Ci sono persone che continuano ad accompagnarci anche quando non sono più accanto a noi. Restano in una voce che improvvisamente ricordiamo, in un gesto diventato nostro, in una frase, in un modo di guardare il mondo. Marguerite Yourcenar riesce a racchiudere questa esperienza universale in pochi versi di straordinaria intensità: l’altro può ignorarlo per sempre, eppure qualcosa della sua anima continua a vivere in chi lo ha amato.
Pier Carlo Lava
«Non saprai mai che porto la tua animacome una luce d’oro che rischiara i passi;che un po’ della tua voce suona nel mio canto.»
Sono versi attribuiti correttamente a Marguerite Yourcenar e riconducibili alla poesia Vous ne saurez jamais, appartenente alla sua produzione poetica raccolta in Les Charités d’Alcippe (I doni di Alcippe).
Vale però la pena fare una precisazione bibliografica rispetto a quanto talvolta si legge online: Les Charités d’Alcippeapparve in una prima edizione a Liegi nel 1956, in una tiratura estremamente limitata; nel 1984 Gallimard pubblicò un'edizione riveduta e ampliata. La raccolta comprende testi composti in periodi differenti della vita della scrittrice.
Un amore che non ha bisogno di essere conosciuto
Il titolo stesso, Vous ne saurez jamais — “Non saprai mai” — contiene la chiave emotiva della poesia.
Non c'è una richiesta rivolta alla persona amata. Non c'è neppure la necessità che l'altro sappia.
Ed è forse proprio questo a rendere questi versi così potenti.
Esistono sentimenti che non hanno bisogno di essere restituiti per continuare a esistere. Ci sono persone che attraversano la nostra vita e lasciano qualcosa che il tempo non riesce completamente a cancellare.
Yourcenar trasforma questa permanenza in un'immagine luminosa: l'anima dell'altro diventa qualcosa che accompagna il cammino.
Non un peso da trascinare, ma una luce.
“Come una luce d’oro che rischiara i passi”
È probabilmente l'immagine più bella del passaggio.
Portare con sé qualcuno potrebbe suggerire nostalgia, dolore, impossibilità di separarsi dal passato. Yourcenar capovolge questa prospettiva: ciò che rimane dell'altro può diventare una presenza capace di illuminare.
Chi abbiamo amato modifica inevitabilmente qualcosa di noi.
A volte impariamo parole che prima non usavamo. Acquistiamo abitudini che appartenevano all'altro. Cambiamo gusti, pensieri, persino piccoli gesti quotidiani.
E spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto.
La memoria, allora, non consiste soltanto nel ricordare una persona. Può significare continuare inconsapevolmente a portarne qualcosa dentro di sé.
“Un po’ della tua voce suona nel mio canto”
Il terzo verso porta questa idea ancora più lontano.
La voce della persona amata è entrata nel canto di chi parla.
È una metafora bellissima dell'influenza che gli esseri umani esercitano gli uni sugli altri. Nessuno attraversa veramente la vita da solo: siamo anche il risultato degli incontri che abbiamo fatto.
Dentro le nostre parole possono sopravvivere quelle di un genitore, di una persona amata, di un amico, di un maestro.
A volte perfino di qualcuno incontrato soltanto per un breve periodo.
La voce dell'altro diventa parte della nostra voce.
E forse è questa una delle forme più profonde della memoria.
Yourcenar prima della grande narratrice
Quando si pronuncia il nome di Marguerite Yourcenar, il pensiero corre quasi inevitabilmente a Memorie di Adriano e a L'opera al nero. Eppure la poesia occupa un posto importante nel suo percorso letterario.
Treccani ricorda infatti che Yourcenar esordì come autrice proprio nella poesia, con Le Jardin des chimères nel 1921 e Les dieux ne sont pas morts nel 1922, prima delle opere narrative che l'avrebbero resa celebre in tutto il mondo.
Les Charités d’Alcippe costituisce una testimonianza particolarmente interessante di questo versante meno conosciuto della sua produzione. Gallimard descrive l'edizione definitiva come una raccolta di 55 componimenti scritti fra il 1929 e il 1963, nei quali ricorrono forme poetiche regolari e l'interesse dell'autrice per l'antichità greca, il Rinascimento italiano e il proprio tempo.
Anche la storia editoriale del libro è singolare. La prima edizione del 1956 fu stampata in appena 430 copie e gran parte della tiratura venne ritirata per la presenza di errori tipografici. Solo molti anni dopo la raccolta sarebbe arrivata a una diffusione più ampia nell'edizione Gallimard del 1984.
Il ricordo non è soltanto memoria
Ma questi versi possono essere letti anche senza conoscere tutto questo.
Ed è probabilmente la prova più evidente della loro forza.
Parlano immediatamente a chiunque abbia sperimentato l'assenza.
Pensiamo normalmente al ricordo come a qualcosa che appartiene al passato. Yourcenar suggerisce invece qualcosa di diverso: una persona può continuare a produrre effetti nel nostro presente.
Se una sua parola ritorna nella nostra voce, se un suo insegnamento modifica ancora una nostra decisione, se un suo gesto vive nei nostri gesti, quella persona appartiene certamente alla memoria, ma continua anche ad agire nel presente.
Non fisicamente.
Non materialmente.
Ma attraverso ciò che ha lasciato.
Quando qualcuno continua a vivere dentro di noi
È questa, forse, la ragione per cui poche righe possono emozionare anche un lettore che incontra Yourcenar per la prima volta.
Ognuno può mettere un nome dietro quel “tu”.
Può essere un amore perduto. Una madre o un padre. Un compagno di vita. Un amico. Qualcuno che è morto oppure semplicemente una persona dalla quale la vita ci ha separato.
La poesia non impone una storia precisa e proprio per questo diventa universale.
C'è poi qualcosa di profondamente umano nelle parole “non saprai mai”.
Quante persone non sapranno mai quanto sono state importanti per noi?
Quante non sapranno che una loro frase ci ha accompagnato per decenni?
Quante hanno lasciato un segno senza essersene mai accorte?
Forse amare significa anche questo: custodire qualcosa dell'altro senza pretendere che l'altro sappia di essere custodito.
E allora quei tre versi assumono un significato ancora più grande.
Portiamo dentro di noi molte più persone di quanto immaginiamo.
Alcune diventano ricordo.
Altre diventano parte di ciò che siamo.
E qualcuna, come scrive poeticamente Marguerite Yourcenar, diventa una luce d'oro che continua a rischiarci i passi.
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Marguerite Yourcenar e la poesia Vous ne saurez jamais: un viaggio nei versi di “Non saprai mai che porto la tua anima”, tra amore, memoria, assenza e quella parte delle persone amate che continua a vivere dentro di noi.
GEO: Francia – Europa.
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