Ucraina, proteste contro Zelensky e guerra senza fine: la verità sui cortei, le vittime e il nodo dei Patriot
| Zelensky tra il malcontento interno, le conseguenze della guerra e la richiesta di nuovi intercettori Patriot a Stati Uniti ed Europa. |
Circolano immagini e notizie secondo cui migliaia di ucraini starebbero manifestando contro Volodymyr Zelensky e chiedendo la fine della guerra. Le proteste sono realmente avvenute, ma occorre chiarirne data, dimensioni e motivazioni: non si è trattato di una rivolta nazionale favorevole alla Russia o alla resa dell’Ucraina, bensì di una contestazione politica e militare che ha coinvolto diverse migliaia di persone a Kyiv nel luglio 2026. Al 14 settembre non risultano confermate nuove manifestazioni di massa estese a tutto il Paese contro il presidente.
Pier Carlo Lava
Le proteste contro le decisioni di Zelensky
Le manifestazioni più importanti si sono svolte davanti alla sede della presidenza ucraina dopo la decisione di Zelensky di non confermare il popolare ministro della Difesa Mykhailo Fedorov. I dimostranti chiedevano soprattutto la rimozione del comandante delle Forze armate, Oleksandr Syrskyi, accusato di rappresentare una concezione superata dell’esercito, di ostacolare l’innovazione tecnologica e di non prestare sufficiente attenzione alle perdite tra i soldati.
Secondo Reuters, per due giorni consecutivi diverse migliaia di persone si riunirono a Kyiv scandendo slogan contro Syrskyi e chiedendo il ritorno di Fedorov. Tra i manifestanti erano presenti militari, veterani e familiari di soldati caduti. La protesta, quindi, non era rivolta contro la difesa dell’Ucraina, ma contro il modo in cui veniva condotta la guerra e contro alcune decisioni del presidente.
La pressione dell’opinione pubblica contribuì successivamente alla sostituzione di Syrskyi con Mykhailo Drapatyi, comandante considerato più vicino alla nuova generazione militare e maggiormente aperto all’impiego delle tecnologie avanzate.
Il malcontento nei confronti di Zelensky esiste ed è cresciuto, ma non equivale a un crollo generale del consenso. Un sondaggio realizzato dal Kyiv International Institute of Sociology tra il 20 luglio e il 3 agosto ha rilevato che il 55% degli intervistati continuava ad avere fiducia nel presidente, mentre il 40% dichiarava di non fidarsi. La fiducia era scesa rispetto ai mesi precedenti, ma non era precipitata.
Lo stesso sondaggio mostrava che il 57% degli ucraini riteneva opportuno svolgere le elezioni soltanto dopo un accordo di pace definitivo, il 23% dopo un cessate il fuoco accompagnato da garanzie di sicurezza e appena il 15% prima della fine delle ostilità. La rilevazione, è bene precisarlo, riguardava esclusivamente le aree controllate dal governo ucraino e non comprendeva gli ucraini rifugiati all’estero.
Il numero impressionante delle vittime
È molto difficile stabilire con precisione quanti militari siano morti o siano rimasti feriti. Russia e Ucraina non pubblicano dati completi e verificabili, mentre le cifre diffuse durante una guerra possono diventare parte della propaganda.
Una stima del Center for Strategic and International Studies, aggiornata al giugno 2026, attribuisce alla Russia circa 1,4 milioni di perdite militari complessive, comprendendo morti, feriti e dispersi, con un massimo stimato di 450.000 caduti. Per l’Ucraina vengono stimate tra 525.000 e 625.000 perdite complessive, delle quali tra 125.000 e 150.000 morti. Complessivamente, secondo questa valutazione, i due eserciti avrebbero superato i due milioni di uomini uccisi, feriti o dispersi. Sono stime e devono essere presentate come tali, non come numeri definitivamente accertati.
A queste cifre si aggiungono le vittime civili. Nei soli primi sette mesi del 2026 la missione delle Nazioni Unite ha verificato 1.839 civili uccisi e 10.638 feriti in Ucraina. Luglio è stato il mese più grave dal maggio 2022, con almeno 437 morti e 2.610 feriti, tra i quali 183 minori. L’ONU precisa che il numero reale è probabilmente più elevato, soprattutto nei territori occupati, dove è più difficile raccogliere e verificare le informazioni.
Dietro questi numeri ci sono famiglie distrutte, soldati giovanissimi, anziani rimasti senza casa, bambini feriti e milioni di persone costrette ad abbandonare le proprie città. Secondo i dati richiamati dall’Unione Europea, nel 2026 circa 3,7 milioni di persone risultano sfollate all’interno dell’Ucraina e 5,3 milioni vivono fuori dal Paese.
Un Paese devastato
La guerra non sta distruggendo soltanto vite umane. La quinta valutazione congiunta elaborata dal governo ucraino, dalla Banca Mondiale, dalla Commissione europea e dalle Nazioni Unite stima in quasi 588 miliardi di dollari il costo della ricostruzione e della ripresa dell’Ucraina nel prossimo decennio.
I danni materiali diretti, calcolati fino al 31 dicembre 2025, hanno già superato i 195 miliardi di dollari. Le conseguenze maggiori riguardano abitazioni, trasporti ed energia. Circa il 14% del patrimonio abitativo ucraino è stato danneggiato o distrutto, con ripercussioni su più di tre milioni di famiglie. E questi numeri non comprendono interamente le distruzioni avvenute nel corso del 2026.
La futura ricostruzione rappresenterà inevitabilmente anche un enorme mercato. Grandi gruppi internazionali cercheranno commesse nel campo dell’energia, delle infrastrutture, delle telecomunicazioni, dei trasporti e dell’edilizia. È quindi legittimo chiedere trasparenza negli appalti, controlli contro la corruzione e un coinvolgimento reale delle imprese e dei lavoratori ucraini, affinché la ricostruzione non diventi soltanto una grande operazione finanziaria gestita dall’esterno.
Anche l’industria degli armamenti riceve grandi ordinativi dalla prosecuzione del conflitto. Questo non significa che dietro ogni decisione politica esista necessariamente un unico disegno economico, ma è innegabile che alcuni settori industriali traggano ricavi da una guerra i cui costi umani, sociali e finanziari vengono invece pagati dalle popolazioni e dai contribuenti.
Zelensky ha chiesto i Patriot a Trump
Zelensky ha chiesto direttamente al presidente statunitense Donald Trump un pacchetto urgente di intercettori Patriot per proteggere le città e le infrastrutture energetiche durante l’inverno. In un’intervista ha affermato che ricevere il 5% delle scorte statunitensi consentirebbe all’Ucraina di superare l’inverno, mentre con il 10% Kyiv potrebbe, secondo la sua valutazione, contrastare tutti i missili balistici russi. Trump ha risposto che anche gli Stati Uniti hanno bisogno di quelle munizioni.
Non risulta invece che Trump abbia proposto all’Ucraina un Patriot “non originale” o una copia meno efficiente. La confusione nasce probabilmente dalla decisione della Germania di inviare urgentemente a Kyiv intercettori PAC-2 GEM-T, appartenenti a una generazione precedente rispetto ai PAC-3 MSE. Si tratta comunque di autentici missili del sistema Patriot, progettati per contrastare diverse minacce aeree, compresi alcuni missili balistici tattici. I più recenti PAC-3 utilizzano invece una tecnologia “hit-to-kill”, attraverso la quale l’intercettore colpisce direttamente il bersaglio.
È quindi più corretto parlare di intercettori di precedente generazione e con caratteristiche differenti, evitando di definirli falsi Patriot o imitazioni. Berlino non ha comunicato il numero di missili che verranno trasferiti. L’Ucraina sta inoltre cercando di acquistare circa mille intercettori, ma gran parte delle consegne richiederà diversi anni.
Trump aveva inizialmente lasciato intendere la disponibilità a consentire la produzione dei Patriot in Ucraina, ma il 31 luglio ha precisato che un accordo non era ancora stato raggiunto e che Washington avrebbe dovuto valutare con attenzione il trasferimento di una tecnologia militare così sensibile.
Parallelamente, Ucraina e partner europei stanno lavorando al progetto Freyja, promosso dall’azienda ucraina Fire Point come possibile alternativa meno costosa al PAC-3. Non si tratta però di un Patriot e il sistema è ancora in fase di sviluppo: la sua reale efficacia non è stata dimostrata in condizioni operative.
Perché gli Stati Uniti sono determinanti
Gli Stati Uniti rimangono decisivi perché controllano tecnologie, intercettori, sistemi di difesa e capacità di intelligence difficilmente sostituibili nel breve periodo. Washington può inoltre autorizzare o impedire il trasferimento a Kyiv di armamenti statunitensi posseduti da altri Paesi.
Trump dispone anche di strumenti economici e diplomatici con cui aumentare la pressione su Mosca, attraverso sanzioni, limitazioni finanziarie e misure sul commercio energetico. Allo stesso tempo può esercitare una forte influenza sul governo ucraino, poiché la capacità di Kyiv di resistere dipende ancora in misura significativa dal sostegno occidentale.
Gli inviati statunitensi Steve Witkoff e Jared Kushner hanno recentemente incontrato sia la leadership russa sia quella ucraina, presentando alcune proposte che Zelensky ha definito interessanti, pur senza che sia stato ancora raggiunto un accordo. È prevista anche una nuova interlocuzione tra Zelensky e Trump, durante la quale verranno discussi il sostegno militare invernale e le prospettive negoziali.
Il ruolo dell’Europa
Anche l’Europa è determinante, probabilmente più di quanto spesso ammetta. L’Unione Europea e i suoi Stati membri hanno complessivamente mobilitato circa 221 miliardi di euro tra aiuti finanziari, militari, economici, umanitari e sostegno ai profughi. Per il biennio 2026-2027 è stato inoltre concordato un prestito da 90 miliardi di eurodestinato alle necessità di bilancio e di difesa dell’Ucraina. Una parte delle risorse potrà essere utilizzata per acquistare munizioni per i Patriot.
L’Europa può incidere attraverso le sanzioni, l’assistenza economica, le forniture militari, i rapporti commerciali e soprattutto le future garanzie di sicurezza. Potrebbe inoltre assumere un’iniziativa diplomatica più autonoma e coordinata, favorendo un cessate il fuoco verificabile, la protezione delle infrastrutture energetiche, lo scambio dei prigionieri e un negoziato più ampio.
Dire che Europa e Stati Uniti potrebbero “far finire la guerra” contiene dunque una parte di verità, perché senza il loro coinvolgimento difficilmente si arriverà a un accordo. Non possono però decidere tutto da soli. La Russia, che ha dato inizio all’invasione su vasta scala nel febbraio 2022, deve accettare di interrompere gli attacchi e di negoziare seriamente; l’Ucraina deve poter partecipare alle decisioni riguardanti il proprio territorio e la propria sicurezza.
La pace non può essere soltanto uno slogan
Volere la fine della guerra non significa ignorare le responsabilità dell’invasione, ma nemmeno rassegnarsi a un conflitto destinato a continuare indefinitamente. Dopo più di quattro anni, le vittime, i feriti e le distruzioni hanno raggiunto dimensioni spaventose. Anche quando le linee del fronte si spostano di pochi chilometri, il prezzo pagato ogni giorno è enorme.
Una pace duratura richiede un cessate il fuoco controllabile, garanzie capaci di impedire una nuova offensiva, negoziati sui territori contesi, tutela dei civili, restituzione dei prigionieri e un programma trasparente di ricostruzione. Stati Uniti ed Europa dispongono degli strumenti militari, economici e diplomatici necessari per avvicinare questo risultato. Quello che ancora manca è una strategia comune sufficientemente forte da convincere tutte le parti che continuare la guerra costerà più di accettare un compromesso.
Nota: Ricerche effettuate con il supporto dell’intelligenza artificiale, sulla base di fonti istituzionali e internazionali, e sottoposte a verifica e revisione editoriale.
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GEO: Ucraina, Russia, Kyiv, Stati Uniti, Washington, Germania, Unione Europea.
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Descrizione: Illustrazione editoriale dedicata alla guerra in Ucraina e al ruolo internazionale di Stati Uniti e Unione Europea. L’immagine non documenta un singolo evento reale.
Crediti: Immagine originale generata con intelligenza artificiale per Alessandria Post e ItalianNewsPost.com.
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