’Italia contemporanea. Peirone non trasforma il romanzo in un saggio storico, ma utilizza quel contesto come un’ombra permanente che accompagna la vicenda.

È proprio questa sovrapposizione tra storia documentata e invenzione narrativa a rendere interessante il libro. Il lettore sa che Buzzati, Rol e Piazza Fontana appartengono alla realtà; contemporaneamente entra in un universo immaginario in cui un telefono può attraversare il confine della morte. La mescolanza produce un’ambiguità affascinante, perché costringe continuamente a domandarsi dove termini la storia e dove cominci il fantastico.

Un noir soprannaturale sulla memoria

“Il telefono rosso” può essere letto come un giallo storico, ma anche come un romanzo soprannaturale e, soprattutto, come una riflessione sulla memoria. Peirone mette insieme dimensioni che normalmente viaggiano separate: terrorismo, politica, cronaca, famiglia, spiritualismo e rapporto con l’aldilà. Il risultato è una narrazione concentrata, appena 128 pagine, che procede attraverso continui passaggi tra presente e passato.

Proprio la brevità rappresenta allo stesso tempo una caratteristica e un possibile limite dell’opera: la materia affrontata è enorme e alcune componenti storiche e cospirative avrebbero forse potuto trovare uno sviluppo ancora maggiore. Ma la scelta della misura breve contribuisce anche a mantenere alta la tensione e lascia al lettore quella sensazione di mistero irrisolto che appare perfettamente coerente con l’universo raccontato.

La verità e ciò che rimane inspiegabile

La domanda più profonda posta dal romanzo non riguarda soltanto chi abbia ucciso Luciano. Riguarda piuttosto il bisogno umano di conoscere la verità quando ogni strada sembra essere stata chiusa. Se le istituzioni non riescono a fornire risposte, può una voce proveniente dall’aldilà farlo?

Peirone non pretende di dare una risposta definitiva al grande interrogativo sul rapporto tra vivi e morti. Utilizza invece il soprannaturale come territorio letterario nel quale esplorare il dolore, la perdita e il bisogno di giustizia.

Ed è probabilmente questa la componente più riuscita de “Il telefono rosso”: dietro l’inchiesta, gli anni di piombo e la suggestione di Rol rimane soprattutto la storia universale di un figlio che vorrebbe poter parlare ancora una volta con suo padre.

Una telefonata impossibile diventa così il filo che collega due mondi, due generazioni e due dimensioni della memoria: quella personale di una famiglia e quella collettiva di un Paese che continua ancora oggi a interrogarsi su molte pagine del proprio passato.

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GEO: Recensione del romanzo Il telefono rosso di Andrea Peirone, tra mistero, memoria, Piazza Fontana, Dino Buzzati, Gustavo Adolfo Rol e una suggestiva comunicazione con l’aldilà.

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Descrizione immagine: Copertina del romanzo Il telefono rosso di Andrea Peirone, caratterizzata dal fondo rosso e da una grafica essenziale, pubblicato da Bibliotheka Edizioni.

Fonte immagine: Amazon.it

Crediti: Copertina editoriale – Bibliotheka Edizioni / immagine tratta dalla scheda del volume su Amazon.it.


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