TPSV nei giovani: come funziona l’ablazione che può eliminare la tachicardia

Sala di elettrofisiologia durante una procedura di ablazione transcatetere per tachicardia parossistica sopraventricolare, con medico, monitor cardiaci e mappaggio elettrico del cuore.
Una rappresentazione realistica di una procedura di ablazione transcatetere: attraverso speciali cateteri gli elettrofisiologi studiano l'attività elettrica del cuore, individuano il circuito responsabile della tachicardia sopraventricolare e intervengono per interromperlo.

La tachicardia parossistica sopraventricolare (TPSV) può comparire anche in persone molto giovani e, nonostante l'improvvisa accelerazione del cuore possa provocare comprensibile preoccupazione, nella maggior parte dei casi esistono possibilità terapeutiche molto efficaci. Una delle più importanti è l'ablazione transcatetere, una procedura mini-invasiva che permette di individuare e neutralizzare il piccolo circuito elettrico responsabile dell'aritmia.

Pier Carlo Lava

La TPSV è un'aritmia caratterizzata da episodi nei quali il cuore comincia improvvisamente a battere molto velocemente. La frequenza può raggiungere 150-200 battiti al minuto e talvolta superarli, per poi tornare altrettanto improvvisamente alla normalità.

Gli episodi possono durare pochi minuti oppure più a lungo e possono essere accompagnati da palpitazioni, sensazione del cuore in gola, debolezza, vertigini, fiato corto o fastidio al torace. In alcuni soggetti, invece, il sintomo predominante è semplicemente la percezione molto intensa e improvvisa del battito cardiaco.

Perché il cuore improvvisamente accelera

Il cuore possiede un sofisticato sistema elettrico naturale che coordina ogni battito. In alcune persone può essere presente un circuito elettrico anomalo o una via accessoria attraverso cui l'impulso riesce a rientrare e a circolare ripetutamente.

È come se il segnale elettrico, invece di percorrere normalmente la propria strada e fermarsi, trovasse una sorta di percorso circolare. Il risultato è una successione rapidissima di impulsi e quindi l'improvvisa accelerazione del cuore.

Tra le forme più frequenti vi sono la tachicardia da rientro nodale (AVNRT) e la tachicardia da rientro attraverso una via accessoria (AVRT). Esistono inoltre altre forme di tachicardia sopraventricolare che richiedono una valutazione specifica.

L'ablazione: non è un intervento a cuore aperto

La parola "ablazione" può impressionare, soprattutto quando riguarda una persona giovane, ma è importante comprendere cosa avviene realmente.

Non si tratta normalmente di un intervento chirurgico a cuore aperto. Il cardiologo elettrofisiologo introduce alcuni cateteri molto sottili, generalmente attraverso una vena nella zona dell'inguine, e li fa avanzare fino alle cavità cardiache.

Attraverso questi cateteri è possibile registrare direttamente l'attività elettrica del cuore.

La prima parte della procedura è infatti lo studio elettrofisiologico. Il medico analizza i segnali provenienti dalle diverse zone cardiache e può effettuare una stimolazione programmata per cercare di riprodurre la tachicardia.

In questo modo viene costruita una sorta di mappa elettrica del cuore e si può identificare con grande precisione il circuito responsabile dell'aritmia.

Individuato il circuito, viene interrotto

Una volta localizzata la piccolissima zona responsabile della TPSV, attraverso il catetere si interviene sul tessuto interessato.

Una delle tecniche maggiormente utilizzate è la radiofrequenza, che produce calore controllato e determina una minuscola lesione nel punto necessario a interrompere il circuito elettrico anomalo.

In determinate situazioni può essere utilizzata la crioablazione, che raggiunge lo stesso obiettivo attraverso il raffreddamento del tessuto.

L'area interessata è estremamente limitata: lo scopo non è modificare il normale funzionamento del cuore, ma eliminare esclusivamente il passaggio elettrico responsabile dell'aritmia.

Come si verifica se l'ablazione ha funzionato

Dopo il trattamento arriva una fase particolarmente importante.

L'elettrofisiologo effettua nuovamente delle stimolazioni cercando di provocare la tachicardia che era stata precedentemente identificata. Se il circuito è stato interrotto e l'aritmia non è più inducibile, si ottiene un'importante conferma immediata dell'efficacia della procedura.

I cateteri vengono quindi rimossi e viene effettuata la compressione della zona attraverso la quale sono stati introdotti.

La procedura può richiedere indicativamente una o alcune ore, a seconda del tipo di aritmia e della sua complessità. Viene normalmente effettuata con anestesia locale e sedazione secondo le necessità cliniche. La permanenza in ospedale è generalmente breve, anche se tempi e modalità dipendono dal singolo caso e dal centro che esegue la procedura.

Quali sono le probabilità di successo?

Per alcune delle TPSV più comuni, l'ablazione transcatetere presenta percentuali di successo generalmente superiori al 90-95%, anche se il risultato varia in funzione del tipo esatto di aritmia, delle caratteristiche del paziente e del circuito da trattare.

In una parte minoritaria dei casi l'aritmia può ripresentarsi e può essere necessario valutare una nuova procedura.

Il grande vantaggio dell'ablazione è che non si limita necessariamente a controllare gli episodi attraverso i farmaci: quando viene eliminato il circuito responsabile, può rappresentare un trattamento definitivo dell'aritmia.

Esistono anche dei rischi

Come qualsiasi procedura invasiva, l'ablazione non è completamente priva di rischi.

Tra le possibili complicanze figurano sanguinamenti o ematomi nel punto di introduzione dei cateteri, complicazioni vascolari e, più raramente, problemi cardiaci come il versamento pericardico.

Esiste inoltre un rischio specifico quando la zona da trattare si trova vicino al normale sistema di conduzione atrioventricolare del cuore. Un danno significativo a questa struttura potrebbe determinare un blocco della conduzione e rendere necessario l'impianto di un pacemaker. Nelle procedure moderne per le forme comuni di TPSV questa eventualità è rara, ma deve essere illustrata al paziente prima dell'intervento.

Proprio per questo lo studio elettrofisiologico è fondamentale: permette di stabilire quale aritmia è realmente presente e dove si trova il circuito da trattare.

Una procedura importante anche nei giovani

Scoprire un'aritmia a vent'anni può comprensibilmente generare timore nel giovane e nella famiglia. Ma la TPSV rappresenta anche uno degli esempi più interessanti dei progressi compiuti dalla cardiologia moderna.

Un disturbo causato da un circuito elettrico grande pochi millimetri può oggi essere individuato dall'interno del cuore attraverso sofisticate registrazioni elettriche e, in molti casi, eliminato con una procedura mini-invasiva.

Non significa che ogni tachicardia debba essere sottoposta ad ablazione né che tutti i pazienti siano uguali. Diagnosi precisa, caratteristiche degli episodi, tipo di TPSV, sintomi e valutazione dell'elettrofisiologo restano determinanti per scegliere il trattamento.

Ma quando esiste l'indicazione all'ablazione, la possibilità di intervenire direttamente sul meccanismo che genera la tachicardia rappresenta una delle conquiste più significative dell'elettrofisiologia cardiaca moderna.

Le informazioni contenute nell'articolo hanno carattere esclusivamente divulgativo e non sostituiscono la valutazione del cardiologo o dell'elettrofisiologo.

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TPSV e ablazione transcatetere: come nasce la tachicardia sopraventricolare, come si individua il circuito elettrico responsabile e in che modo l'ablazione può eliminarlo, anche nei pazienti giovani.

GEO: Italia – Salute – Cardiologia – Elettrofisiologia

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Fonte/credit: Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale – OpenAI / ChatGPT.


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