| Palazzo Rosso e una rappresentazione simbolica dell’operazione “Strade Sicure”, al centro del confronto politico nel Consiglio comunale di Alessandria. |
Durante il confronto sul DUP, l’opposizione chiede di valutare l’adesione a “Strade Sicure”, mentre la Giunta esprime parere contrario. Ma l’eventuale impiego dell’Esercito non può essere deciso autonomamente dal Comune.
di Pier Carlo Lava
La sicurezza torna al centro del confronto politico ad Alessandria. Dopo i recenti episodi di violenza avvenuti in città, il Consiglio comunale si è diviso sulla proposta di valutare l’impiego dei militari nell’ambito dell’operazione “Strade Sicure”.
Il dibattito si è sviluppato durante la seduta di lunedì 14 settembre, dedicata all’esame del Documento Unico di Programmazione. A presentare l’emendamento è stato Mattia Roggero, esponente della Lega, chiedendo all’Amministrazione comunale di verificare la possibilità di ottenere un presidio militare a sostegno delle forze dell’ordine.
È opportuno chiarire subito un punto: ad Alessandria non è stato deciso l’arrivo dell’Esercito. Il Consiglio ha discusso una proposta politica che, anche in caso di approvazione, dovrebbe essere sottoposta alle competenti autorità provinciali e nazionali.
L’opposizione: «Servono risposte concrete»
Secondo Roggero, gli episodi verificatisi durante il fine settimana dimostrerebbero la necessità di rafforzare il controllo del territorio. L’esponente leghista ha richiamato, tra gli altri problemi, la situazione dei giardini davanti alla stazione ferroviaria e la carenza di illuminazione segnalata in alcune serate.
Dalla minoranza sono arrivati anche gli interventi di Emanuele Locci, Davide Buzzi Langhi, Vincenzo Demarte, Ezio Castelli e Luigi Sfienti.
Le opposizioni sostengono che “Strade Sicure” potrebbe aumentare la presenza visibile dello Stato nelle aree considerate maggiormente problematiche, consentendo alle forze di polizia di concentrarsi sulle attività investigative e sugli interventi operativi.
Tra le zone indicate come particolarmente sensibili figurano i giardini della stazione e alcuni spazi del centro cittadino. Gli esponenti della minoranza hanno inoltre ricordato che il dispositivo militare è utilizzato anche in città amministrate dal centrosinistra.
La loro posizione può essere sintetizzata in una richiesta: verificare formalmente con Prefettura e Governo se esistano le condizioni per includere Alessandria nell’operazione.
La Giunta: «L’Esercito ha altri compiti»
Di segno opposto la posizione dell’assessore alla Sicurezza e alla Polizia locale Enrico Mazzoni, che ha espresso il parere contrario della Giunta. Secondo l’assessore, l’Esercito non rappresenterebbe lo strumento più adatto per affrontare i problemi ordinari di sicurezza urbana.
Anche Rita Rossa, capogruppo del Partito Democratico ed ex sindaca, ha contestato il riferimento alle iniziative assunte dalla sua Amministrazione nel 2016. Rossa ha precisato che allora non venne richiesto l’arrivo dei militari, ma un incremento del personale da mettere a disposizione delle forze dell’ordine, in una fase nella quale il Comune non poteva procedere a nuove assunzioni.
Lodovico Como, capogruppo della lista Abonante, ha definito la proposta una scelta legata alla campagna politica, sostenendo che la priorità dovrebbe essere il rafforzamento degli organici di Polizia e Carabinieri.
Una posizione simile è stata espressa da Massimo Arlenghi di Azione: la sicurezza, ha osservato, non dovrebbe essere considerata un argomento di destra o di sinistra, ma affrontata chiedendo al Ministero dell’Interno più personale specificamente formato per il controllo delle strade.
Che cosa prevede realmente “Strade Sicure”
L’operazione “Strade Sicure” è stata avviata nel 2008 e prevede l’impiego delle Forze armate in supporto alle forze di polizia.
Secondo i dati diffusi nell’agosto 2026 dall’Esercito Italiano, il dispositivo comprende circa 6.800 militari dislocati in 58 province, impegnati nella vigilanza di oltre mille siti e aree sensibili. Tra questi figurano stazioni ferroviarie, aeroporti, porti, sedi istituzionali e diplomatiche, luoghi di culto e infrastrutture considerate strategiche.
I militari possono presidiare obiettivi sensibili e partecipare a servizi di pattugliamento congiunto. Durante il servizio esercitano funzioni di agenti di pubblica sicurezza e possono procedere all’identificazione di persone e al controllo di mezzi nei limiti previsti dalla legge.
Gli eventuali accertamenti e gli atti di polizia giudiziaria restano però affidati alla Polizia di Stato e all’Arma dei Carabinieri. “Strade Sicure”, quindi, non sostituisce le forze dell’ordine e non può risolvere da sola problemi che richiedono indagini, prevenzione sociale, illuminazione, videosorveglianza e presidio continuativo dei quartieri.
La decisione non spetta soltanto al Comune
L’impiego dei militari non può essere disposto autonomamente dal sindaco o dal Consiglio comunale.
Il piano nazionale viene adottato dal Ministero dell’Interno, di concerto con il Ministero della Difesa, dopo il coinvolgimento degli organismi competenti per l’ordine e la sicurezza pubblica. Sul territorio, i militari vengono messi a disposizione dei prefetti, che ne definiscono l’impiego insieme alle altre autorità di pubblica sicurezza.
Il Comune può pertanto promuovere una richiesta, presentare una relazione sulle criticità della città e sollecitare un confronto con la Prefettura. L’inserimento di Alessandria nel dispositivo richiederebbe però una valutazione nazionale delle esigenze, delle risorse disponibili e degli obiettivi da presidiare.
Presenza militare o più forze dell’ordine?
Al di là dello scontro politico, il confronto pone una domanda concreta: per Alessandria sarebbe più efficace ottenere un presidio militare oppure aumentare stabilmente gli organici di Polizia, Carabinieri e Polizia locale?
La presenza dei militari potrebbe avere una funzione di deterrenza e rendere più visibile il controllo dello Stato in alcuni luoghi. Non risolverebbe tuttavia le carenze di personale investigativo, le esigenze di pronto intervento o le condizioni urbane che possono favorire degrado e insicurezza.
Prima di assumere una posizione definitiva sarebbe quindi utile disporre di dati aggiornati sugli episodi criminosi, sulle aree maggiormente interessate, sugli organici effettivamente disponibili e sui risultati delle misure già adottate.
La sicurezza dei cittadini merita risposte concrete e verificabili. Il dibattito sui militari può essere utile se accompagnato da un confronto trasparente sui problemi reali della città, sugli strumenti più adatti e sulle responsabilità delle diverse istituzioni.
Fonti di riferimento: RadioGold, Il Piccolo–AlessandriaNews, Alessandria Netweek, Ministero della Difesa ed Esercito Italiano.
GEO: Alessandria, provincia di Alessandria, Piemonte, Italia.
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Ad Alessandria maggioranza e opposizione si dividono sull’ipotesi di impiegare i militari di “Strade Sicure”: posizioni politiche, competenze istituzionali e reali funzioni dell’Esercito.
Descrizione: Immagine orizzontale dedicata al dibattito sull’eventuale impiego dei militari a supporto delle forze dell’ordine ad Alessandria. La presenza del personale in divisa è illustrativa e non documenta un effettivo presidio militare davanti al Comune.
Fonte e crediti: Elaborazione realizzata con intelligenza artificiale a partire da una fotografia del Palazzo Comunale di Alessandria fornita per la composizione. Immagine a scopo esclusivamente illustrativo.
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