RISPOSTE CONCRETE SULLA SANITÀ E SUL SISTEMA SOCIO-SANITARIO PIEMONTESE
Dal futuro degli OSS al rafforzamento dei controlli, dalla crisi delle RSA al San Luigi di Orbassano e al futuro dell’Ospedale di Acqui Terme: la CSE Sanità porta al tavolo regionale le criticità di lavoratori e cittadini.
Nella giornata di Mercoledì 23 Settembre una delegazione della CSE Sanità è stata ricevuta dall’Assessore regionale alla Sanità Federico Riboldi, al quale abbiamo sottoposto una serie di questioni che riteniamo centrali per il futuro della sanità e del sistema socio-sanitario-assistenziale piemontese.
Il confronto è stato l’occasione per rappresentare alla Regione problematiche concrete segnalate dai lavoratori e dagli utenti, chiedendo non soltanto attenzione, ma soprattutto risposte, controlli e tempi certi. SISTEMA SOCIO-SANITARIO-ASSISTENZIALE: UNA CRISI CHE NON PUÒ ESSERE IGNORATA
Una parte significativa del confronto ha riguardato la situazione delle RSA e delle strutture socio-sanitarie e assistenziali, un settore che riteniamo attraversato da una vera e propria fase di tensione strutturale.
Abbiamo evidenziato come la carenza di personale qualificato, l'aumento del ricorso a figure prive della qualifica OSS e le difficoltà organizzative presenti in diverse strutture stiano creando problemi che non possono essere affrontati esclusivamente come emergenze contingenti.
A questo si aggiunge il tema delle rette a carico delle famiglie, ormai in molti casi particolarmente elevate, a fronte delle quali è necessario interrogarsi sulla qualità dell'assistenza, sulle condizioni di lavoro e sull'effettivo impiego delle risorse destinate al sistema.
Per CSE Sanità è quindi necessario aprire una riflessione complessiva sul modello socio-sanitario piemontese.
UN TAVOLO DI CRISI PERMANENTE
Per questo abbiamo chiesto alla Regione l'apertura di un tavolo permanente di crisi sul sistema sociosanitario-assistenziale piemontese, che consenta di affrontare in maniera strutturale le criticità del comparto. Riteniamo necessario mettere attorno allo stesso tavolo istituzioni, rappresentanze dei lavoratori e soggetti interessati, per monitorare l'andamento del settore e individuare soluzioni condivise su:
• carenza di personale;
• qualità e continuità assistenziale;
• condizioni di lavoro;
• applicazione dei contratti;
• formazione e qualificazione degli operatori;
• sostenibilità economica delle strutture;
• costi sostenuti dalle famiglie;
• standard assistenziali e tutela degli utenti.
La crisi del sistema socio-sanitario non può essere affrontata ogni volta come un'emergenza isolata: serve una sede permanente di confronto e monitoraggio.
OSS SENZA QUALIFICA: SERVONO CONTROLLI E CHIAREZZA SUL FUTURO
Abbiamo chiesto inoltre chiarimenti sulla possibilità di prorogare, oltre il 31 dicembre 2026, l'utilizzo nelle strutture socio-assistenziali di personale privo dell'attestato OSS, previsto dalla disciplina regionale come misura temporanea ed emergenziale.
Come CSE Sanità abbiamo ribadito le criticità già segnalate formalmente in precedenza: una misura nata per fronteggiare una situazione straordinaria non può trasformarsi in una modalità ordinaria di organizzazione del lavoro.
Abbiamo rappresentato alla Regione il rischio che, in alcune realtà, personale non qualificato venga utilizzato in sostituzione di operatori qualificati, anche attraverso inquadramenti contrattuali inferiori, con conseguenze sia sulle condizioni di lavoro sia sulla qualità dell'assistenza.
A questo si aggiunge la progressiva fuoriuscita di personale OSS dal settore privato accreditato verso il Servizio Sanitario Regionale, a seguito dei concorsi recentemente conclusi.
Abbiamo quindi chiesto quale sia la strategia regionale per il futuro del comparto e, soprattutto, se la disciplina emergenziale terminerà effettivamente alla fine del 2026 o se siano allo studio ulteriori proroghe. L'Assessore ha riferito che la Regione intende coordinarsi con gli organismi competenti per rafforzare i controlli e le verifiche sull'utilizzo di queste figure.
Per CSE Sanità il tema rimane prioritario: la carenza di personale non può diventare una giustificazione per abbassare il livello di qualificazione richiesto per garantire l'assistenza.
RAFFORZARE I SERVIZI ISPETTIVI
Proprio in relazione alle criticità del comparto abbiamo chiesto anche un rafforzamento dei servizi ispettivi e di vigilanza sul sistema socio-sanitario-assistenziale.
Riteniamo infatti necessario che le regole vengano verificate concretamente e in modo uniforme sul territorio regionale, attraverso controlli adeguati sulle condizioni di lavoro, sull'impiego del personale, sul rispetto degli standard assistenziali e sull'organizzazione delle strutture.
Non è sufficiente stabilire le regole: bisogna anche verificare che vengano rispettate.
ASSISTENTE INFERMIERISTICO: UN PERCORSO ANCORA DA DEFINIRE
Abbiamo chiesto aggiornamenti anche sulla figura dell'assistente infermieristico.
La Regione ha comunicato di aver aderito all'avvio del percorso formativo, che dovrà essere uniformato rispetto a quanto previsto nelle altre Regioni.
Il percorso è tuttavia ancora lungo e restano diversi passaggi prima di arrivare alla concreta applicazione della nuova figura.
Come CSE Sanità riteniamo fondamentale che l'introduzione dell'assistente infermieristico avvenga attraverso formazione adeguata, competenze definite e piena chiarezza sulle responsabilità, evitando sovrapposizioni con gli altri profili professionali.
EX LAVORATORI DELLA CASA DI RIPOSO CITTÀ DI ASTI
Abbiamo portato all'attenzione dell'Assessore anche la situazione degli ex lavoratori della Casa di Riposo Città di Asti, con particolare riferimento alla problematica del buco contributivo che interessa alcuni lavoratori. Pur non essendo la Regione il soggetto direttamente responsabile della vicenda, abbiamo chiesto che la situazione venga approfondita per verificare se sia possibile individuare un percorso istituzionale di supporto.
L'Assessore ha preso atto della questione e si è riservato di approfondirla.
SAN LUIGI DI ORBASSANO: SERVONO RISPOSTE PER I LAVORATORI
Altro tema affrontato è stato quello dei lavoratori dell'AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano, interessati dalla chiusura della cucina e successivamente impiegati in attività di carattere amministrativo.
Abbiamo chiesto chiarezza rispetto alla situazione organizzativa e al riconoscimento delle attività effettivamente svolte.
Secondo quanto riferito, l'Azienda ha presentato un piano del fabbisogno di personale al rialzo, mentre l'indirizzo regionale per l'anno in corso è orientato a una riduzione del fabbisogno.
La Regione è quindi impegnata nell'individuazione di una soluzione e, secondo quanto riferito durante l'incontro, la questione dovrebbe trovare una definizione entro la fine dell'anno.
Come CSE Sanità continueremo a seguire la vicenda affinché i lavoratori ricevano risposte chiare. OSPEDALE DI ACQUI TERME: SUL FUTURO DEL PRESIDIO NON PUÒ CALARE IL SILENZIO
Particolare attenzione è stata dedicata all'Ospedale di Acqui Terme, sul cui futuro abbiamo già presentato specifiche richieste di chiarimento alle istituzioni competenti.
Il quadro delineato dal Piano Socio-Sanitario Regionale pone il presidio di Acqui Terme all'interno di un percorso che dovrebbe portare al suo inserimento nel sistema dell'IRCCS di Alessandria.
Proprio per questo riteniamo ancora più necessario conoscere quali siano concretamente i tempi, le modalità e le ricadute organizzative di questo percorso.
Ad oggi, tuttavia, registriamo quello che riteniamo un silenzio non più accettabile da parte dell'ASL AL rispetto alle legittime richieste di chiarimento già avanzate dalla nostra organizzazione.
Abbiamo quindi nuovamente sottoposto la questione all'Assessore, chiedendo che venga fatta chiarezza sul futuro del presidio, sull'organizzazione dei servizi, sul personale e sulle prospettive dell'Ospedale di Acqui Terme nel nuovo assetto della sanità provinciale.
I lavoratori e i cittadini del territorio hanno diritto di sapere quale sarà il futuro del proprio ospedale. CSE Sanità continuerà pertanto a chiedere risposte formali e puntuali, perché una riorganizzazione di questa portata non può essere accompagnata dal silenzio delle istituzioni.
DAL CONFRONTO ALLE RISPOSTE
L'incontro con l'Assessore ha consentito di portare direttamente al livello regionale una serie di questioni che riguardano lavoratori, servizi e cittadini.
Abbiamo apprezzato la disponibilità al confronto e l'impegno ad approfondire le diverse problematiche, ma per CSE Sanità il confronto istituzionale acquista valore soltanto se agli impegni seguono atti concreti, risposte verificabili e tempi definiti.
Per questo continueremo a monitorare gli sviluppi e a sollecitare la Regione e gli enti competenti sui singoli dossier.
La CSE Sanità continuerà a fare la propria parte: nei luoghi di lavoro, nei territori e ai tavoli istituzionali, senza rinunciare alla propria autonomia e alla tutela concreta di lavoratori e utenti. Senza padrini e senza padroni.
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