Scuola e studenti stranieri, l’articolo 34 della Costituzione entra nel dibattito: le parole di Meloni e Mattarella
| Scuola, integrazione e Costituzione: il confronto sulle nuove ipotesi riguardanti la presenza degli studenti stranieri nelle classi. |
«La scuola è aperta a tutti». Sono appena cinque parole, quelle con cui comincia l'articolo 34 della Costituzione italiana, ma assumono un peso particolare proprio mentre nel Paese si apre il confronto sulla proposta annunciata dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni di stabilire per legge un numero massimo di studenti stranieri nelle classi. E acquistano ancora maggiore attualità dopo l'intervento del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, inaugurando ad Amatrice l'anno scolastico 2026/2027, ha richiamato esplicitamente proprio quell'articolo della Costituzione, parlando della scuola come strumento fondamentale di integrazione, capace di costruire legami e di evitare ghetti e barriere.
Pier Carlo Lava
Il tema è delicato perché coinvolge contemporaneamente integrazione, organizzazione scolastica, cittadinanza e diritti costituzionali. Ed è quindi opportuno partire dai fatti e dalle parole effettivamente pronunciate dai protagonisti.
La proposta annunciata da Giorgia Meloni
Il 20 settembre la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, intervenendo alla manifestazione Fenix di Gioventù Nazionale, ha annunciato l'arrivo in Consiglio dei ministri di un provvedimento destinato a introdurre per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe.
Meloni ha motivato l'iniziativa sostenendo che non debba accadere che in una classe siano i bambini italiani a sentirsi «in un angolo» perché diventati minoranza. Il provvedimento annunciato comprende inoltre altre misure riguardanti la scuola, tra cui l'obbligo di apprendimento dell'italiano per i genitori di studenti stranieri con gravi problemi di inserimento e il divieto di burqa e niqab negli istituti scolastici.
Secondo le informazioni disponibili al 21 settembre, il Governo sta lavorando affinché le norme possano arrivare al Consiglio dei ministri previsto per giovedì 24 settembre e il veicolo normativo dovrebbe essere un disegno di legge di iniziativa governativa. Il testo definitivo, tuttavia, non è ancora disponibile: qualsiasi valutazione giuridica puntuale dovrà quindi attendere la formulazione effettivamente approvata dal Governo e il successivo iter parlamentare.
Mattarella: «La scuola è aperta a tutti»
Ventiquattr'ore dopo, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ad Amatrice per l'inaugurazione dell'anno scolastico 2026/2027, ha dedicato una parte importante del proprio intervento proprio alla funzione inclusiva della scuola.
Il Capo dello Stato ha definito la scuola «la più efficace leva di integrazione» per chi proviene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia da genitori immigrati.
Poi il richiamo diretto alla Carta costituzionale:
«La scuola prepara tutti – “È aperta a tutti”: così dispone l'art. 34 della Costituzione».
Mattarella ha quindi spiegato che la scuola deve costruire legami, conquistare la fiducia delle famiglie e «aiutare a non formare ghetti, a non alzare barriere», contribuendo alla coesione sociale.
Parole particolarmente significative nel momento in cui il Paese discute proprio della presenza degli studenti stranieri nelle classi.
Va tuttavia fatta una precisazione fondamentale: Mattarella non ha citato Giorgia Meloni e non ha dichiarato che la proposta del Governo sia contraria alla Costituzione. Sarebbe quindi improprio presentare il suo intervento come una bocciatura formale del provvedimento annunciato dalla Presidente del Consiglio.
La coincidenza temporale e i temi affrontati rendono però inevitabile il confronto politico e culturale tra le due impostazioni.
Cosa dice davvero l'articolo 34
Il testo costituzionale è molto chiaro:
«La scuola è aperta a tutti».
L'articolo prosegue stabilendo l'obbligatorietà e la gratuità dell'istruzione inferiore e riconoscendo ai capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, il diritto di raggiungere i livelli più alti degli studi.
Quelle prime cinque parole hanno un significato fondamentale: l'accesso alla scuola non è riservato ai cittadini italiani.
Questo, tuttavia, non permette di concludere automaticamente che qualsiasi limite alla concentrazione degli studenti stranieri in una determinata classe sia incostituzionale. Una cosa è negare o ostacolare il diritto all'istruzione; altra cosa è organizzare la distribuzione degli studenti fra scuole e classi con l'obiettivo dichiarato di favorire l'integrazione.
Ed è precisamente su questa distinzione che dovrà essere valutata la futura norma.
Il problema esiste già: il precedente del 30 per cento
Il tema, inoltre, non nasce oggi. Da anni il sistema scolastico italiano dispone di indicazioni volte a evitare concentrazioni eccessive di studenti con cittadinanza non italiana nelle singole classi. Nel dibattito attuale viene infatti frequentemente richiamato il limite indicativo del 30 per cento, introdotto attraverso disposizioni ministeriali e accompagnato dalla possibilità di deroghe.
Il problema pratico emerge soprattutto nelle zone nelle quali la composizione demografica rende difficile rispettare matematicamente una determinata percentuale.
È la domanda sollevata anche dai dirigenti scolastici: che cosa accade se nel territorio servito da una scuola la presenza di famiglie straniere supera largamente il limite stabilito? Dove vengono iscritti gli studenti eccedenti? E quanto lontano dalla propria abitazione dovrebbero eventualmente frequentare la scuola?
Sono interrogativi che il futuro testo legislativo dovrà necessariamente affrontare.
“Stranieri” non significa necessariamente appena arrivati in Italia
Esiste poi una questione che rischia di essere nascosta dietro una semplice percentuale.
Molti degli studenti classificati come stranieri sono nati in Italia, hanno frequentato le scuole italiane fin dall'infanzia, parlano italiano e condividono quotidianamente esperienze e relazioni con i loro compagni.
Il criterio della cittadinanza, dunque, non coincide necessariamente con quello della conoscenza della lingua o con la difficoltà di integrazione scolastica.
Ed è proprio qui che una norma basata esclusivamente sulla percentuale potrebbe incontrare problemi applicativi: uno studente nato e cresciuto in Italia ma privo della cittadinanza dovrebbe essere conteggiato nello stesso modo di un ragazzo arrivato nel Paese da poche settimane senza conoscere l'italiano?
La risposta dipenderà dal testo che il Governo presenterà.
Due esigenze che devono trovare un equilibrio
Le ragioni sostenute dal Governo non possono essere liquidate senza discuterle. Classi nelle quali esistano forti difficoltà linguistiche possono rendere più complesso il lavoro degli insegnanti e rallentare alcuni processi di apprendimento. Evitare concentrazioni che possano trasformarsi in segregazione scolastica può quindi essere un obiettivo di politica educativa.
Allo stesso tempo, però, l'integrazione non può tradursi nella creazione di nuove separazioni.
È significativo che Mattarella abbia scelto proprio la parola “ghetti”: la scuola, secondo il Presidente della Repubblica, deve contribuire a non formarli e a non costruire barriere.
Il vero interrogativo diventa allora non semplicemente quanti studenti stranieri possano stare in una classe, ma quali strumenti siano realmente più efficaci per far funzionare classi sempre più eterogenee: insegnamento dell'italiano, mediatori culturali, sostegno agli insegnanti, collaborazione con le famiglie, distribuzione equilibrata degli studenti sul territorio e risorse adeguate.
Una questione costituzionale, prima ancora che politica
Il dibattito inevitabilmente dividerà maggioranza e opposizioni. Ma sarebbe riduttivo trasformarlo soltanto nell'ennesimo scontro tra partiti.
Al centro ci sono bambini e ragazzi.
E sopra le posizioni politiche rimane una frase scritta nella Costituzione della Repubblica:
«La scuola è aperta a tutti».
Spetterà al Parlamento discutere il provvedimento annunciato dal Governo e, se la legge dovesse successivamente essere sottoposta al vaglio della giustizia costituzionale, agli organi competenti valutarne la conformità alla Carta.
Nel frattempo le parole pronunciate da Mattarella ad Amatrice indicano un principio preciso: la scuola deve integrare, creare legami, evitare ghetti e barriere e produrre coesione sociale.
È probabilmente su questo terreno concreto che andrà misurata qualunque nuova norma: non soltanto sulla percentuale scritta in un testo legislativo, ma sulla sua capacità effettiva di garantire contemporaneamente integrazione, qualità dell'insegnamento e diritto all'istruzione per tutti.
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Fonti: Presidenza della Repubblica – Quirinale; Senato della Repubblica – Costituzione italiana, art. 34; ANSA e documentazione pubblica relativa alle dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e al dibattito sulla presenza degli studenti stranieri nelle classi.
Descrizione della ricerca: L’articolo analizza il dibattito sul possibile limite al numero di studenti stranieri nelle classi italiane, confrontando le dichiarazioni della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni con le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e con il principio sancito dall’articolo 34 della Costituzione: «La scuola è aperta a tutti».
GEO: Italia – Roma – Amatrice
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Immagine generata con I.A.
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