Truman Capote, il talento e gli eccessi: la vita inquieta dell’autore di A sangue freddo

Truman Capote fotografato da Roger Higgins nel 1959
Truman Capote nel 1959. Foto di Roger Higgins / New York World-Telegram and the Sun Newspaper Photograph Collection, Library of Congress – Pubblico dominio.

Truman Capote è uno di quegli scrittori nei quali diventa quasi impossibile separare completamente l'opera dalla vita. Dietro la raffinatezza di Colazione da Tiffany e la terribile precisione narrativa di A sangue freddotroviamo infatti un bambino profondamente solo, un uomo capace di conquistare i salotti più esclusivi d'America e, infine, una personalità fragile che proprio quel mondo contribuì a consumare. La sua storia è quella di un talento straordinario, ma anche di una continua ricerca di affetto, riconoscimento e appartenenza.

Pier Carlo Lava

Truman Capote nacque a New Orleans il 30 settembre 1924 con il nome di Truman Streckfus Persons. I suoi genitori, Lillie Mae Faulk e Archulus Persons, si separarono quando lui era ancora molto piccolo e una parte decisiva della sua infanzia trascorse a Monroeville, in Alabama, presso parenti materni. Non fu dunque propriamente un orfano, come talvolta viene raccontato, ma conobbe molto presto l'instabilità familiare e la sensazione di essere stato lasciato ai margini della vita dei genitori. In quel mondo provinciale del Sud degli Stati Uniti trovò però due presenze destinate a lasciare un'impronta profonda: la parente Sook Faulk, alla quale rimase particolarmente legato, e una bambina del vicinato destinata anch'essa a entrare nella storia della letteratura americana, Harper Lee. Capote avrebbe trasformato ricordi e atmosfere di quegli anni anche in alcuni dei suoi racconti più delicati, mentre Lee avrebbe utilizzato l'amico d'infanzia come modello per Dill Harris ne Il buio oltre la siepe.

Capote cominciò a scrivere prestissimo. Raccontò di aver iniziato seriamente intorno agli undici anni, dedicando ore alla scrittura come altri bambini avrebbero fatto con il pianoforte o il violino. Era intelligente, osservatore, dotato di una memoria notevole e soprattutto interessato alle persone: ascoltava il modo in cui parlavano, ne studiava i comportamenti e sembrava intuire rapidamente debolezze e contraddizioni. Questa capacità sarebbe diventata uno dei suoi maggiori strumenti letterari. La diversità che lo rendeva vulnerabile nell'ambiente scolastico — i modi, la voce, la personalità anticonvenzionale — sarebbe invece diventata nell'età adulta uno degli elementi attraverso i quali costruì deliberatamente il personaggio pubblico Truman Capote.

Quando la madre sposò Joseph Garcia Capote, di origine cubana, Truman venne adottato dal patrigno e assunse il cognome con il quale sarebbe diventato famoso. Si trasferì nell'area di New York e frequentò diverse scuole, senza però proseguire gli studi universitari. La sua vera università fu la città. Ancora giovanissimo lavorò per The New Yorkersvolgendo mansioni modeste all'interno della redazione. Nel frattempo continuava a scrivere racconti. Il successo di “Miriam”, pubblicato nel 1945, attirò l'attenzione dell'ambiente editoriale e aprì la strada al primo romanzo, Other Voices, Other Rooms, pubblicato nel 1948. Il libro fece discutere sia per i temi affrontati sia per la celebre fotografia dell'autore in copertina, provocatoria per i canoni dell'America dell'epoca.

Dalla solitudine del Sud ai salotti di New York

Cominciava così una trasformazione straordinaria. Il bambino solitario dell'Alabama diventò uno degli uomini più ricercati della società newyorkese. Capote non nascose la propria omosessualità, in anni nei quali essere apertamente gay poteva significare affrontare pesanti discriminazioni sociali e giuridiche. Fece invece della propria diversità, dell'abbigliamento, della voce e dell'ironia elementi riconoscibili della propria identità pubblica. La sua lunga relazione più importante fu con lo scrittore Jack Dunphy, al quale, insieme a Harper Lee, avrebbe dedicato A sangue freddo.

La fama letteraria gli spalancò contemporaneamente le porte dell'alta società. Capote frequentò scrittori, artisti, attori, miliardari e alcune delle donne più celebri dell'America del dopoguerra. Tra le persone con cui ebbe rapporti di amicizia o frequentazione figuravano Tennessee Williams, Andy Warhol, Lee Radziwill, Gloria Vanderbilt, Babe Paley e Slim Keith. Non era soltanto un ospite: sapeva ascoltare, divertire, provocare e soprattutto raccogliere storie. Molti appartenenti all'élite finirono per confidargli amori, tradimenti, rivalità e segreti probabilmente convinti che l'amicizia costituisse una barriera tra quelle confidenze e la pagina scritta. Anni dopo avrebbero scoperto quanto fosse fragile quella barriera.

Nel 1958 arrivò Breakfast at Tiffany's, Colazione da Tiffany, la storia di Holly Golightly, giovane donna sfuggente e indipendente che tenta di reinventare continuamente se stessa nella New York degli anni Quaranta. Il successo del successivo film con Audrey Hepburn avrebbe contribuito enormemente alla popolarità del titolo, anche se la pellicola trasformò e addolcì diversi aspetti del testo originale. Dietro Holly c'è uno dei temi più profondi di Capote: l'identità come costruzione, la possibilità di inventare una nuova versione di sé per sfuggire alle proprie origini. Era qualcosa che lo scrittore conosceva personalmente molto bene.

Ma Capote non voleva essere ricordato soltanto come brillante autore mondano. Voleva scrivere qualcosa che cambiasse il modo di raccontare la realtà.

A sangue freddo: il libro che cambiò Capote

Nel novembre 1959, quattro componenti della famiglia Clutter furono assassinati nella loro casa di Holcomb, nel Kansas. Capote lesse la notizia e intuì immediatamente che quel delitto poteva diventare il centro di un esperimento narrativo. Partì per il Kansas e portò con sé Harper Lee, la cui presenza risultò fondamentale nell'avvicinare una comunità inizialmente diffidente verso quell'eccentrico scrittore arrivato da New York.

Quando gli assassini Perry Smith e Richard Hickock vennero arrestati, Capote iniziò a incontrarli e intervistarli. Il lavoro durò anni. Accumulò una quantità enorme di testimonianze, osservazioni e appunti; i materiali conservati oggi dalla Library of Congress comprendono manoscritti, taccuini e note delle interviste, comprese quelle con Perry Smith.

Da questa immersione nacque In Cold Blood – A sangue freddo, pubblicato inizialmente a puntate e poi in volume nel 1966. Capote definì la propria formula “nonfiction novel”, il romanzo-verità: fatti reali raccontati utilizzando tecniche narrative proprie del romanzo. Il libro segue le vittime, gli assassini, gli investigatori e la comunità, evitando di ridurre il delitto alla semplice cronaca nera. Il risultato contribuì enormemente allo sviluppo della narrativa di non-fiction e del moderno true crime, anche se negli anni sono state discusse alcune ricostruzioni e libertà narrative dell'autore.

A sangue freddo rappresentò il vertice della carriera di Capote. Fu un enorme successo commerciale e culturale. Ma il rapporto con Perry Smith e l'immersione per anni nella vicenda dei Clutter ebbero anche un forte impatto personale sullo scrittore. Dopo quel libro Capote non riuscì più a completare un'opera della stessa portata.

Nel novembre 1966, per celebrare il proprio successo, organizzò al Plaza Hotel di New York il leggendario Black and White Ball, un ballo in maschera che riunì aristocratici, artisti, uomini d'affari, giornalisti e celebrità. Era forse il punto più alto della sua parabola sociale: il bambino solitario di Monroeville era arrivato letteralmente al centro dell'élite americana.

E proprio da quel mondo sarebbe cominciata la caduta.

Gli amici diventano personaggi

Capote progettava da anni un grande romanzo sull'alta società intitolato Answered Prayers. Doveva essere la sua opera definitiva, una sorta di grande affresco dell'aristocrazia economica e mondana americana. Ma per scriverlo utilizzò ciò che aveva raccolto durante decenni di amicizie e confidenze.

Nel 1975, Esquire pubblicò “La Côte Basque, 1965”, anticipazione del progetto. Dietro personaggi apparentemente inventati, molti appartenenti all'alta società riconobbero immediatamente se stessi, i propri coniugi e soprattutto i propri segreti. Per diverse persone fu un tradimento imperdonabile. Quelle donne che Capote frequentava e che la stampa avrebbe poi soprannominato i suoi “Swans”, i cigni, gli chiusero progressivamente le porte.

Lo scrittore sembrò inizialmente non comprendere completamente la violenza della reazione. Per lui la vita era sempre stata materiale narrativo. Ma questa volta il prezzo fu altissimo. Il telefono smise progressivamente di squillare e molti rapporti costruiti durante decenni si interruppero. Answered Prayers, il libro che avrebbe dovuto consacrarlo definitivamente, rimase incompiuto. Dopo la sua morte furono pubblicate alcune parti, ma il grande manoscritto completo di cui Capote aveva più volte parlato non è mai stato ritrovato.

Contemporaneamente aumentarono i problemi con alcol e droghe. Negli anni Settanta Capote fece uso pesante di alcol, cocaina, tranquillanti e altre sostanze e attraversò diversi tentativi di riabilitazione. La sua figura continuava ad apparire nei programmi televisivi e nelle cronache mondane, ma dietro il personaggio brillante le condizioni fisiche e psicologiche si deterioravano.

Eppure non smise completamente di scrivere. Nel 1980 pubblicò Music for Chameleons, Musica per camaleonti, raccolta nella quale tornava a mescolare racconto, conversazione, ritratto e giornalismo. La Library of Congress conserva oggi una parte importante delle sue carte: manoscritti e materiali relativi a Other Voices, Other Rooms, Breakfast at Tiffany's, In Cold Blood, A Christmas Memory e altre opere.

Gli ultimi anni e la morte

Truman Capote morì il 25 agosto 1984, a 59 anni, nella casa di Joanne Carson a Bel Air, Los Angeles, poco più di un mese prima del sessantesimo compleanno.

Anche su questo punto è utile correggere una semplificazione frequentemente ripetuta: non è del tutto preciso affermare semplicemente che Capote morì “di cirrosi”. Secondo le risultanze rese pubbliche dal coroner di Los Angeles, la morte fu dovuta a una malattia del fegato complicata da flebite e da un'intossicazione da più farmaci. Le autorità precisarono inoltre che i livelli dei medicinali riscontrati non erano di per sé letali e che la morte non venne classificata come overdose. Capote soffriva inoltre di altri importanti problemi di salute e aveva alle spalle una lunga storia di abuso di alcol e sostanze.

La parabola di Truman Capote contiene qualcosa di profondamente contraddittorio. Cercò per tutta la vita di entrare nei mondi dai quali da bambino si era sentito escluso. Quando finalmente vi riuscì, divenne uno degli uomini più celebrati dell'America mondana. Ma lo scrittore che era in lui continuò a osservare quelle persone come personaggi, a registrarne debolezze e segreti e infine a trasformarli in letteratura. Fu proprio questa capacità, che aveva contribuito a renderlo grande, a distruggere molte delle relazioni alle quali teneva maggiormente.

Restano soprattutto i libri. Other Voices, Other Rooms raccontò precocemente identità e diversità; The Grass Harpriportò sulla pagina qualcosa del mondo meridionale della sua infanzia; Colazione da Tiffany trasformò Holly Golightly in una delle figure più riconoscibili della narrativa americana del Novecento; A sangue freddo spinse il giornalismo narrativo verso territori nuovi; Musica per camaleonti mostrò ancora una volta la sua capacità di muoversi sul confine fra realtà e invenzione.

Forse è proprio A sangue freddo l'opera che permette meglio di capire Truman Capote. Per raccontare quattro persone assassinate in una casa del Kansas volle conoscere ogni particolare, entrare nella mente degli assassini, ascoltare investigatori e abitanti, trasformare migliaia di informazioni in una narrazione capace di essere contemporaneamente documento e letteratura. Era il suo talento più grande: guardare le persone da una distanza apparentemente minima e, nello stesso momento, osservarle come se fossero già personaggi di un libro.

Fu questa capacità a renderlo uno dei grandi scrittori americani del Novecento. E forse fu anche una delle ragioni per cui, nella vita, Truman Capote finì spesso per rimanere terribilmente solo. 

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GEO: Stati Uniti – New Orleans – Alabama – New York – Kansas – Los Angeles

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Descrizione: Ritratto in bianco e nero dello scrittore statunitense Truman Capote, seduto su una poltrona e fotografato nel 1959.
Autore/Fotografo: Roger Higgins
Anno: 1959
Fonte originale: New York World-Telegram and the Sun Newspaper Photograph Collection – Library of Congress
Licenza: Pubblico dominio – nessuna restrizione nota sulla pubblicazione per le fotografie dello staff NYWT&S. Library of Congress

Crediti: Truman Capote, 1959. Foto di Roger Higgins / New York World-Telegram and the Sun Newspaper Photograph Collection, Library of Congress – Pubblico dominio.

Scheda originale dell'immagine su Wikimedia Commons

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