Studenti stranieri, Meloni annuncia un tetto per classe: cosa accade in Italia e quali regole esistono in Europa
Pier Carlo Lava
L'annuncio di Meloni
Intervenendo il 20 settembre alla manifestazione Fenix di Gioventù Nazionale, Meloni ha annunciato l'arrivo in Consiglio dei ministri di un provvedimento destinato a stabilire per legge un numero massimo di studenti stranieri nelle classi.
La questione era stata anticipata dal ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che l'11 settembre aveva indicato esplicitamente il 30% come limite di riferimento.
Valditara ha spiegato che il tetto è già previsto da una circolare ministeriale, ma che, a suo giudizio, non è stato applicato adeguatamente. Da qui l'intenzione del Governo di intervenire con una legge e di attribuire agli Uffici scolastici regionali un ruolo nel coordinamento della distribuzione degli studenti fra gli istituti.
In Italia il 30% esiste già dal 2010
Questo è probabilmente l'aspetto meno conosciuto della vicenda.
La circolare ministeriale n. 2 dell'8 gennaio 2010 stabilì indicazioni per la distribuzione degli alunni con cittadinanza non italiana, individuando nel 30% del totale degli studenti della classe il livello massimo di riferimento.
Non si tratta però di un limite assoluto.
Le indicazioni consentono infatti deroghe quando gli studenti stranieri possiedono già una buona padronanza dell'italiano, come frequentemente accade per i ragazzi nati in Italia o che hanno svolto qui buona parte del proprio percorso scolastico. Sono previste possibilità di deroga anche per esigenze didattiche, continuità delle classi o quando non esistano concretamente alternative nella distribuzione degli studenti.
La novità annunciata dal Governo sarebbe dunque soprattutto la trasformazione di questo principio in una disposizione legislativa maggiormente vincolante.
Ma chi è realmente uno “studente straniero”?
È qui che la futura norma dovrà affrontare una delle questioni più delicate.
Cittadinanza straniera, origine straniera e difficoltà linguistiche non sono necessariamente la stessa cosa.
Un ragazzo può avere cittadinanza straniera, essere nato in Italia, avere frequentato fin dall'infanzia la scuola italiana e parlare italiano come prima lingua. Un altro studente può invece essere arrivato nel Paese da poche settimane e non possedere ancora gli strumenti linguistici necessari per seguire normalmente le lezioni.
Dal punto di vista didattico sono due situazioni profondamente differenti.
Non a caso la legislazione italiana ha già introdotto interventi specificamente rivolti agli studenti neoarrivati che non possiedono competenze linguistiche di base in italiano. Dall'anno scolastico 2025/2026 è prevista, entro i limiti delle risorse disponibili, la possibilità di assegnare docenti dedicati all'insegnamento dell'italiano nelle classi in cui gli studenti stranieri neoarrivati senza competenze linguistiche di base raggiungano almeno il 20%.
Danimarca: l'obiettivo del 30%, ma con un modello diverso
Il Paese europeo che viene più frequentemente citato nel dibattito è la Danimarca.
Il precedente governo socialdemocratico danese aveva indicato l'obiettivo di arrivare entro il 2030 a una situazione nella quale nessuna scuola avesse più del 30% di alunni di origine non occidentale. L'esistenza di quell'obiettivo è documentata negli atti del Parlamento danese.
La differenza rispetto alla proposta italiana è però importante: un obiettivo politico sulla composizione delle scuole non equivale automaticamente a un tetto nazionale rigido applicato a ogni singola classe.
Il caso danese dimostra comunque che il problema della concentrazione degli studenti provenienti dall'immigrazione non è esclusivamente italiano e viene discusso anche in sistemi scolastici del Nord Europa.
Germania: il tetto è stato discusso, ma non esiste una regola nazionale
Anche in Germania il tema è entrato apertamente nel dibattito politico.
Nel luglio 2025 la ministra federale dell'Istruzione Karin Prien si era dichiarata disponibile a discutere un possibile limite alla percentuale di studenti con background migratorio nelle classi, citando ipotesi del 30 o 40% e invitando a studiare le esperienze degli altri Paesi.
Ma si trattava di un'ipotesi politica, non di una norma nazionale già esistente. Inoltre il sistema tedesco attribuisce ai Länder competenze fondamentali in materia scolastica, circostanza che rende particolarmente difficile introdurre dal livello federale un tetto uniforme per tutto il Paese.
Francia: l'attenzione è soprattutto sulla conoscenza della lingua
La Francia segue una strada differente.
Il sistema francese punta in particolare sull'inserimento degli studenti allofoni, cioè dei ragazzi appena arrivati che non possiedono ancora una conoscenza sufficiente del francese.
Gli studenti vengono normalmente iscritti nelle classi ordinarie, ma possono contemporaneamente usufruire delle UPE2A – Unités pédagogiques pour élèves allophones arrivants, nelle quali ricevono un insegnamento rafforzato del francese come seconda lingua.
L'obiettivo dichiarato dal Ministero dell'Istruzione francese è permettere allo studente di partecipare progressivamente e pienamente alla classe ordinaria, adattando l'intensità dell'insegnamento linguistico alle sue necessità.
È quindi un'impostazione basata principalmente sulle competenze linguistiche, più che sulla cittadinanza dello studente.
Il problema vero: evitare le concentrazioni
Dietro la discussione sulle percentuali c'è una questione concreta che interessa numerose città europee.
Quando alcune scuole raccolgono una quota molto elevata di famiglie immigrate mentre altre ne hanno pochissime, possono crearsi forti squilibri territoriali. Il rischio è che la scuola finisca per riprodurre la separazione già presente nei quartieri.
Ed è proprio questo uno degli argomenti utilizzati da Valditara, che ha dichiarato di voler evitare la formazione di “scuole ghetto” attraverso una distribuzione più equilibrata degli studenti.
Ma applicare concretamente un limite può diventare difficile soprattutto nei quartieri nei quali la popolazione scolastica con cittadinanza straniera è già molto elevata: se tutte le scuole vicine presentano percentuali superiori alla soglia stabilita, occorre decidere dove iscrivere gli studenti eccedenti e fino a quale distanza sia ragionevole spostarli.
Il nodo della lingua potrebbe essere ancora più importante della cittadinanza
Il confronto europeo suggerisce quindi una domanda fondamentale: è più utile contare gli studenti stranieri oppure individuare quanti studenti non possiedono ancora una conoscenza sufficiente della lingua utilizzata a scuola?
La differenza non è secondaria.
Uno studente di cittadinanza straniera nato e cresciuto in Italia potrebbe non determinare alcuna difficoltà linguistica aggiuntiva per una classe. Al contrario, una forte concentrazione di studenti appena arrivati e senza conoscenza dell'italiano può richiedere risorse didattiche specifiche.
La stessa normativa italiana più recente sembra riconoscere questa distinzione, perché collega alcuni interventi aggiuntivi proprio alla presenza di studenti neoarrivati privi delle competenze linguistiche necessarie.
Un problema europeo, soluzioni differenti
Il confronto mostra dunque che l'Italia non è l'unico Paese europeo a interrogarsi sulla concentrazione degli studenti provenienti dall'immigrazione, ma non esiste un modello europeo unico.
La Danimarca ha perseguito obiettivi di riequilibrio nella composizione delle scuole; in Germania è stata discussa apertamente l'ipotesi di quote; la Francia concentra maggiormente gli interventi sull'insegnamento linguistico e sull'inserimento progressivo degli studenti allofoni.
L'Italia parte invece da una situazione particolare: un riferimento del 30% esiste già dal 2010, accompagnato però da deroghe e flessibilità.
Per capire la reale portata dell'annuncio di Meloni bisognerà quindi attendere il testo che arriverà in Consiglio dei ministri. Saranno soprattutto tre elementi a fare la differenza: chi verrà considerato “studente straniero”, quali deroghe saranno consentite e come verrà applicato il limite nei territori nei quali superare il 30% è già una realtà demografica.
Sono questi aspetti, più della percentuale presa isolatamente, che permetteranno di capire se la nuova disciplina cambierà realmente la composizione delle classi italiane e in quale modo.
============================
Meloni annuncia una norma per limitare il numero degli studenti stranieri nelle classi. Il confronto tra Italia, Francia, Germania e Danimarca mostra regole e strategie differenti per integrazione, distribuzione degli alunni e apprendimento della lingua.
Nota: Ricerche effettuate con il supporto dell’intelligenza artificiale, sulla base di fonti istituzionali e nazionali, e sottoposte a verifica e revisione editoriale.
Alessandria Post: https://piercarlolava.blogspot.com/
Italian News Post: https://italianewspost.com/
Alessandria Post e Italia News Post propongono notizie, approfondimenti, cultura, attualità, politica, economia e società, con attenzione ai fatti locali, nazionali e internazionali.
Descrizione immagine: Elaborazione grafica della redazione di Alessandria Post dedicata al dibattito sul limite degli studenti stranieri nelle classi e al confronto tra i diversi modelli europei.
Commenti
Posta un commento
Grazie per il tuo commento torna a trovarci su Alessandria post