Oltre il genere: perché da donna ho deciso di parlare di narcisismo al maschile di Giuseppina De Biase



Esiste un silenzio assordante che circonda il mondo del narcisismo patologico, ed è quello che colpisce gli uomini. Spesso le persone ma anche le istituzioni  quando parlano  di narcisismo si  tende a parlare della vittima  esclusivamente al femminile. Tuttavia, da donna, sento l'urgente necessità di accendere un faro su una realtà altrettanto dolorosa e troppo spesso ignorata: gli uomini vittime di abuso emotivo e partner narcisiste.
Riconoscere questo fenomeno non significa sminuire la sofferenza delle donne, ma ampliare lo sguardo verso una forma di violenza psicologica che non conosce genere.
Se per una donna è difficile denunciare una relazione manipolatoria, per un uomo lo è ancora di più. Gli stereotipi culturali impongono all'uomo di essere forte e non essere sopraffatto da una donna.
Quando un uomo si ritrova intrappolato nella rete di una partner manipolatrice, sperimenta una vergogna raddoppiata: 
Il timore di non essere creduto o di essere deriso e la paura di essere etichettato come "debole" o "poco uomo".
Le dinamiche della manipolazione narcisistica seguono un copione identico in ogni dinamica relazionale sia se la vittima è una  donna o un uomo. 
Tutto inizia quasi sempre con il love bombing, ovvero un vero e proprio "bombardamento d'amore". In questa fase iniziale, il soggetto manipolatore travolge il partner con attenzioni straordinarie, complimenti esagerati e promesse grandiose sul futuro. Lo scopo è creare una dipendenza affettiva immediata, spingendo la vittima ad abbassare ogni difesa emotiva.
Una volta  cementato il legame, lo scenario cambia radicalmente ed entra in gioco il gaslighting, una delle forme più crudeli di manipolazione della realtà. Chi manipola inizia a mentire spudoratamente e a negare l'evidenza dei fatti, pronunciando frasi come "Non l'ho mai detto", "Ti inventi le cose" o "Sei pazzo o sei pazza". Questo comportamento continuativo porta il partner a dubitare della propria memoria, della propria percezione e persino della sua salute mentale, distruggendo progressivamente la sua autostima.
Ascoltare queste storie invisibili significa capire che la vulnerabilità non ha sesso. 
Un uomo schiacciato da queste dinamiche prova lo stesso identico senso di smarrimento, vuoto e perdita di identità di qualsiasi altra vittima. Dopo la fase di svalutazione, infatti, arriva quasi sempre il cosiddetto scarto: l'abbandono improvviso e crudele non appena la vittima è emotivamente svuotata e non serve più a nutrire l'ego narcisista del partner.
È fondamentale comprendere che la fine di una relazione di questo tipo non si traduce in un comune dolore da separazione. Oggi la psicologia clinica riconosce in chi riesce a uscire da queste dinamiche lo status di sopravvissuto, descrivendo le conseguenze psicologiche come una vera e propria Sindrome da Abuso Narcisistico o sindrome della vittima di narcisismo.
La ricerca scientifica assimila gli effetti di questo abuso a un vero e proprio trauma, catalogabile come Disturbo da stress post-narcisistico o, nei casi più prolungati, come Disturbo post-traumatico da stress complesso. Quest'ultimo viene definito "complesso" proprio perché si sviluppa a causa di traumi ripetuti nel tempo, nascosti e continui. Quando un uomo vive questo trauma, si trova a fare i conti con sintomi profondi come ricordi persistenti e ossessivi dell'esperienza vissuta, ansia generalizzata,  un costante stato di allerta psicofisica e 
cortocircuiti mentali che portano la vittima a ricordare con nostalgia la fase iniziale del rapporto, non riuscendo a rassegnarsi alla successiva crudeltà della situazione.
Per un uomo, dare un nome clinico a ciò che ha vissuto è il primo, fondamentale passo verso la validazione del proprio dolore. Capire che si tratta di una sindrome riconosciuta dagli esperti permette di spogliarsi del senso di colpa e della vergogna di "essere stato debole", avviando un percorso di guarigione mirato alla ricostruzione della propria identità.
Perché è un dovere di Tutti rompere il Silenzio?
Come donna, promuovere la consapevolezza sul narcisismo subito dagli uomini è un atto di profonda giustizia sociale. Significa  scardinare quegli stessi stereotipi di genere che danneggiano tutti, uomini e donne.
L'abuso emotivo lascia ferite invisibili ma profondissime. Solo creando uno spazio di ascolto privo di giudizio, in cui anche un uomo possa dire "sono stato manipolato" senza vergognarsi, potremo iniziare a curare questa piaga sociale nella sua interezza. 
La manipolazione svuota l'identità lasciando lo stesso identico vuoto, che a subire sia un uomo o una donna. Riconoscerlo significa capire che il diritto di soffrire e di essere salvati appartiene all'essere umano, non al suo genere.

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